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domenica 25 marzo 2012

Pagine in Holmes



Cos'è quella "cosa" che piace un po' a tutti, che non ha tempo e che ci tiene incollati su una comoda poltrona? No, non è la cioccolata calda in una sera d'inverno, non è un film avvincente, nè un Racconto della Cripta, ma se avete pensato a Sherlock Holmes, avete pensato giusto!
Questo è sicuramente il suo anno. Tra il grande successo del primo film e l'enorme interesse scaturito dalla serie tv che ha visto di recente la luce con una seconda stagione, Sherlock macina ancora chilometri nel Tempo, arrivando a generazioni nuove e reinventandosi, pur mantenendo quel gusto e quell'amore per il vittorianesimo che sempre lo ha distinto e lo distinguerà e che nei secoli ha saputo far innamorare tanto e tanti.

 Ci vuole un'attenzione quasi reverenziale quando si "tocca" un personaggio letterario come questo, ci vuole competenza, ci vuole il Canone e un pizzico di fantasia. Nel tempo, tanti autori hanno messo mano alle atmosfere londinesi tanto care ai lettori di tutto il mondo, mischiando bene e a volte meno bene, ma comunque Sherlock ha sempre avuto la meglio. E non poteva essere diversamente.
Si può apprezzare l'attaccamento di autori della nostra epoca che decidono di cimentarsi in imprese di questo genere, il rischio è sempre di trovarsi con in mano un libro mediocre. E spesso è andata così.
Ma Sherlock, per quanto intoccabile, conserva ancora oggi quella leggerezza e precisione che tanto amiamo, e forse è così che aiuta autori-amanti nel cammino verso nuove storie, omaggi e quant'altro.

Probabilmente è così che Tracy Revels ha maturato l'idea di questo libro, Shadowfall. A novel of Sherlock Holmes, in uscita in Italia per Gargoyle Books.
Allora vediamo chi è questa scrittrice e dove ci porta con questa piccola avventura del caro investigatore.

Nata e cresciuta a Madison, Tracy Revels è professoressa di Storia e Cultura della Florida al Wofford College di Spartanburg (Carolina del Sud). A parte le pubblicazioni scientifiche di maggior rilievo, è l'autrice di Shadowfall - A Novel of Sherlock Holmes (2011) e del suo seguito, Shadowblood - A Novel of Sherlock Holmes.

Ma ora veniamo a noi, Sherlock Holmes e i Tesori di Londra!

Trama:
Dove sono finiti i corvi della Torre di Londra, la Pietra di Londra e il Cuore di San Giorgio, ovvero i principali tesori della capitale britannica di fine Ottocento? Esiste un collegamento tra questi furti e la raccapricciante serie di trafugamenti di cadaveri avvenuta nel Cimitero di Highgate? Alla Regina Vittoria e agli esponenti più importanti dell'establishment politico non resta che affidarsi a Sherlock Holmes. Ma e se questa volta il celebre investigatore non fosse del tutto estraneo a questa intricatissima vicenda? E se il suo infallibile metodo, basato sull'applicazione della logica e sull'osservazione quasi maniacale dei dettagli, non bastasse a risolvere il caso?
E cosa c'entrano con Sherlock il soprannaturale e la magia?
In una Londra costellata di mistero, Watson non può far altro che seguire il suo compagno e amico in un viaggio che avrà davvero dell'incredibile.

Tracy Revels segue fedelmente il Canone -sia mai!!! - ma ci mette davvero del suo, inserendo in questa breve avventura elementi del folklore britannico e non, regalandosi una carrellata di personaggi leggendari - da Jack il saltatore a Titania regina delle Fate di Sogno di una notte di mezza estate, dal Baron Samedi a Mary Laveau regina del vudù per eccellenza, fino a Ipazia d'Alessandria e alla temibile Morrigan - creando un pastiche fantastico che vi terrà davvero incollati al libro e che vi regalerà una nuova visione del grande detective come mai avremmo potuto immaginare.
Incuriositi? Se volete soddisfare la vostra sete, sul sito della Gargoyle Books avete la possibilità di scaricare in formato PDF il primo capitolo del libro di cui l'autrice non solo ha il merito di aver usato gli elementi canonici - appunto - con intelligenza, ma che ha anche saputo raccontare al lettore qualcosa in più su altri personaggi leggendari, mescolando il tutto in un cocktail davvero saporito!!!

