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mercoledì 17 settembre 2008

La Battaglia di Susy. Capitolo Cinque (Seconda Parte)

Sabato notte, un'ora imprecisata.
I titoli di coda scorrevano lenti sul piccolo televisore.
Qualcuno dormiva beato sdraiato a terra, sommerso da lattine di birra vuote, cuscini e cicche di sigaretta.
Linda e il Ghiro tentavano inutilmente di rimettere a posto lo schifo che l'allegra combriccola era stata capace di produrre in circa dodici ore di video-lobotomizzazione.
Bea, che s'era ripresa dalla sbronza, chiacchierava mentre cercava il cappotto di qualcuno che stava andando a casa.
O a fare colazione.
"Chi vuole i cornetti caldi?"
"Non so, fate voi!"
"Allora cornetti per tutti!"
Susy affondava la ricciuta testolina rossa sulla spalla di Alex che, si capiva, cominciava a sentirla sempre più pesante. Era il sonno, quel Morfeo che tutti sogniamo quando ti ritrovi su un divano, nel caos, a un'ora imprecisata della notte...
"Alex... ho sonno."
"Lo vedo, bambolina."
"O vai a casa e ti prendi il tuo cappotto di là, oppure mi lasci dormire."
"Ok."
"Ok cosa?"
Lampo.
Poi tuono.
"Ti porto a dormire e vado a casa."
Susy aprì piano gli occhi addormentati di alchool. "Tu sei tutto scemo!"
Con uno scatto felino, come un gatto spaventato da un forte rumore, Susy si alzò in piedi veloce e lo prese per mano.
"Il cappotto sta in camera mia. Te lo porto."
"Eh no, bambolina. Ho detto, ti porto a dormire e vado a casa. Quindi adesso ti porto a letto."
Lampo.
Poi tuono.
Susy guardò Alex di sbiego, cercando di guardare oltre quello strano disco colorato che le si parava davanti e non ne voleva sapere di andar via.
Era un tipo strano, l'aveva sempre pensato. Non uno di quelli che ti metti a descrivere alle amiche, alla mamma... No, vabe' alla mamma no...
Era uno che forse forse passava inosservato, eccezion fatta per quella maglietta dei Clash che portava così spesso. 'Chissà, forse ne ha comprato uno stock. Oppure è del padre, tipo una roba originale, di un concerto... Oppure... Potrei chiederglielo... Ma anche no!'
Susy ignorò per un istante le stupide idee che gli balenavano in mente, scivolando dalla testa ai ricci rossi, scompigliati da uno strano vento che sembrava aver invaso tutta la casa. 'Una finestra aperta. Il bagno forse... Sì, sicuramente il bagno, Bea ha vomitato, quindi...'
All'improvviso si sentì sollevare.
Alex l'aveva presa in braccio, la portava in camera.
Un lampo, l'immagine del cappotto posato da qualche parte... Buffo, era solo un'immagine, perchè in realtà Susy non ricordava affatto com'era fatto quel cappotto...
Rise.
Lampo.
Poi tuono.
La porta dell'ingresso era aperta mentre qualcuno portava fuori sacchi di spazzatura, faceva vento nella sala perchè la finestra era spalancata e una foglia secca era sgusciata dentro come un pensiero fugace. Il bagno non c'entrava per niente.
Alex stava in piedi vicino al letto grande di Susy; lei parlottava a occhi chiusi.
"Il cappotto sta là. Non lo so dove, ma c'è."
"Adesso lo cerco io, te dormi che è tardi."
"Non è tardi."
"Si. Saranno almeno le sei."
"Allora non è tardi. E' mattina presto."
"Punti di vista, comunque ho trovato il cappotto."
"Bene. Però adesso mi passi la coperta?"
"Non c'è."
"Si. Vedi nel cesto. Quello vicino la scrivania."
Quella coperta fondamentale, avrebbe avvolto Susy in un caldo torpore, trattenendo il calore e il momento. 'Eccolo', pensò. 'è questo il momento...'
Susy non era convinta, ma il sonno, i film e sopratutto la tequila le gridavano di smetterla di fare inutili domande, le dicevano a gran voce e in un unico coro che doveva lasciarsi portare da quel vento... Susy si rigirò nel letto, con la coda dell'occhio vedeva Alex, sfocato, come se si allontanasse. Provò uno strano senso di malinconia. Strano, incredibile forse, ma si stava addormentando e l'idea che Alex fosse lì con lei non le dava affatto fastidio.
All'improvviso un sinistro ululato sembrò risvegliarla per magia.
O per paura.
Susy alzò leggermente la testolina riccioluta.
Alex si voltò, immobile a metà strada tra un letto e una coperta, scelta difficile.
Una foglia scricchiolando era sgattaiolata dentro, poi SBAM!
La porta della stanza di Susy si chiuse forte.
Lampo.
E poi... Tuono.

venerdì 11 luglio 2008

La Battaglia di Susy. Capitolo Cinque (Prima Parte)

Sabato, ore 01.30

"Allora, hai deciso o no...?"
"Deciso cosa?"
"Lo sai benissimo cosa..."
"Ah, intendi quello... Bhe, vediamo come va..."
"Piccola, non esiste vediamo come va. Vediamo come va tu lo senti dire a un medico che ricuce un buco, a uno che mette le corna alla moglie e cerca di non farla incazzare troppo quando lei lo scopre... Qui non si tratta affatto di questo, e tu lo sai."
"Perché te la prendi tanto? Insomma, in fondo sono solo fatti miei..."
"Eh no, bella mia. Sono decisioni serie quelle di stasera... Non esiste nessun vediamo come va, e lo sai perchè?"
"No, sentiamo che dice il saggio della montagna, avanti..."
"Ehi, che fai sfotti? Perché se non ti interessano i miei consigli puoi anche arrangiarti.."
"Avanti, dai che poi qui ho fatto..."
"Be', non esiste che dici vediamo come va, perché sei tu che decidi come va, sei tu che hai deciso di suicidarti e sei sempre tu che deciderai dove e come, anche se io il perché non lo comprenderò mai... Capito, piccola?"
"Io non voglio suicidarmi."

L'ascensore era rotto come sempre, o forse era stato il carico di birre ad averlo sfondato, comunque era irrilevante. Quelle scale erano come un mantra, uguali, infinite, sfinenti... Susy le saliva senza accorgersene, guardava l'ora e pian piano che le lancette ticchettavano nel loro microcosmo, era sempre più chiaro nella sua mente che il momento era arrivato... "Chissà che penserà..." si domandò pensando ad Alex, seduto lì ad aspettarla... Ad aspettare un nuovo film, altra birra, altri pop corn...

"Susy, dai che mettiamo Arancia. Sbrigati è il film che hai scelto tu."
"Eccomi eccomi, oh il distributore mi ha fregato i soldi, quindi niente resto!"
Eccolo lì, Alex, si capiva che cercava di non farsi vedere mentre la fissava inmpensierito...
"Allora, Alex" gli disse sorridendo, "Visto? Ti ho pensato e anche se è un classico... l'ho scelto comunque."
"Be', che ti devo dire? Lo adoro. Lo sai."
"Si, lo so."
"Oh fatela finita che comincia e qua Bea non l'ha mai visto!"
"Voi intanto iniziate, io vado a prendere da bere."
"Ti dò una mano."Alex s'era alzato svelto come un gatto e aveva seguito Susy in cucina.
Dal bagno arrivava un odore di vomito fresco.
Chiuse la porta.

...