Insomma, l'ho letto e mi sono divertita, l'ho tradotto e mi sono divertita... non mi resta che augurarvi buona lettura!!!




lunedì 9 gennaio 2012

Se la vita ti va stretta...

Ricomincio da te, il nuovissimo romanzo di Eloy Moreno uscirà in Italia a gennaio, edito da Corbaccio.

Nel web già compaiono le prime recensioni, le prime anteprime di quello che a tutti gli effetti si presenta come un caso editoriale.
Dunque vediamo perché e di cosa si tratta!


Il caso editoriale.
Dall’autopubblicazione alle 10 edizioni in pochi mesi grazie solo a lettori e librai.
Quando Eloy Moreno ha messo la parola fine al suo romanzo, ha capito di aver scritto un libro importante.
Quando non ha trovato un editore, ha deciso di pubblicarlo a sue spese. Quando non ha trovato un distributore,
ha deciso di distribuirlo lui.
Di libreria in libreria, ha entusiasmato i lettori e convinto i librai: dai recessi più scuri degli scaffali più irraggiungibili, ha visto avanzare il suo libro fino ad arrivare fianco a fianco con quelli di Saramago… Solo grazie all'aiuto dei librai di Barcellona e poche altre città ha venduto 3.000 copie. Le case editrici incominciano a interessarsi al nuovo fenomeno.
Ricomincio da te viene acquistato dalla prestigiosa Espasa. Con i suoi 150 anni di storia alle spalle e la sua vocazione all'alta letteratura così come ai bestseller di oggi, pubblica autori come Luís Sépulveda e Mario Vargas Llosa, premio nobel per la letteratura nel 2010.
Il 13 gennaio 2011 il libro esce per Espansa con una tiratura di 60.000 copie.
Ricomincio da te scala le classifiche della Casa del libro, una delle librerie più importanti di Spagna, dove rimane per mesi e intanto colleziona più di 2.500 giudizi positivi sul sito di Moreno
Il romanzo viene venduto a Taiwan, in Catalogna e in Italia e sono aperte trattative per USA Francia, Germania, Portogallo, Olanda.


Forse siamo davanti alla prova che con la volontà e la caparbietà si riesce a realizzare un sogno. Messaggio positivo per il nuovo anno, allora! Almeno così si spera!

Vi lascio alla trama e al teaser, fatevi incuriosire!




Quando la vita va stretta
Quando è a rischio anche l’amore
L’unica soluzione è ricominciare

Dov’è il limite tra la tranquillità e la noia?
Da quanti anni non viaggio più in treno? Da quanti anni non faccio più niente?
A che età i baci del mio bambino cesseranno di essere d’amore per trasformarsi anch’essi in
baci di compromesso, baci d’abitudine, come quelli di lei? In che momento si romperà il
delicato filo che unisce due generazioni?

Superfici di vita:
Casa: 89 m²
Ascensore: 3 m²
Garage: 8 m²
Open space: 80 m²
Ristorante 50 m²
Bar: 30 m²
Casa dei miei suoceri: 90 m²
Casa dei miei genitori: 95 m²
Totale: 445 m²

Si può vivere tutta la vita in 445 metri quadri? Sicuramente. Il mondo è pieno di persone così:
persone che vivono in una cella senza essere incarcerate, che si alzano ogni mattina sapendo che
tutto sarà uguale al giorno prima e che il giorno dopo sarà la stessa cosa…
Lui è un uomo come tanti. Quarant’anni, una moglie, un figlio piccolo, un impiego in una società di
software, colleghi, genitori, suoceri, giornate scandite dalla routine del lavoro, una vita familiare ridotta a monosillabi di saluto la sera e la mattina, sempre più arida, sempre più marginale. Eppure da bambino non era così. Aveva dei sogni: per esempio costruire un capanno per starci con il migliore amico. E quello è stato il suo primo e più grande fallimento: qualcosa è andato storto, quell’estate la sua infanzia è finita. Ma adesso sente che è arrivato il momento di riprendersi il tempo che ha perduto, di riconquistare l’amore di sua moglie, la stima di se stesso. Ha un piano per ricominciare, ma non osa nemmeno confessarlo a Rebe, sua moglie: ormai è così distante, indifferente, forse ha un altro. Lui sospetta di tutto e di tutti, si sente braccato a casa e in ufficio, organizza piani per vendicarsi di chi considera ormai i suoi ex: la sua ex moglie, i suoi ex amici, i suoi ex colleghi… Ma il sogno rimane, e non è detto che nel modo più impensabile e assurdo non riesca a realizzarsi.