"Finita, cazzo!"
"Eh già..."
"Perché?"
"Perchè l'abbiamo bevuta tutta..."
"Non sai essere più creativo...?"
"..."
"Allora?"
"è finita perché così accade a tutte le brave bottiglie di tequila, prima o poi..."
"Mmmm, secondo me non è finita, se n'è andata... ha deciso che era tardi e che doveva tornare a casa..."
"Messico?"
"Non lo so, dici che è messicana la tequila?"
"Bho, mi sa... Perché il sakè è giapponese, no!?"
"Ma che c'entra il sakè? Stiamo parlando della fottuta tequila."
"Già..."
"Che c'è?"
"Vuoi sapere che penso?"
"Sì..."
"Secondo me se n'è andata per lasciarci soli."
"Okay, ma adesso che facciamo?"
"Parliamo se vuoi. Sennò andiamo a vedere Alex bello..."
"Alexbello non mi va di vederlo, te l'ho detto."
"Pensi che io sia un idiota?"
"Perchè cazzo mi chiedi queste puttanate?"
"Non so, la tua amica, quella di prima, mi guardava strano..."
"Pat?"
"Non so come si chiama, ma mi guardava strano quando siete tornate... Ah, che scemo, vero?!"
"Se lo dici tu..."
"Tu... Tu gli hai raccontato di Baudelaire, vero?"
"Tutti sanno quella storia. E comunque, che c'entra, adesso? Voglio dire, siamo qui, in cucina col culo per terra, le birre non si sa se ci sono, la luce è fulminata, la tequila è finita e i surgelati del frigo se continuiamo a tenerlo aperto per rollarci le sigarette va a finire che si alzano e se ne vanno... E tu che fai? Mi tiri fuori Baudelaire? Sei incredibile...!"
"Non capisco mai quando scherzi e quando sei seria..."
"Oddio, devo essere irritante, cavolo, sono una persona irritante!"
"Per niente. Sei incredibile."
"Ecco, lo sapevo."
"Cosa? Cos'è che sapevi?"
"Lo sapevo, sei uno di quelli che fa i complimenti o i commenti senza sbottonarsi, non dici mai cosa provi..."
"Ma non è vero. Ho detto che sei incredibile, mi pare bella come cosa! E poi, non l'hai appena usato anche tu?"
"Senti, è troppo facile accusarmi, e comunque c'è una grande differenza tra me e te..."
"Ah sì?"
"Sì."
"E quale sarebbe?"
"Ora non scocciarmi, tu e i tuoi commenti fraintendibili..."
"Fra-che?"
"Lascia stare..."
"Susy?"
"Seee?..."
"Sei ubriaca...?"
"Ecco, questo è uno stramaledetto complimento..."
"Sì, sei ubriaca."
"Meraviglioso. è una sensazione mitica, non trovi? Ti senti galleggiare come un palloncino e nello stesso tempo stai tranquillo, perché non pensi a niente, proprio a niente... Comunque, io sono lucidissima."
"Dai, andiamo a vedere Arancia... Forse facciamo ancora in tempo."
"Ma quanto ci abbiamo messo a scolarci la tequila?"
"Non so, ma credo ne sia caduta un pò per terra quando hai allungato il piede..."
"... Okay, andiamo, ma sia chiaro, io voglio vedere il film!"
"Ma non avevi detto-"
"Film!"
"Sì padrona!"
Susy guardò Alex sorriderle nel buio, la luce del frigo mandava un giallore pallido e freddo sul pavimento mattonato... La bottiglia di tequila era lì, davanti al frigo, in mezzo a tovaglioli e bicchieri da caffè di plastica.
Non aveva fatto cadere la bottiglia, semplicemente, quando aveva proposto di farla bum-bum, la tequila era esplosa dai bicchierini di plastica accartocciati e lei e Alex avevano riso come matti per una stupidaggine.
Doveva alzarsi, doveva fingere che la cosa non cominciasse a piacerle sul serio...
O così, o sarebbe stato come quella volta, da piccola, quando camminando in montagna aveva deciso che ce la faceva, che sì, ce la faceva a trovare la strada e invece era scivolata nel fango e nell'erba grassa e aveva avuto paura, mentre gli alberi sfrecciavano dal pendio... "Già...", pensò Susy, "Però cavolo... è stato comunque uno spasso!"
"Alex, aspetta... Aiutami a raccogliere i bicchierini e poi andiamo."
"Lasciali, sarà la traccia di questa serata!"
Susy si alzò, andò verso la luce del corridoio, poi, distrattamente, si voltò a guardare le sagome piccole e accartoccaite dei bicchieri davanti al frigo ancora aperto...

giovedì 12 giugno 2008

La Battaglia di Susy. Capitolo Quattro (Seconda Parte)

Ore 18.00

"Linda, datti una mossa... Dio, non so perchè ti accompagno"
Susy prese le chiavi, un pacchetto di vigorsol, quelle classiche che le altre non si sa se sono gomme o astronavi, e le ficcò in borsa.
Linda era lì che si sistemava quei capelli scomposti che dalla mattina non volevano abbandonarla...
"Arrivo, ho fatto! Cazzo quanto caffè hai bevuto oggi?"
"Caffè? Che c'entra il caffè? Dai, siamo già in ritardo..."
"Ma va, lo Scacco comunque è qua dietro..."
"Non è questo il punto..."
"E quale sarebbe? Sentiamo."
"Niente... Siamo in ritardo. Stop."

...

Un'ora e mezza prima...

Pat stava seduta sul muretto sotto casa di Linda e Susy, fumava una sigaretta arrotolata, ma il tabacco non sbucava fuori, lei le sigarette le girava bene.
Susy si fermò un secondo a spiare l'amica da dietro la grata del portone, Pat aveva sempre un'aria stralunata ma decisa. Lei era una tosta, lo dicevano tutti, e Susy, anche solo per questo, ci credeva davvero.
"Ehi, che fai?" Pat l'aveva intravista...
"Eccomi..."
"Finalmente, ma tu alle sei non devi andare all'appuntamento?"
"Non è un appuntamento..."
"Mmm. Ma te comunque alle sei devi andare allo Scacco, giusto?"
"Sì."
"E devi vederti con Alex per prendere la giacca di Linda, giusto?"
"La giacca non è di Linda. La giacca è tua."
"Io non ho una giacca..."
"No, infatti. Non cell'hai perché ce l'ha Linda."
"...."
"Non è un appuntamento."
Pat la guardò con un'occhiata rapida, felina, poi, sorniona e baldanzosa come lo Stregatto, le fece:
"Racconta..."
"Be', è stato strano, l'altra sera con Alex... lo sai com'è!"
"Non sono fisionomista."
"Non dicevo quello..."
"Ehi, sorella, non ho mica uno scanner al posto degli occhi!Fammi il favore, e continua la cazzo di storia!"
"Quando la smetterai di fare la dura? Guarda che lo so che ti commuovi quando guardi Via col Vento..."
"Via col Vento non si tocca... è un classico, i classici sono sacri."
"Sarà..."
"Racconta, sorella..."
"Uff... insomma, abbiamo parlato poco, be', è stata colpa mia. Ero stanca, avevo bevuto, e poi quando lui ha attaccato bottone per primo, non sapevo che pensare e m'è uscita questa cosa della mezzora di tempo... Merda, sembravo uno di quegli avvocati..."
"Quali avvocati? che cazzo c'entrano adesso gli avvocati?..."
"Niente,lascia stare."
"Scusa. Continua"
E Susy continuò, dicendo che c'era stato qualcosa di strano e magico, e Pat rispose che la magia non esisteva e così finirono a parlare di Harry Potter e delle ragazzine che fanno i cerchi magici per farsi passare i dolori del ciclo...
Adesso erano sdraiate su un prato in un parco vicino casa di Susy, l'erba solleticava le guance e Pat si stava girando una canna.
"Come la giri?"
"Con le dita, odio la macchinetta..."
"No, intendo... cioè, non ci stanno tipo vari modi?"
"Vuoi sapere se giro la cartina a Bandiera?"
"Sì."
"No. Sì. Se vuoi cambio."
"No, figurati, anzi, sbrigati che devo andare. comunque non fumo."
"Secondo te, perchè si dice "a bandiera"?"
"Be', perchè a gurdarla mentre giri, sembra una bandiera..."
"Mmm..."
"Che c'è?"
"Mi sa che l'ha inventata un marinaio, o un pescatore..."
"E perché scusa? Che c'entra la bandiera?"
"Come che c'entra?! la bandiera!"
"ti confondi con la vela, Pat."
"Fa lo stesso, tanto quelli, sono strafatti dal sole... non hanno bisogno delle canne."