Questa è la storia di un uomo capace di realizzare il suo sogno: ricominciare tutto da capo.
Anche se tutti i sogni hanno un prezzo.


Un libro che tocca temi di cui si parla molto: l’alienazione sul lavoro, la distanza dalla propria
famiglia, la difficoltà di realizzazione, la fragilità dei rapporti, la generazione dei quarantenni di
oggi
Una voce sincera e autentica che ricorda quella dei protagonisti del primo Andrea De Carlo e
del miglior Nick Hornby


Buona lettura!

venerdì 4 marzo 2011

A proposito di Renfield...

Dopo un mese e poco più dall'uscita de Il Libro di Renfield si parla ancora di lui e del suo autore, Tim Lucas.

Dunque, è con piacere che vi segnalo queste due pagine a lui dedicate su Close-up.


Buona lettura!

mercoledì 26 gennaio 2011

The Bookf or Renfield. A Gospel of Dracula.

Eccoci qui, 26 gennaio 2011... esce Il Libro di Renfield di Tim Lucas per la Gargoyle Books.

In questi mesi ho sparso qualche indizio, che ritroverete facilmente nel mio blog, scorrendo tra le etichette o semplicemente curiosando tra le pagine.

Ho pubblicato una sorta di Introduzione, a cui avevo lavorato a fine traduzione - un anno fa - e una specie di Commento, o forse è più corretto dire una Nota del Traduttore.
E' un piacere enorme poter vedere finalmente pubblicato questo lavoro. Certo spero che vada benone, per l'impegno di Tim Lucas, mio e della Gargoyle Books, che ancora ringrazio per il tempo, i consigli e l'ottima compagnia che mi hanno dato nei mesi di lavorazione. Un ringraziamento particolare va di sicuro ai miei professori della Master in Traduzione Specializzata che ho frequentato lo scorso anno alla Sapienza di Roma. Soprattutto al professor A. Gebbia che mi ha indirizzato verso la Gargoyle Books con entusiasmo e credendo in me. A tutti, ma proprio tutti, un ringraziamento speciale e sinceramente sentito!!! Vorrei ringraziare anche la cara prof.ssa I. Ranzato, è stata la prima a seguirmi nel mio percorso universitario con le mie tesi, quella triennale e quella specialistica, e ha contribuito in grossa parte a sviluppare il mio senso critico che spero migliorerà nel tempo, come spero lo faccia anche la mia capacità di traduttrice. Un abbraccio sincero!

Vorrei poter mandare una copia del libro a tutti quelli che mi hanno supportato, e sopportato, ma purtroppo non funziona così, dunque vi ricordo che se volete acquistare Il Libro di Renfield potete farlo anche comodamente da casa, con uno sconto del 10% se lo acquistate sul sito della Gargoyle Books!!!

ok, basta. :)

Buona lettura!!!
La Contessa Nera by Rebecca Johns.

6 febbraio 2011.
Finalmente la data di uscita di questo interessante libro.

Come vi accennavo qualche tempo fa, ho potuto leggere alcuni capitoli in anteprima quest'estate e collaborando con entusiasmo con la Garzanti ho scritto una piccola recensione... anche se la definirei più una prima impressione generale sul romanzo.

Se scorrete poco più sotto nel blog troverete la trama e il link a un video, il booktrailer del libro.

Per ora vi lascio alle mie impressioni!
Buona lettura!


La Contessa Nera

Avrete certamente capito di chi stiamo parlando, perché la Contessa Nera, anche nota come Contessa Sanguinaria o Contessa Dracula, non è solo un personaggio già caro alla letteratura. Elisabeth Bathory, o meglio Erzsébet, è stata e continua a essere una delle donne più intriganti, inquietanti e oscure della nostra storia.

Molto si è scritto e molte sono le voci che la dipingono come una spietata sanguinaria, dedita alla magia nera e al puro sadismo. A lei sono stati dedicati libri, film e persino canzoni, al punto che questa donna, vissuta tra la fine del ‘500 e il primo decennio del 1600, ha cominciato a sfumare nel mito, trascinandosi dietro una scia scura di sangue e, in parte, di bugie: una storia, la sua, che ha ancora molto da raccontare.

Ed è proprio questa voce che Rebecca Johns sceglie di farci sentire: è alla Erzsébet donna, moglie, amante e madre che la scrittrice decide di lasciare spazio, per farla entrare nel nostro mondo e, forse, per farci capire qualcosa che di lei ancora non è stato detto.

La voce di Erzsébet risuona pacata e allo stesso tempo forte, sincera, in quelle che sono pagine crude ma vere, nella rappresentazione dei sentimenti di una donna che non è solo leggendaria, ma che è stata anche vera e, soprattutto, viva. La sua è una storia tragica sotto molti aspetti, ma se vi aspettate un bagno di sangue e follia allora chiudete questo libro. Non cataloghiamo questo romanzo con l’etichetta di horror, perché Rebecca Johns ci mette molto di più. Tra le righe traspare la vita di un’anima spezzata, di una donna che deve lottare per vivere, per accettare la vita che le è capitata, per accettare i suoi cambiamenti, scoprendo molto lungo il cammino.

Cammino costellato di scoperte: su sé stessa, sull’amore, sull’odio e sul potere. La narrazione è ricca di dettagli e personaggi così vividi che sembrano respirare, sembrano sussurrarci che questa donna è molto più che un personaggio letterario e che, pian piano, ci entrerà letteralmente sotto pelle.

In queste pagine si percepisce anche una bella cornice storica che fa da contorno al microcosmo mentale e fisico della Contessa, contribuendo così a restituire al lettore un’idea forse non troppo originale, ma di certo pulsante e, forse, più vera delle molte dicerie che tutt’oggi circolano sulla Contessa Bathory.

Rebecca Johns, dunque, ci regala un nuovo spaccato sulla Contessa Bathory, ci fa riscoprire il personaggio usando una nuova chiave di lettura e dandole una voce assolutamente viva.

Perché leggerlo? Semplice: perché non saprete scollarvelo di dosso.

venerdì 14 gennaio 2011

Il Libro di Renfield, due chiacchiere su Tim Lucas.

Tempo fa avevo pubblicato le mie impressioni di traduttrice su questo bel romanzo di Lucas, ma avevo tralasciato le notizie sul suo autore.
Ora che Il Libro di Renfield sta per arrivare in libreria - l'uscita dovrebbe essere prevista per i 26 o il 27 gennaio, ma trovate informazioni più dettagliate sul sito della Gargoyle Books - mi sembra dovuto pubblicare una biografia dell'autore, dunque eccola qui. Spero sia interessante, non troppo noiosa, e che vi incuriosisca... soprattutto spero di non aver tralasciato nulla di importante!
Allego alcuni link:

Buona lettura e mi raccomando, cercate Il Libro di Renfield in libreria, fine mese!!!

Tim Lucas (30 maggio 1956).

Nato a Norwood, Ohio, trascorre parte della sua infanzia girando per le case dei parenti e vedendo la madre, vedova, solo nei weekend. Dopo aver pubblicato piccole cose, ancora giovanissimo diventa critico cinematografico e cartoonist per il giornale della Norwood High School, The Mirror. Comincia a scrivere seriamente all’età di quindici anni, quando le sue prime recensioni vengono pubblicate dalla rivista Cinefantastique. Per i dieci anni successivi quella resta la sua strada.

Sebbene non arrivi al diploma, nell’autunno del 1981 pubblica un saggio sulla rivista universitaria della Purdue University, la Modern Fiction Studies, il lavoro è uno studio su Anthony Burgess. L’articolo, The Old Shelley Games: Prometheus and Predestination in Burgess’ Works fu poi inserito nell’antologia Modern Critical Views: Anthony Burgess (1987), una raccolta dei migliori articoli sulle opere di Burgess.

Nel 1984 collabora con la rivista Video Times e inventa, per così dire, un nuovo modo di recensire i video, in particolare i cosiddetti “home video”. Focalizza l’attenzione su come i video vengono trattati dai nuovi mezzi di diffusione; col suo lavoro si guadagna la fiducia dell’editore della rivista che gli commissiona una serie di dodici libri-guida sui video, pubblicati poi da Signet Books nell’estate del 1985. Scrive le introduzioni di ogni volume: Movie Classics, Horror, Science Fiction & Fantasy e Mistery & Suspense le principali. I libri costituiscono la sua prima pubblicazione come autore, anche se verranno accreditati agli “Editore di Video Times”.