Ore 18.15, Lo Scacco
"Muovi il culo!"
"Dai Linda non correre!"
"Dai, è tardi, ho da fare e- Ehi! Guarda là!"
"Dove?"
"Lo vedi quello che fuma, sulla sedia!?"
"Sì... Allora?"
"è il Ghiro, l'amico di Alex!"
"Ah... s'è portato l'amico. che ragazzino."
"Susy, ma non avevate un appuntamento..."
"Sì, sì hai ragione, la cretina sono io... "
"Andiamo."

"Ehi! Siamo qui!"
"Ah, ciao. Dai Su, andiamo vah."
"Vai te, io mi prendo una cosa." Susy si allontanò, cercando in realtà di allentare quella strana tensione che la faceva sentire una cretina.
"Ciao, io sono Alex. Chicca mi ha dato la tua giacca."
"Si si, mi ha spiegato tutto. Oh, grazie mille eh!"
"Figurati"
"Mmm, senti, ma te e l'amico tuo, c'avete impegni domani sera?"
"Maaa, il sabato di norma è una serata jolly. Perchè?"
"No c'è che avrei organizzato una maratona di film..."
"Che film?"
"Mah, alcuni già decisi, altri potete proporli voi... Il tema in teoria ancora non c'è... Se volete, portate quello che vi pare. Tanto, l'indirizzo lo sai. Alle 22. Se vi va passate, ok?"
"Si vedrà, grazie!"

"Susy, li ho invitati per domani."
"Che? Domani?"
"Ma sì dai, avevamo pensato di fare quella famosa maratona di film..."
"Io non mi ricordo nulla..."
"Vabe', non fa niente! Troveremo una soluzione. Adesso aspetta due secondi, vado in bagno e torno!"
Susy si sedette distratta su una delle sedie del bar, di sottecchi, guardò verso il tavolo di Alex e del Ghiro; il Ghiro era lì che le dava le spalle, e Alex, invece, si stava avvicinando... 'Merda. Ok, posso farcela!'

Ciao.."
"Ah, Alex. Ciao!"
"Allora, come va?"
"Bene. Quel tuo amico s'è ripreso dopo ieri notte?"
"Eh, si si, tutto appostissimo. E tu, tutto bene?"
Non c'è male. Allora, bella chiacchierata eh!?"
"Già, mi ha fatto piacere. Se vuoi possiamo replicare anche subito.."
"No, guarda. Ora ho da fare, dobbiamo organizzare tutto per domani sera.."
"Già, immagino. Oh, comunque io ci sono eh!Contaci."
"Come vuoi, alla fine anche io..cioè noi... si insomma Linda s'è decisa all'ultimo..."
"No ma figurati ci sono eccome!"
"Bhe, pensavo sai è sabato magari avevi da fare..."
"IO? No, e poi adoro le cose di film.."
"Maratone."
"Quelle."
"Bhe, allora..ci si vede domani."
"Contaci!"
"Cia'".

Linda arrivò trafelata, il cellulare che squillava irrequieto e con lo sguardo di una che doveva organizzare una maratona di film nel giro di 12 ore, qualcosa di più forse, ma con una nottata di mezzo...
S'era alzato il vento, e mentre Susy rincorreva Linda lungo la via, stranamente sentì i brividi mentre i passi venivano quasi coperti dallo scricchilare delle foglie e dal grido lontano del vento rintanato in camini, anfratti e cancelli di ferro di terrazzi ai piani alti...
Nuovamente, queste sensazioni strambe, vagamente malinconiche e, diciamolo, decisamente melense, le fecero ricordare quanto fosse stata strana quella settimana, quanto gli eventi possono cambiare il corso di un destino...
Un pò come quando, all'improvviso, piove.

giovedì 8 maggio 2008

La Battaglia di Susy. Capitolo Quattro (Prima Parte)

Venerdì, ore 10.00

Susy era in piedi da due ore, la lezione andava avanti monotona, tutti sembravano ipnotizzati mentre la voce metallica del prof. s'alzava nella stanza.
E quello era solo l'inizio della giornata...
L'ora del solito aperitivo al Meeting, ore 18.00 se non vieni mi incazzo davvero questa volta, no ma guarda che non è stata colpa mia era l'autobus in ritardo, si vabene non fa niente,stesso posto stessa ora la prossima settimana... quei tavolinetti scintillanti di finto metallo sembravano sempre più lontani. C'era da macinare la giornata, da far passare il tempo che adesso procedeva scandito come un metronomo.
Ipnotico...
In un fumetto, qualcuno avrebbe architettato un diversivo.
Serviva un diversivo.
Ora, subito.
E così, Susy guardò Bea, un paio di file più avanti, mentre sfilava il numero di cellulare a un tipo.
Le due s'incrociarono con lo sguardo, poi, mentre il prof dava le spalle al popolo per scrivere la pronuncia corretta di una qualche parola antica, Susy di scatto prese libri, zaino e via...
Era tutto perfetto, stavano tutti scrivendo e lei era stata veloce e precisa come un gatto, liquida, quasi...
Poi, caddè la matita.
Una matitina piccola, stile Ikea, che però sembrò un macigno.
Sorvolando sul fatto che le teste si alzarono all'unisono come un'unica massa meccanica, e che Bea era ancora in procinto di copiare il numero del tipo sul suo cellulare, Susy guardò di sfuggita il prof...
"Tanto è sordo...", furono queste le parole che le uscirono di bocca mentre se la filava, in barba agli studentelli incapaci di aprire un libro da soli...


La giornata era diversa.
Susy l'aveva capito subito quella mattina appena alzata. E poi, quella fuga dall'aula... Non solo; adesso, mentre rigirava una ciocca dei capelli tra le dita, sdraiata sul prato della facoltà, aveva chiaro in mente che non ssarebbe andata nemmeno alla lezione di glottologia.... Avrebbe saltato anche quella! Ma non voleva preoccuparsene, avrebbe trovato gli appunti da qualcuno e tutto sarebbe tornato nella normalità... Sì, ma adesso, ci voleva proprio un pisolino....

....

Venerdì ore 10.00

"Pronto? chi è?"
"Chicca? Ciao sono Linda!"
"Ah, Linda! Ciao, come va?"
"Bene, bene, mi sono ripresa..."
"Ripresa?"
"Sì, da ieri sera... La festa, la sbronza..."
"Ah, sì certo, che stupida! Be', dimmi tutto!"
"Senti, mi ha dato il numero Bea, o Susy, non mi ricordo, comunque ti chiamavo perchè ho lasciato la giacca a casa tua."
"Ah, sì, l'ho vista una cosa che non era mia!"
"Sì, infatti. Posso venire a prenderla per pranzo?"
"Mi dispiace, sono fuori tutto il giorno. All'università ci puoi passare?"
"Negativo per oggi."
"Allora facciamo così, magari gliela do a... Ehm..."
"Chicca?"
"Sì, sì... Ci sono, eh, vabbe', gliela do ad Alex, hai presente?"
"Sì... Ma-"
"Ok allora perfetto, appena lo sento ti faccio sapere! Ciao!"
"Aspetta Chic-"
Click.

...

Ore 12.00
"Chicca!"
"Oh, ciao Stew! Come stai? è un pò che non ti vedo in giro!"
"Bene, sai, sto studiando... Ma te, che ci fai qua?"
"Sapevo che avevi lezione."
"Sì ma... Che ho fatto?"
"Niente perchè?"
"Mi pedini?"
"No."
"..."
"Mi serve il numero di Alex."
"Ah. Okay, 33356997821"
"Grazie, ciao."
"Chicca!"
"Sì?"
"Ma un caffè?"
"Non te la do, Stew, è inutile."
"Sì ma..."
"Oh, dai mi serviva il numero di Alex e basta! è per la cosa di Susy!!"
"Che c'entra Susy?"
"Lascia perdere...."

....

Venerdì ore 14.30

"Alex, sei te?"
"Si, ma chi è?"
"Chicca. Bhè senti, a casa mia ho trovato una giacca."
"E allora?Io non avevo la giacca ieri..."
"Scemo, guarda che non è tua."
"E da me allora che vuoi?Ma poi il numero chi te l'ha dato?"
"Me l'ha dato Stew, l'ho incontrato stamattina. Senti, dopo che ti spiego perchè ti chiamo mi dovrai un favore.."
"T'ho già detto che non mi va di uscire con te..."
"Ma fossi scema!Ieri scherzavo, ero solo un po' brilla. Dicevo, la giacca credo sia della coinquilina di Susy, com'è che si chiama?"
"Bho non lo so..Ma io che c'entro?"
"Vabbhè, è che m'ha chiamato per riprendersela ma io sono fuori tutto il giorno, così pensavo che siccome conosci Susy magari potevi riportargliela tu."
"Io?Ma io la cazzo di coinquilina di Susy non la conosco.."
"No, lo so, però conosci Susy. Dai fammi sto favore..ti lascio il cellulare di questa tizia e vi mettete daccordo."
"No senti, non c'ho soldi, lasciagli il mio e mi chiamasse lei. Io dalle 18.30 sono allo Scacco, se mi vuole sono lì.Guarda tu che palle..."
Ma sei scemo o cosa? Voglio dire, guarda che lei e Susy girano sempre insieme..se non te ne sei accorto ti sto facendo un favore.."
"Mmm, si vabbhè, dai scusa, poi ti offro un caffè eh. Adesso passa a casa da me che mi dai sta giacca e la facciamo finita."
"Ma il caffè me lo offri dopo una cena?"
"Oh, adesso non esagerare..Ci becchiamo tra una mezz'ora."

....

Venerdì ore 14.40

"Alex?"
"Sì, sei quella della giacca?"
"Sono Linda."
"Ma la giacca è tua?"
"Tecnicamente no..."
"Ma allora di chi è?"
"Non è quesot il punto. I-"
"No, senti io non voglio accollarmi questa cosa!"
"Ci vediamo al Meeting alle 18.00?"
"No."
"Ma come no?"
"No, io sto allo Scacco."
"Ah. Ma Chicca te l'ha data la giacca..."
"Sì. Ci vediamo là."
"Sì... Senti...."
"Dimmi."
"Non so se vengo io o Susy, ma tanto lei la conosci sicuramente meglio."
"Sì...."
"Io cmq mi metterò un fiore rosso!!"
"Scusa, ma perchè?"
"No... No, ma mica sul serio..."
"Sì, ma perchè?"
"Ci vediamo allo Scacco."
Click.

....

L'erba era diventata più fresca, l'ombra era rotolata dall'albero un centinaio di metri più giù fino a dove Susy s'era appisolata.
Il risvelgio non fu piacevole.
Lo squillo del cellulare verde pisello con quella suoneria idiota non era il massimo come sveglia.
Era Linda. L'appuntamento al Meeting con Pat e Bea era da rimandare o posticipare, Linda doveva raccattarsi una certa cosa.
Da Alex.
Prossima mossa:
Lo Scacco ore 18.00

domenica 30 marzo 2008

La Battaglia di Susy. Capitolo Tre (Terza Parte)

Giovedì, un'ora imprecisata della notte...

La festa non era niente male, dopotutto. Il frigo di Chicca strabordava di birre e super alcolici, la musica all'inizio faceva schifo. Non ci voleva un genio a capire che Chicca di musica proprio non capiva un cazzo; per fortuna Daniele, detto Danny, aveva portato un bel pò di robbetta e s'era improvvisato dj, finché l'alcol non aveva fatto il suo corso e le idee gli s'erano così incasinate che c'aveva provato con Susy e con Linda.
Risultato nullo.
In entrambe i casi.

Susy, quand'era entrata, aveva addocchiato Alex che s'aggirava con sguardo vaquo nel salotto, dove un tavolo straboccava di schifezze che la gente ama chiamare stuzzichini. Era girato di spalle, ma lei non aveva avuto il coraggio di avvicinarsi.

"Che fai, non lo vai a salutare?" Linda, che era arrivata prima, l'aveva accolta suggerendo una strategia di abbordaggio semplice ma infallibile, secondo lei.
"Sono appena arrivata."
"Lo vedo. Ma che c'entra?"
"Se mi fiondo su di lui e lo arpiono non me lo scollo per tutta la sera."
"Ma il piano non era questo?"
"Io un piano nemmeno cell'avevo. Comunque no, non era questo."
"Fai come ti pare, ma secondo me non ha senso."
"Allora, se io vado da lui ora, sai cosa non avrà senso?"
"No, cosa?"
"Niente. E lo sai perchè?"
"No.... "
"Perchè è universalmente riconosciuto che la birra e l'alcol sono il miglior filtro d'amore, oh fedele speziale!"
"Lascia stare zio William per una buona volta!"
La conversazione era andata all'incirca così, ma questo era successo diverse ore prima che qualcuno smobilitasse mezza festa perchè stavano finendo le sigarette, la birra, le patatine, ehi cell'hai un filtro, ma una cartina decente non c'è in questa cazzo di casa, cambia cd che questo fa schifo, chi cazzo ha vomitato sul terrazzino,e se vuoi ci vado io a comprarle, dai ti accompagno.
Susy s'era offerta di prendere le sigarette per Bea e dei tizi che non conosceva, ma tra i quali c'era di certo un amico di Alex. Linda, che perlustrava la casa in cerca della sua borsa, s'era rifiutata di accompagnarla, così Daniele, detto Denny, s'era offerto con slancio tale che Susy, divertita, aveva accettato.
Uscendo, si prese la briga di dire a un imprecisato qualcuno, "Ehi, prendo le sigarette se vi servono, e mi faccio una birra con Danny..."

...

Primo distributore, quello sotto casa: rotto.
Secondo distributore, a cinque minuti a piedi: uomo in piedi intento nell'atto di fare pipì per vendicarsi del resto rubato dalla dannata macchina, meglio evitare...
Strategia?
Ritornare a casa, altri cinque minuti, prendere il motorino di Danny, e andare al bar notturno a una ventina di minuti da casa di Chicca.
Risultato: sigarette finite, ma quantità di birra a buon prezzo.
Danny in fondo era simpatico, certo, quella sera era davvero sbronzo e le mani gli si allungavano come tentacoli ovunque, ma almeno non era viscido. Di prendere il motorino al ritorno non se ne parlava, visto che Susy non lo sapeva guidare, così i due tornarono a casa a piedi, scoprendo poi un distibutore nascosto all'occhio umano ma non al tabagista incallito!Che non è un essere umano normale...

La serata era stata un camminare quasi incessante e continuo, Susy era stanca morta quando tornò a casa di Chicca.
Molti se ne erano già andati, qualcuno dormiva per terra, lo stereo a quattro casse mandava di sottofondo una musica irriconoscibile, forse Enya... E grazie che dormivano tutti...
L'ultima birra ancora fresca e poi a nanna.
Susy uscì dalla cucina, e poi lo vide.
Alex era seduto su un divanetto con aria sconfitta.
Lei abbasso gli occhi sulla birra gelida che a momenti le scivolava dalle mani e fee finta di non vederlo mentre camminava nella sua direzione.

"Ciao, Susy!"
"Alex", gli rispose un po' fredda, ma con quel filo di voce di chi ha bevuto abbastanza.
"Allora, che festa eh!?"
"Non saprei, sono stata fuori con Danny, hai presente?"
"Ma certo, Danny..."
"Quello che fa il terzo di dottorato. Vabbhè.."
"Ma adesso stai da sola?"
"Ti sembra che ci sia qualcuno con me?"
"No infatti. Stai sola."
"Cioè, mi stai dicendo che sono troppo pallosa per avere compagnia! Bhe, ti ringrazio. E io che pensavo che dopo la figuraccia con Baudelaire almeno avessi capito quando aprire bocca..Vabbhè, ti saluto."
'Oddio che idiota, lui e pure io che gli rispondo così...'
"No, ma guarda che hai capito male! Anzi, per la verità mi stavo offrendo di farti compagnia..e magari vedere se riesco a salvarmi dagli errori del passato...Che ne dici?"
Susy si voltò lentamente, le labbra carnose poggiate sulla pottiglia di birra; ne bevve un sorso, poi all'improvviso:
"Ok. Lo sapevo che prima o poi ne avremmo riparlato. Però io tra mezzora devo andare a casa, e no, non mi puoi accompagnare."
"Bhe, ok, allora. Perfetto."