Nell’ottobre del 1985, Video Times pubblica la prima rubrica fissa di Lucas, Video Watchdog, che troverà poi spazio sull’Overview di Michael Nesmith, e sulle pagine di Fangoria, Gorezone, dove comparirà regolarmente dal 1988 al 1992. Dei suoi molti interventi verrà fatta una raccolta: The Video Watchdog Book (1992).

Nel giugno del 1990, Lucas lancia Video Watchdog come una rivista separata, diventando oggetto di culto per cineasti, registi e critici. Dal 2002 al 2006 la rivista vince il Rondo Hatton Classic Horror Award come Miglior Rivista.

giovedì 13 gennaio 2011

La Contessa Nera
Forse è un po' prematuro parlarne... ma la Contessa Dracula, Erzsébet Bathory, arriverà sugli scaffali a febbraio.

Ho avuto il piacere di partecipare alle recensioni come lettrice "vera", nel senso di fisicamente esistente, e l'assaggio è stato sinceramente curioso, intrigante.

Ma vi dirò di più tra un po', quando i tempi saranno più maturi.
Intanto, se vi va, spulciate il sito di Rebecca Johns e fatevi un'idea leggendo un piccolo accenno di trama qui sotto!


Ungheria, 1611. L'alba illumina l'imponente castello di Csejthe. Nella torre più alta, una donna elegante, austera e vestita completamente di nero è sveglia da ore. Sta fissando, attraverso una piccola feritoia nel muro, un pezzo di cielo che volge all'azzurro mentre le stelle lentamente scompaiono. Sa che quello squarcio di cielo è l'unica cosa che riuscirà a guardare per il resto della sua vita. L'ultima pietra che, per decreto del palatino, la condanna a essere murata viva in quella stanza è appena stata posata. Ma la contessa Erzsébet Bathory non ha nessuna intenzione di accettare supinamente il destino che le viene imposto. Non l'ha mai fatto nella sua vita. Erzsébet è solo una bambina innamorata dei libri quando, nella dimora in Transilvania dove vive insieme alla sua famiglia, assiste ad atti di violenza indicibili. Atti che la segnano nel profondo e che non potrà mai dimenticare. Neanche quando, a soli undici anni, è costretta a sposare l'algido, freddo e violento Ferenc Nadasdy; Un uomo sempre lontano, più interessato alla guerra e alle scorribande che a lei. Erzsébet è sola, la responsabilità dei figli e dell'ordine nel castello di Sarvar è tutta sulle sue spalle. Spetta a lei gestire alleanze politiche e lotte di potere. Questo le procura non pochi nemici e coincide con l'emergere dell'anima più nera della donna. Strane voci iniziano a spargersi sul suo conto. Sparizioni di serve torturate e uccise, nobildonne svanite nel nulla. Si tratta di una cospirazione? O siamo di fronte a una donna malvagia e perversa? O il male è l'unico modo per Erzsébet di sopravvivere e lottare in un mondo dominato dagli uomini? ***

Qui trovate anche una sorta di book trailer!

A presto!




***(la trama qui riportata è stata presa dal blog The Book-Lover, si spera senza far incavolare nessuno!)

domenica 27 giugno 2010

Renfield is my best friend! 2 NDT!!

Forse, più che una Nota del Traduttore, questo è un commento, comunque, spero possa essere interessante.

Buona lettura e mi raccomando, occhio a quando uscirà questo libro perché merita!

NDT?

Da sempre, e per qualche strana ragione, molti di noi restano affascinati dall’horror; una reazione del genere apparentemente può sembrare curiosa, quasi buffa, se ci si ferma un istante a riflettere sui motivi. In seconda battuta, però, sembra piuttosto naturale se si pensa all’horror – sia esso rappresentato in un libro o in un film e via dicendo – come a un veicolo per esorcizzare il Male, le paure che ci circondano e che nascono nuove e diversificate ogni giorno in tutto il mondo.

È naturale, perché l’uomo da sempre cerca e trova mezzi attraverso cui andare avanti, strumenti e veicoli che gli permettano di convivere col reale quand’esso non trova una spiegazione razionale o immediata.

Tim Lucas, esperto in materia, ha voluto regalare al lettore un testo aperto a molte letture, ricco di temi e di sentimento, un momento di riflessione sull’individuo.