Mezzora dopo.

Susy guardò l'ora sul cellulare color pisello e decise che quella sera avrebbe interpretato la parte di Cenerentola scappando via.
Ma, come per quella gran culo di Cenerentola, anche lei, stranamente s'era divertita e aveva passato una buona serata.

Camminando nel silenzio della strada, con Linda che praticamente era uno zombi o una mummia, visto che camminava dormendo, Susy si rese conto di una strana sensazione mista a euforia e malinconia che pian piano le saliva in petto...
In vita sua, none ra mai stata tanto felice, e intrigata, senza sapere perchè...
Ma questa volta, c'erano buone possibilità.
Ottime possibilità.

lunedì 25 febbraio 2008

La Battaglia di Susy. Capitolo Tre (Seconda Parte)

Giovedì ore 18.00

"Sei in ritardo."
"No, non è vero."
"Scherzi?! Saranno 20 minuti che ti aspetto. Sei in ritardo!"
"Non sono in ritardo, sarei stata in ritardo se ti avessi detto: 'Bea, scusa, ho fatto tardi', ma siccome non l'ho fatto..."
"Be', Einstein,allora la prossima volta che crei una legge fisica tutta tua ricordati di metterci anche un albero dove crescono ragazzi fichi, okay?!"
"Ma quella è biologia, non fisica."
"Non se poi i ragazzi cadono dall'albero per la legge di gravità!"
"Odio i miei colleghi, loro e tutte queste leggi e regole, dannati fisici!"
"Di che blaterate voi due?"
"Linda, allora ti sei liberata!"
"Oppure qualche fisico ho inventato davvero gli ologrammi..."
"Ehm... Come scusa?"
"Linda, lascia stare, Bea rompe come al solito. Dice che sono in ritardo e se la prende con la fisica."
"Ehi ma mica è andata così! Dicevo solo che-"
"Lasciamo perde. Ho grandi notizie!"
"Oh, davvero?"
"Sì!"
"E... ?"
"E basta, niente. Notizie. Grandi."
"Susy, o le chiedi cosa succede o mi vado a prendere la prima birra della sarata."
"Ecco, visto che ti alzi, prendine una pure per me."
"Io un amaro."
"Linda? Un amaro?"
"Sì, allora?"
"Ma è una roba da vecchi."
"A me piace. E poi tutti bevono gli amari."
"Tutti i vecchi! Bea, prendi una birra anche per Linda."
"Oh, no, cavolo!"
"Cosa?"
"Ho dimenticato il blocchetto... Alzate quei culi e venite a ordinare da sole!"

....

"Be', allora Linda, che novità ci porti?"
"Oh, be',la vicina stamattina ha pensato di ripulire l'appartamento e ha riversato cumuli di cianfrusaglie davanti alla porta e io non riuscivo ad uscire perchè non si apriva, così ho fatto tardi a lezione e chi ti incontro fuori al bar?"
"No! Non ci posso credere!"
"Ma che dici! Se non ho nemmeno detto chi!"
"Scusa."
"Dicevo, indovinate chi ho incontrato?"
"Britney?"
"Cavolo gliel'avevo detto di non mettersi i mutandoni della nonna..."
"Ma di che cavolo-"
"Perchè aveva i mutandoni vero?"
"Okay, adeso basta Susy! Con voi due non si può mai parlare."
"Tecnicamente non si potrebbe parlare da soli, ma ehi, non è mica un mondo perfetto!"
"Dai Susy, sono curiosa. Linda, perdona la nostra momentanea infermità mentale!Dai spara!"
"Be', okay. Allora, ho incontrato il Ghiro."
"Il-Il Ghiro?Be', avrei giurato fosse il Papa, ma fa neinte, anche il Ghiro va bene!"
"Ahahahha, Don Chuck...."
"Bea, guarda che Don Chuck era un castoro!"
"Cazzo! mica sarà morto? Secondo voi Don Chuck è morto? No perchè allora quel peluche lercio di quand'ero piccola potrebbe valere un sacco e..."
"AAAAH! Piantatela cazzo!"
"Linda!"
"No, dai. Il Ghiro! Quello carino..."
"Zero."
"Calma piatta."
"Oddio, l'amico di Alex... Dai stanno sempre insieme!"
"Cell'ho."
"Cazzo, ho il doppione!Faresti a scambio?"
"...."
"Ok, scusa, vai avanti."
"Be', ero lì e lui chiacchierava con Chicca, avete presente Chicca, vero?"
"Gran culo, Chicca."
"Eh sì, potessi avercelo io!"
"Be', era con Chicca e così ci siamo presi un caffè tuttie tre insieme, una roba da neinte, ma comunque Chicca mi ha detto cheorganizzava una festa stasera e se volevamo andare."
"Be'... Grande."
"A che ora? chi viene?"
"Alle dieci e mezza, cioè, dalle dieci e mezza in poi, mi pare. Ci sarà parecchia gente, credo."
"Ma il Ghiro che c'entra? Non dovrebbe essere in letargo in questo periodo dell'anno?"
"C'entra, perchè credo verrà anche lui e con lui Alex e i suoi amici."
"Ah be', allora!"
"Avanti Susy, Linda ha ragione, è un'occasione fica. E poi tu non volevi parlarci con questo Alex?"
"Che c'entra. Dipende sempre chi vi portate. Chi vi portate?"
"Stasera niente appuntamenti, ma la prossima settimana ho una punta con uno della discoteca-"
"Bea falla finita. Io vengo con voi e basta. E tu, Susy? Mica vorrai portarti qualcuno."
"Pensavo Dio, ma stasera ha il pokerino con Buddha e altri, sai com'è..."
"Secondo voi cosa si giocano?"
"Chi?"
"Cosa?"
"Sì dai, ipotizziamo per un attimo che esistano, e che possano farsi delle seratine a poker. Secondo voi cosa si giocano? Qual'è la posta?"
"Ah, non saprei... Buddha secondo me gioca piantagioni di papavero...."
"No che dici, Buddha è più zen che strafatto..."
"Dio gioca meglio a bowling...."
"Ma noi stavamo parlando del poker!"
"Sì, ma io a poker non ci so giocare!"
"Okay, basta, finitela. Dio punterà il suo set personale di palle da bowling, Buddha una piantagione di monaci zen che raccolgono papavero oppiaceo, Allah un carico di teli per il deserto caricati su una carovana di cammelli, e... Oddio ma quanti ce ne stanno in giro?!"
"Calmati, Susy!"
"Già, e poi tu non eri atea?"
"Ma sentitela...! Vabbene, facciamola finita. Allora, che si fa?"
"Per stasera dici?"
"Sì. Io dico di andare."
"Okay ci sto. Bea?"
"Okay, ma non cercate di contenermi e se sparisco non cercatemi! Conosco la strada di casa!"
"Arianna, basta che non ti perdi il filo e sei a cavallo!"

...

Era fatta.
L'avrebbe visto quella sera da Chicca.
E poi?
Non aveva preparato una strategia, niente. Non aveva nemmeno fatto in tempo a fare il bucato.
Aveva solo un paio di vecchi jeans e una maglia anonima.
Ma ormai era andata.
Ehi, e se Alex invece non veniva?
Oh, giusto, c'era un mucchio di ragazzi con cui poteva scolarsi una birra, anzi, più di una se serviva...
E poi, e poi Alex magari rimorchiava qualcuna, qualcosa...
Comunque era fatta e adesso non poteva tirarsi indietro perchè Linda aveva chiamato Chicca per dirle che avrebbero portato una sangria che praticamente era 110% alcool e nient'altro.
La serata sarebbe stata un vero caos.
Perfetto caos notturno.

venerdì 18 gennaio 2008

La Battaglia di Susy. Capitolo Tre. (Prima Parte)

Giovedì ore 10.00

La lezione era appena cominciata e Susy già non sopportava il fastidioso chiacchiericcio delle comari in terza fila, il grasso ammasso untuoso seduto due posti più in là e quella poltiglia bianca che si cominciava a formare all'angolo sinistro della bocca della prof. bicenternaria.
Insomma... qualcosa di cui sparlare.
Stranamente il sonno sembrava più interessante della vita di... di qualcuno che non riusciva più a focalizzare...una specie di camice, una camicia, no, no era una maglia nera...stella rossa...

La maglietta consunta dei Clash era entrata a forza nel sogno di Susy, ed era chiaro il perchè.
Alex ormai occupava i suoi pensieri in modo ambiguo e curioso, come quando ti provi una di quelle maglie strane che non sai nemmeno come si mettono... In quei casi che si fa? a)se la commessa è normale e non completamente fuori di testa, si chiede una mano, b), che poi è la migliore.., si rimuove l'immagine di quella maglia pensando: "Che la provo a fare?Mi sta male, e poi che cazzo fanno ste mgliette che la mattina vai di corsa e devi pure ricordarti di infilare prima la gambe per... insomma, vabe'..ci siamo capiti!
A ogni modo, Alex e la sua maglietta erano entrate nell'intimità della mente di Susy; mentre sognava e si rendeva conto di questo fatto strano, Susy capì che se l'avesse raccontato a Bea quella sicuro c'avrebbe ricamato su per tutta la sera, se lo diceva a Linda non si sapeva mai come finiva, ma di certo c'era che quando doveva riflettere la canna in una mano e il posacenere nell'altra erano d'obbligo. Pat, d'altronde le avrebbe risposto da donna vissuta...Ma lei in fondo, era Pat.
Comunque ilsogno s'infranse quando la gallina numero due in terza fila si alzò e ancheggiando tra le file di sedie, cercando di rimanere in equilibrio e usando, per farlo, la quantità di grasso accumulata sui finachi larghi, la urtò chiedendole poi uno "Sccuuusa, non avevo visto che dormivi!" ovviamente detto ad alta voce così che parte della fiducia che il visino di Susy ispirava ai prof, e in particolare a questo, sarebbe stata completaente inutile il giorno dell'esame, quando, di sicuro, questa frase avrebbe riecheggiato nella testa del professorone universitario mentre l'ignara studentessa entrava col malloppo di libri, pronta a farsi steccare...
C'era poco da fare.
La botta l'aveva risvegliata, ma il sogno era ancora lì, vivo e vegeto.
Alex e la sua maglietta erano stranamente affascinanti, ma in fondo era un sogno! oh magari no?! e se fosse stato un rpesagio? o una profezia, che arriva nei momenti più inaspettati?

Finita la lezione, Susy aveva decisamente bisogno di una dormita, ma il suo bisogno di caffeina era talmente forte che non riusciva a decidere, senza contare anche il fastidio di questo sogno a occhi aperti che l'aveva completamente distolta dalla percezione della realtà.
Il bar quasi non se lo ricordava, il cappuccino con panna sì.
Per un istante, mentre la barista, tipa carina davvero, preparava la liquida bevanda, Susy aveva distrattamente guardato fuori, la strada, la gente che passava, i tavolini...
C'era un tipo strano, chino sopra un librone che aveva una copertina vagamente familiare...
Dormiva, oh forse era sprofondato nel libro, come se quello in un momento di lucidità avesse azzannato il suo aguzzino per nutrirsi lui, per una volta, invece di nutrire gli altri con la sua conoscenza...

"'Sta là da un pò." fece la barista ammiccando.
"Ma chi?"
"Il tipo che dorme sul libro."
"Dici che dorme?"
"Certo che dorme, chi non dormirebbe sopra un libro così grosso?"
"Ma i libri si leggono!Mica ci si dorme..."
"Guarda che lo so, carina, e d'altra parte adesso fanno anche i cuscini che si leggono, sì, tipo come le magliette..."
"Quanto ti devo?"
"Se vuoi niente."
"Ehm, come niente?che significa?"
"Lo sai he facciamo?"
"No."
"Certo che non lo sai! Non ho ancora aperto bocca!"
"..."
"Vabe', che facciamo allora?"
"Facciamo che quel tipo lo paga lui il tuo cappuccino!"
"ma perchè poveraccio. e poi non se ne accorge che gli segni una cosa in più?"
"Fidati, quello è talmente partito che non se ne accorge"
"Sembra che lo conosci"
"Ah sì, li conosco i tipi come lui, ti fanno i complimenti, ti dicono due versi di poeti francesi e bam!"
"Bam?"
"Ti ci ritrovi a letto e ti domandi: Perchè continuano tutti a scegliere Baudelaire per le loro cazzo di sviolinate melense?"
"Ahahaha hai ragione sai!"
"Lo so."
"Be', allora sai che ti dico, io mi prendo anche un gelato"
"Fanno 2.50."
"come scusa?"
"Be', che credi che non lo paghi il gelato?"
...

A casa non c'era nessuno, Linda era a lezione anche lei. Aveva fatto la spesa.
Verdure strane erano ammassate sul tavolo in buste di cartone marrone, di quelle simili a quelle per le caldarroste. Solo che non era inverno, o almeno non faceva così freddo da mangiare le caldarroste.
Susy si buttò sul letto, stanca e ancora stordita dal sogno appena fatto.
Chissa poi perchè aveva sognato Alex proprio in quella stessa stanza, che reggeva una coprta in mano.
Ma soprattutto, non era possibile che sognasse proprio lui, e tantomeno con quella maglietta piena di buchi...
Chissà, magari non la lavava quasi mai, tipo i cimeli portafortuna...
Certo...
Però..
Fica la maglia dei Clash.

giovedì 3 gennaio 2008

La Battaglia di Susy. Capitolo Due.

La settimana tipo era cominciata, e niente avrebbe potuto invertire il corso di quei giorni ormai immutati da due anni.
Niente.
O quasi.

La settimana di Susy:

- Lunedì: lezione la mattina. Cercare di capire qualcosa nella valanga di informazioni che venivano vendute dai professori. E poi, ovviamente, ascoltare i resoconti degli incontri notturni della sua amica Bea, che tanto non scopava da almeno un annetto.

- Martedì: lezione mattina e pomeriggio. Programma per la sera: un buon film con le amiche e, quando andava bene, una partitina a Risiko.

- Mercoledì: niente lezione. Era il giorno del nulla, quando anneghi nel libo dell'uscita pomeridiana per l'aperitivo oppure nell'indecisione di farti una maschera facciale ai cetrioli.

- Giovedì: lezione la mattina presto, con conseguente dormita e salto del sano pasto di metà giornata. Programma del pomeriggio: ripassata alle vetrine dei negozi sotto casa con Bea e conseguente ipotetica punta con le amiche al Meeting.

- Venerdì: lezione mattina e primo pomeriggio. Giornataccia! Quando toccava a lei, pulizie una volta al mese. Appunti: lavare completino intimo preferito e varie eventuali abiti per il sabato notte. Appuntamento fisso (soprattutto se saltava il giovedì): aperitivo al Meeting ore 18.00

- Sabato: il dolce far nulla. Spesso il sabato mattina Susy si risvegliava a casa sua, ma altrettanto di frequente, la testa le sbatteva sul tavolo dove, le pedine del Risiko disegnavano i resti di una notte di bevute stratosferiche e di litigate epocali, perchè si sà, quando giochi a Risiko, litighi per forza. Seguiva una sana doccia e la punta serale con amiche o amici. Attività ludico ricreative a scelta tra: a)pub, b)cinema, c)seratina alcolica a casa, d)come discoteca, quando Bea e qualcun altro smaniavano per muoere i pesanti culoni vicino a qualche fustaccio agghindato come un albero di Natale.

- Domenica: il giorno del riposo. Sveglia tardi, doccia, colazione abbondante che faceva da pranzo e, ahimè, ripassata agli appunti per l'inizio di una nuova snervante settimana.