The Book of Renfield: a Gospel of Dracula non è un libro dell’orrore, né tantomeno un libro sui vampiri: Il Libro di Renfield è il Vangelo secondo Dracula, come suggerito dall’autore nel sottotitolo. Affrontare la traduzione di questo testo è stato molto impegnativo perché vanno fatti i conti con tanti fattori. Per prima cosa analizziamo il titolo.

La scelta di lasciare Il Libro di Renfield anziché Il Diario, ad esempio, è significativa. Il testo è suddiviso in due parti e nella Coda finale; ognuno di questi tre elementi riporta delle citazioni di natura biblica, caratteristica che ritroviamo un po’ in tutto il testo e che è in stretta relazione con la storia narrata da Renfield stesso. Dunque, Il Libro di Renfield è un po’ come Il Libro della Rivelazione e la traduzione ammicca volutamente in quella direzione, che è sembrata essere in molti casi anche un’importante chiave di lettura. Inoltre, pensando al sottotitolo, è Renfield stesso a definirsi “Vangelo”, in un piccante scambio di battute col dottor Seward.

Questa caratteristica, per così dire “religiosa”, la ritroviamo anche quando traduciamo Lord and Master – appellativi che Renfield usa quando allude a Dracula – con Padrone e Maestro e con Signore e Padrone o Signore e Maestro. La prima coppia viene attribuita quasi sempre a Renfield, che parlando con Seward cerca in ogni modo di nascondere la vera natura di questo Lord, facendogli credere di riferirsi a Dio. In italiano la dualità di significato del termine lord è stata diversificata in base ai personaggi che utilizzano questa parola. L’ambiguità e la difficoltà di questa scelta è data anche dalle varie citazioni bibliche che, come accennavamo, compaio qua e là nella narrazione. Renfield, cresciuto in una canonica, sembra conoscere bene le Sacre Scritture anche se spesso storpia le citazioni, rendendo il lavoro di riconoscimento e di inserimento della traduzione talvolta difficile; l’uso che fa del termine lord è ambiguo anche alla luce della storia della sua vita, ma di certo non è mai casuale ed è, allo stesso tempo, ben distinto dall’uso che ne fa, ad esempio, il dottor Seward.

Tim Lucas, attraverso Renfield, cita anche testi come Vanity Fair, Tristram Shandy, brani tratti dalle Lyrical Ballads di Wordsworth, o frasi rubate a Shakespeare, arricchendo la narrazione con piccoli particolari che contribuiscono a caratterizzare l’atmosfera e a definire un’epoca.

A proposito di atmosfera e di epoca, non si può definire Il Libro di Renfield un romanzo vittoriano, ma l’ambientazione, quando compare carica di aggettivi, particolari e luoghi, si trascina dietro tutto il fascino e le atmosfere di quell’epoca, di quei romanzi che occupano una parte tanto importante nella letteratura inglese. Tradurre elementi di questo tipo è stata una scommessa, perché ogni piccola parola, ogni aggettivo contribuiva a dipingere un’immagine importante perché parte della cornice in cui si inserisce la storia di Lucas.

Tra i tanti, gli aggettivi che caratterizzano maggiormente il romanzo sono quelli riferiti ai colori. La notte, con le sue sfumature di blu scuro e nero, ha un peso determinante per Renfield e sembra avvolgere anche il lettore, trascinato nel turbinio di notti di luna piena, vortici di pipistrelli e stelle luccicanti, in un quadro che ha talvolta del poetico, dell’inquietante e del surreale assieme. Ed è forse questa una delle caratteristiche più belle dello stile di Lucas.

L’autore, infatti, fa un’operazione incredibile, inserendo brani da Dracula, approfondendo personaggi già esistenti, costruendo ambientazioni e situazioni che in tutto e per tutto omaggiano Bram Stoker. Le citazioni – evidenziate per scelta di Tim Lucas in grassetto – sono state ritradotte, tenendo presente come riferimento la traduzione italiana di Paola Faini[1]. La scelta è stata presa di comune accordo con l’editore – Gargoyle Books – e, per quanto sia stato impegnativo e difficile affrontare in parte il romanzo di Stoker, mi ha dato la possibilità di confrontarmi con uno grande classico. L’inserimento di questi brani originali, tuttavia, è stato semplice perché Lucas è riuscito a mantenersi in linea con lo stile di Stoker, inserendo in modo intelligente il suo stile personale.

L’operazione fatta da questo autore è sicuramente interessante perché non si limita alla citazione grezza dei brani, ma sceglie di ricalcare le orme di Bram Stoker anche nella struttura del suo romanzo e nelle caratteristiche che l’hanno reso tanto celebre. Ritroviamo, infatti, l’uso delle pagine di diario e delle datazioni che da sempre distinguono Dracula; c’è poi una grande attenzione ai dettagli, anche i più piccoli, che ricorda tantissimo lo stile di Stoker e che rende densa la narrazione. L’uso del dettaglio gioca un ruolo importantissimo: tramite le descrizioni minuziose, infatti, Lucas riesce di pagina in pagina a delineare un profilo psicologico di Renfield davvero profondo e sfaccettato, dando a quello che era solo un personaggio secondario uno spazio proprio. Tradurre questi elementi, dunque, non è solo un esercizio linguistico, che ci porta a scegliere termini ricorrenti che fungono da base solida agli altri, ma si è dovuto fare un vero e proprio lavoro di analisi sui toni, i modi e la “filosofia” del protagonista del romanzo. Altro elemento interessante e di rilievo per la traduzione è la scelta di non mostrare mai il Conte – un po’ come accade in Stoker – ; questo fattore porta la traduzione a distendersi e ad ampliarsi nella scelta di termini ricorrenti ma sempre molto vari. Tutto sembra scandito da parole chiave, momenti che si rivelano topici per il protagonista e che puntano dritto alla fantasia del lettore che finirà inevitabilmente per stare dalla parte di quello che, tutto sommato, è solo un folle rinchiuso in un manicomio.

Ed è proprio al lettore che si è pensato quando, d’accordo con l’editore, sono state inserite delle brevi note. L’uso che se ne è fatto, comunque, è stato limitato, per non appesantire la lettura; la scelta si è rivelata utile perché ci ha dato la possibilità di aiutare il lettore laddove il testo di Tim Lucas si rivelava meno comprensibile per un pubblico italiano.

Il lavoro svolto è stato di certo molto impegnativo e serio, non solo per le caratteristiche talvolta delicate del romanzo, ma anche per la scelta dei termini, che in un testo del genere sono fondamentali per rendere certe atmosfere e trasmetterle al lettore senza rischiare di appesantire la lettura.

Nella traduzione, ho cercato di tener conto di tutti questi fattori, provando a trasmettere sensazioni, spazi e atmosfere per come le ha immaginate l’autore.


[1] Dracula, Bram Stoker, Newton Compton, Roma 2009, Introduzione di Riccardo Reim, cura e traduzione di Paola Faini. Edizione integrale.

Renfield is my best friend!

Cos'è?
Un bel libro.
Di chi è?
Di Tim Lucas.
Chi è?
Ne parleremo più in là.
Perché parliamo di questo libro?
Be', i motivi sono vari. Qualche tempo fa avevo accennato a una mia collaborazione con la Gargoyle Books.
Con loro ho lavorato a questo bel libro, di cui uscirà la mia traduzione prossimamente, spero presto!
Vi scrivo due righe, una piccola analisi personale che vuol essere più una riflessione che una recensione!
Buona lettura!

Un'introduzione
“Il sangue è vita!”

Parole famosissime che di certo sono rimaste e rimarranno impresse nella memoria di infiniti lettori che hanno avuto o che avranno tra le mani Dracula di Bram Stoker.

A pronunciare questo monito, questa incredibile verità, è Renfield, personaggio secondario che in Dracula ci regala un velato assaggio di come il Conte sia capace di avvelenare corpo e mente delle sue ignare vittime.

Non ha bisogno di presentazioni, Dracula, né serve ricordare quale fu la mente che generò un tale indiscusso capolavoro gotico, che a oggi è tutt’altro che dimenticato. Dracula e Bram Stoker sono quasi un’unica creatura, al punto che il Conte stesso è divenuto sinonimo di vampiro, alimentando l’iconografia e l’immagine collettiva per trasformarsi, infine, in simbolo.

Il Non-Morto per eccellenza è una di quelle figure che porta il lettore – o lo spettatore, vista la ricchissima produzione cinematografica – a confrontarsi con misteri primordiali come il sangue, la morte, la passione, l’amicizia, l’amore. È curioso osservare come un personaggio che di fatto quasi non compare nel libro, sia riuscito a generare creature e mondi, ispirando autori un po’ ovunque e diventando, in un certo senso, beniamino di tutti.