Martedì ore 22.00

Susy stava lavando i piatti del dopo cena; Linda aveva cucinato per la prima volta dopo mesi e, poichè l'evento era di quelli epocali, aveva fatto le sue famose fajitas, Bea e una sua amica erano accorse con tanto di vino ed erba. Susy non era una che fumava, almeno non amava farlo davanti ad altre persone, così s'era ritirata in cucina pensierosa, mentre boccate dal profumo esotico dal salotto s'insinuavano nell'appartamento fino in cucina. I piatti galleggiavano fluttuanti nelle bolle di sapone dal profumo indefinito, gelsomino diceva la bottiglia del detersivo. Susy si sentì stranamente eccitata all'idea che nella stanza affianco qualcuno stesse facendo qualcosa che i suoi genitori avrebbero considerato... proibito.

Linda aveva scelto di vedere un classico, Via col vento, ma a metà film nessuno riusciva più a sopprotare il logorio di quelle povere anime in pena e soprattutto a nessuna andava più di vedere quel film impolverato dal tempo. Susy l'aveva capito subito che quella non sarebbe stata una gran serata, nessuno aveva accennato a fare una partitina a Risiko. In fondo, però era meglio, così avrebbero cominciato a sparlare di ragazze e ragazzi. Soprattutto di ragazzi, visto che Bea aveva stappato un'altra bottiglia di vino e non vedeva l'ora di raccontare la sua ultima avventura.

La serata era finita come al solito; Bea dormiva sul divano, dalle mani assopite scivolava una bottiglia ormai vuota. Linda era ancora in piedi, sistemava le tracce di una notte brava e in cuor suo pensava che in fondo avrebbe potuto fare mattinata e finire di vedere Via col vento.Susy era andata a dormire dopo l'ennesimo accenno alla faccenda di Alex; non voleva ancora parlarne, non aveva ben deciso cosa fare, quale strategia adottare e poi Bea era diventata un tantino troppo volgare per i suoi gusti. In fondo, poi, il giorno dopo era Mercoledì; la maschera facciale ai cetrioli era lì in frigo ce l'aspettava, aveva un appuntamento con Pat al solito posto e solo allora, si rese conto, avrebbe affrontato la questione Alex. Solo allora.

Mercoledì ore 18.30

Pat stava succhiando la cannuccia del suo BloodyMary da almeno dieci minuti quando da lontano vide arrivare l'amica. Susy come al solito era in ritardo. Mentre la guardava camminare verso di lei con passo deciso, si domandò per quale motivo continuasse a prendersi quel drink annacquato che poi, in fondo, sapeva solo di pomodoro. Di sicuro era per il nome, Maria la sanguinaria, adorava quella parte della storia della cara vecchia Inghilterra.

"Scusa, sono in ritardo."

"Lo vedo"

"Non fare quella faccia, dai, ho già detto che mi dispiace."

"Come al solito immagino sia colpa della maschera ai cetrioli."

"Be', sì... no.. Oh andiamo, scusami!!"

"Ma dico, di che sapranno poi questi cetrioli. Io li trovo disgustosi."

"Ma guarda che mica si mangia la maschera ai cetrioli."

"Ah no?"

"Cavolo! Certo che no! Ce li immergi dentro."

"Ah, capito. Era ovvio, li immergi perchè quei cosi non sanno di un cazzo e così invece si insaporiscono. be', dammi la ricetta che ci provo anche io uno di questi giorni."

"Sì, vabbè, lasciamo stare."

"Allora, bimba, di che si tratta?"

"Di che si tratta cosa?"

"Lo so che la maschera non c'entra. Chi è che t'ha fatto incazzare questa volta?"

"Ehi, nessuno può farmi incazzare. Lo dico io quando mi incazzo. Cazzo."

"Libero arbitrio, eh?"

"Esatto."

Susy cominciò a raccontare a una Pat molto più sveglia del solito quello che le frullava per la mente; cominciò proprio dall'inizio, da quando aveva incontrato Alex e delle sue uscite da fesso che però, non si sa come, le avevano intenerito quel cuoricino da stronza che ogni tanto prendeva il sopravvento difronte a certi casi umani.

"Insomma te lo fai?"

"No, senti, mica stanno così le cose! Non ho mai detto che voglio farmelo... Cioè..."

"Sì, ti conosco, bambolina. Tu avrai già pensato a come succederà, a cosa ti metterai addosso, sempre che ti metterai qualcosa."

"Cazzo Pat, certo che mi metterò qualcosa!"

"Beccata! Lo vedi che ci hai pensato!"

"Ehi, mica sono una nudista io!"

"Nudista eh? Si può fare, dimmi quando e dove!"

"Ma piantala e stammi a sentire invece. Ho deciso che qui ci vuole una strategia. Cioè, lo so che Alex ha in mente qualcosa, si vede. L'altro giorno in classe continuava a fissarmi."

"Lo credo bene, bambolina. Ma non vedi che razza di capelli hai? Sì cioè, vuoi pettinarteli ogni tanto?"

"Guarda che io mi pettino. E poi che ne sai tu come avevo i capeli l'altra mattina?"

"Ma è ovvio, domenica sera, quando sono rimasta a dormire da te e tu ti sei letteralmente fiondata a letto mentre finivamo la canna, ti ho messo dell'olio di semi in testa."

"Ma cazzo, ecco perchè erano appiccicosi! Cazzo, e poi lunedì non ho neanche fatto in tempo a farmi la doccia. Merda. Dico ma ci pensi la notte a questi scherzi idioti?"

"No. Mi vengono così. Naturalti. Sotto effetto canna"

"Sì... Naturali, come no."

Mercoledì ore 03.00

Susy e Pat erano sporfondate in un divanetto di una specie di discoteca alternativa, dove i ccktail costavano troppo ed erano quasi tutti annacquati. Il Bloody Mary non lo facevano nemmeno.

"Allora hai deciso?"

"Deciso cosa? Io un'altro giro non lo reggo."

"No, io dicevo di Alex."

"Di Alex?"

"Sì, cazzo, è tutto il fottuto giorno che ne parliamo."

"Già, be', scusa..."

"A questo punto mi devi un favore."

"Sarebbe?"

"Primo, non parlarmene più finché non mi passa la sbronza. Secondo, pensaci bene perchè quello è uno che ti fa uscire fuori di testa; dà retta a Pat."

"Hai ragione, ti devo un favore."

Il patto ormai era stretto, Susy non poteva negarlo. Le prove? un sottobicchiere macchiato di birra, con tanto di dichiarazione scritta e firmata che Pat le aveva fatto mettere nero su bianco. O meglio nero su birra bionda...

Susy si rendeva conto che qualcosa stava per cambiare, non riusciva a capire cosa, forse per via dell'alchool, ma era certa che quella non sarebbe stata affatto la solita monotona settimana. Quella sarebbe stata la sua stramaledetta missione.

venerdì 14 dicembre 2007

La battaglia di Susy. Presentazioni

"Ho detto falla finita!Se mi chiami così ancora una volta giuro che te le dò!!"
"Io però sono la sorella maggiore, quindi faccio come mi pare!"
"No! Smettila! Non lo sopporto più!"
"Susanna tutta panna, Susanna tutta panna, Sus-"
Ciaf!

Susy non è mai stata carina, da piccola, o almeno lo è stata solo nei suoi primi mesi di vita. Sua sorella Chiara aveva 5 anni quando Susy venne al mondo e s'era impuntata a volerle dare lei il nome. Così, come è evidente, Chiara l'aveva chiamata Susanna proprio per via di quella pubblicità vecchia che adesso non si vede più e che a lei da piccola piaceva tanto.
Mamma Rosa trovò il nome carino anche se evocava epoche andate; si fece convincere soprattutto per via di quella canzone d'amore, Suzanne ma, orgogliosa com'era, non avrebbe mai potuto usare un nome straniero.
Susy era cresciuta in fretta, combattendo a denti stretti con la sorella Chiara. Quando il periodo adolescenziale l'aveva colta come un raffreddore invernale, invevitabilmente, Susy aveva smesso di parlare con Chiara perchè lei ancora la prendeva in giro per via di quel nome incorniciato nella polvere del tempo.
A scuola nessuno osava chiamarla Susanna, lei subito s'era fatta rispettare, urlando contro qualche compagno di classe dispettoso.
Infondo Susy poteva andare, era anche simpatico, non bello certo, ma allegro. Dovette così accontentarsi.
Se il nome non era una bellezza, per lei, il suo aspetto fisico era un disastro. Susy era un maschiaccio, giocava a pallone con i compagni, ascoltava musica tosta e andava in giro con i jeans strappati. Al liceo, per via di quella massa di capelli rossi lunghi lunghi, tutti la scansavano. "Le rosce puzzano", la frase più tipica tra i luoghi comuni. Lei però, con serafica indifferenza, trascorse i suoi cinque anni a non dar retta a quei cretini dei suoi compagni. Mamma Rosa la confortava, "Be', le rosse sono poche in giro, e poi sai cos'altro si dice? Si dice che siano focose!" Ma Susy, che ancora non capiva certi meccanismi, aveva rinunciato quasi subito ad ascoltare Mamma Rosa, e invece la torturava anno dopo anno con musiche assordanti, poster di gente morta, come diceva la sorella, e vestiti che non erano vestiti ma stracci.
Susy s'era chiusa nel suo mondo, un'ostrica che non vuole uscire dal guscio. O forse una lupa che ringhiava dal profondo della tana.
A scuola era brava, forse la più brava e col tempo la gente attorno a lei cominciò a rispettarla e finalmente smisero di prenderla in giro.

Il suo primo ricordo di un mondo nuovo risaliva alla terza liceo, una festa a casa di qualcuno, un brindisi con la sangria, uno sguardo fugace e poi il primo, umido, orrendo e stranissimo bacio.
Già, perchè Susy nel frattempo, era diventata alcquanto interessante; non solo era carina, ma la sua intelligenza e i suoi interessi erano qualcosa che si percepiva da subito, qualcosa di profondo, che le apparteneva e che nessuno le avrebbe mai portato via.

"Si, capito?"
"Che stronza tua sorella! Ma adesso?"
"Cosa?"
"Ci parli o no' che fine ha fatto?"
"Quando chiama, sta a Parigi studia e lavora. Mi sa che s'è trovato un francesino. Poveraccio."
"Vabe', iinvece te che mi dici di Gegio?"
"Gegio? figurati, uno con un nome così non si può nemmeno guardare! E comunque non si può guardare!"
"Mm, si hai ragione. Allora Vale? Dai Vale è fico!"
"Valerio è un nome che non m'è mai piaciuto."
"Ma che significa!"
"Significa che è un pò come diceva Oscar Wilde. Hai presente?"
"No."
"Ma si, come in quel pezzo di teatro, L'importanza di chiamarsi Ernesto, dove due ragazzi fanno finta di chiamarsi così solo per piacere alle loro innamorate."
"Ma Ernesto come il Che?"
"No, Ernesto come in quest'opera teatrale! Il che mica c'era!"
"Ah. Però Ernesto fa schifo come nome."
"No, manco troppo. Ha un suono importante, e poi voi mettere, con Susanna ci calza a pennello!"
"Ma io non conosco nessuno che si chiama così."
"Allora?"
"Allora come fai a metterti con uno che si chiama Ernesto?"
"Il punto è proprio questo. E' un nome poco comune, quindi farò come le due sceme di Oscar Wilde."
"Oscar non è male!"
"Oscar era un genio."

Così Susy aveva preso, tempo prima, una decisione sancita e messa per scritto, almeno in via teorica, davanti alla sua amica storica, Bea, che sta per Beatrice.
Il tempo non ritorna, certe storie rimangono lontano, diventano ricordo, poi leggenda.
Ma Susy ora era cresciuta e quei capelli rosso fuoco ancora le cadevano sulle spalle, in un rotolio capriccioso di intelligenza e arguzia, profumo e mistero, un intrigo degno delle rose più spinose, un caos costruito su libri e silenzi, su graffianti acuti di chitarra e lunghe boccate di fumo; i capelli rosso fuoco erano ormai diventati del colore d'un tramonto sul tempo andato.

domenica 9 dicembre 2007

La Battaglia di Susy. Capitolo Uno

Lunedì mattina ore 9.30

L'aula era piena, come al solito la gente stava seduta per terra, i banchi e le sedie non bastavano.
Seduta in seconda fila, Susy sfogliava gli appunti distrattamente, mentre ascoltava Bea che raccontava qualcosa a proposito di un certo ragazzo con cui era uscita e con cui aveva avuto una quantomeno discutibile notte di sesso.
Susy, ogni volta che Bea o qualche amica raccontava cose del genere, si domandava come o quanto lavorassero di fantasia le menti di certa gente, perchè diciamocelo, la cosa sarebbe stata verosimile se Bea avesse avesse avuto 20 chili di meno e i capelli sistemati in un modo decente.
Mentre Bea imperversava sulle dimensioni del membro di quel misterioso ragazzo, Susy, con la coda dell'occhio, vide entrare Lui; goffo e sempre in ritardo, quasi buffo. Non capiva come certe persone potessero avere così poca cura di sè solo perchè si alzavano troppo presto la mattina. "In fondo" pensò tra sè mentre Bea continuava a parlare, "Non è neanche tanto male. Certo, se si curasse un pò di più e non dicesse tutte quelle cazzate in classe..."
Susy normalmente non l'avrebbe neanche notato, ma Alex per lei era diventato un mistero, un indovinello o una barzelletta raccontati male, ma pur sempre degni di attenzione. Da qualche tempo continuava a ritrovarselo ovunque e quella mattina si rese conto che doveva indagare. Un sorriso le scappò fugace mentre Alex si sedeva in fondo all'aula, vicino a un tipo grassoccio e unticcio; lei sapeva che non era lì per la lezione, sapeva che era lì per lei.
A Susy non erano mai piaciuti quei tipi che pensano di potersi permettere di dire cretinate cercando di rimanere allo stesso tempo dei fichi. Alex, poi, non era per niente fico.
L'aveva conosciuto tempo prima, non ricordava esattamente quando, ma si ricordava di una specie di scambio di idee molto acceso riguardo a Baudelaire e ai poeti moderni. Lei Baudelaire lo apprezzava, ma non poteva dire di amarlo. Alex, invece, sembrava adorarlo e quando aveva provato a fargli almeno allargare il suo punto di vista, le era sembrato che lui difendesse il caro Baudelaire come fosse un suo antenato.
Follie da intellettuali.
A ogni modo, dopo quel breve e strano incontro, Alex aveva cominciato a collezionare una serie di figuracce ogni volta che si ritrovavano nella stessa classe.E la cosa capitava ormai da troppo tempo. Bisognava rimediare.
Fare una buona azione e concedere una seconda possibilità a quel ragazzo carino dalle idee e dai modi bizzarri? Si, poteva essere un inizio per la sua indagine.
Qualcosa, tuttavia, la fece sentire diversa, qualcosa che, nel guardare quella maglietta dei Clash tutta consumata, ancora non capiva o che forse non aveva mai voluto ascoltare.
Così, decise che doveva conoscerlo meglio e che in fondo nonostante la mitica parentela con Baudelaire, in fondo Alex poteva non essere completamente pazzo o, più semplicemente, che quel ragazzo in verità era un mistero insolvibile che lei, invece, avrebbe risolto.
Una battaglia, insomma, dove sarebbero servite le armi migliori:
- un buon libro su Baudelaire,
- un nuovo profumo,
- sorriso ammaliante e una buona dose di sfaggiataggine e simpatia da unire a quel suo fare da stronza che sfoderava sempre in situazioni del genere.
Mentre si abbandonava a questi pensieri, sentendosi già incuriosita e senza capire perchè avesse deciso di fare quella cosa, dal fondo dell'aula Alex, con voce poco convinta ma udibile da tutti, se ne uscì proprio con una di quelle frasi idiote, che sì fecero ridere la classe, ma che non piacquero per niente alla Prof.ssa Magli, che invano tentava di riportare l'ordine e di cominciare a spiegare.
Ancora una volta Susy sorrise, si voltò senza farsi vedere e per il resto della lezione guardò il suo Alex che sprofondava in mondi lontani dove a lei, per ora, non era permesso entrare.
Ne era certa, ci sarebbe riuscita.