Certo, va ricordato che Stoker non fu l’unico a scrivere di “mostri”, tra i tanti basta ricordare Le Fanu, con la sua famosissima Carmilla; eppure in quelle atmosfere vittoriane, nelle pagine di diario ricche di dettagli e di sentimenti vivi, Stoker ha saputo consegnare al mondo una creatura che ancora ci tormenta, nel bene e nel male. L’ansia che Dracula ci lascia addosso, fino all’ultima pagina, è giustificata da molti fattori, ma uno significativo su cui riflettere è proprio l’assenza del cosiddetto cattivo, che compare solo in qualche pagina all’inizio del romanzo. È come dire: “Il male c’è, e l’avvertiamo con il crescere dell’angoscia, ma non siamo in grado di vederlo, non sappiamo che forma abbia, né come combatterlo”. Dunque, abbiamo di fronte un Male quasi allo stato puro, ancestrale nel suo genere. I protagonisti scelti da Stoker non sono altro che esempi di umanità, delle debolezze, dei sentimenti, delle paure e del coraggio che siamo capaci di provare; quello in cui si trovano catapultati, in realtà, è una sorta di rito di passaggio privo, però, dei suoi elementi cardine.

Il lettore, proprio come i personaggi, è spinto ad andare avanti a qualsiasi costo; è costretto a vedere la realtà e l’irrazionalità generata dall’incredulità di fronte a eventi di questo genere. Forse è per questa sincerità di fondo che Dracula affascina ancora oggi, in un mondo dove bisogna reinventarsi vampiri per sentirsi vivi.

Se la paura, l’angoscia, sono le vene attraverso cui scorrono e si alimentano i sentimenti in libri come Dracula o, più in generale, nei libri horror, credo si possa fare un parallelismo con le paure e le angosce che oggi ci circondano.

Tim Lucas sceglie questa strada, facendo un incredibile e avvolgente omaggio a Stoker e rispolverando un’ambientazione, quella vittoriana, che ancora oggi gode di grande fortuna.

Il Libro di Renfield è un romanzo intelligente, profondo, talvolta inquietante e incredibilmente crudo, seppur denso di sentimento e passione. Lucas sceglie abilmente di focalizzare la sua attenzione su un personaggio secondario di Dracula, Renfield appunto, per mostrarci cos’è la follia o, forse, cos’è la disperazione.

Non ci troviamo davanti a una semplice ispirazione, a un romanzo ombra, né tantomeno dobbiamo pensare a quest’opera come a un esempio di horror o di storie sui vampiri. Non c’è solo questo in Renfield; si tratta per lo più di un’esplorazione, del voler capire come il Male – sia esso un personaggio di fantasia o un evento reale – possa governare la nostra mente, spingendoci in luoghi magici e perversi insieme.

Renfield e il dottor Seward – altro prestito da Bram Stoker – saranno le nostre guide in quello che è il racconto della vita di Renfield, costellato di pazzia, passione e tristezza; ci guideranno in un’analisi della follia di chi è schiavo del Male fino al punto di venirne divorato nella mente, nell’animo e nel corpo. Sappiamo bene che fine farà Renfield, ucciso dal suo stesso Padrone e Maestro, ma quello che ci sfugge sono gli eventi che l’hanno portato a quella fine. Lucas sceglie di fare un omaggio al Vampiro, descrivendo la follia di Renfield in un racconto appassionante e struggente, e a Stoker, utilizzando quei toni e quelle strutture caratteristiche che lo resero immortale.

I temi affrontati sono innumerevoli: dall’abbandono all’adozione, dalla religione alla blasfemia, dalla solitudine al bisogno di appartenenza, dalla follia mentale a quella reale, dalla morte all’amore e all’amicizia e via dicendo. Di pagina in pagina sembrano sgorgare tra le righe come un fiume in piena, fino ad avvolgere il lettore in uno stile semplice e intelligente, profondo. Non mancano numerose citazioni bibliche, come a ricordare che se esiste il Male allora dev’esserci anche il Bene, e qualche citazione letteraria, da Shakespeare a Worsdworth, ma Tim Lucas cita soprattutto Bram Stoker e riesce a catapultarci in un altro mondo, in un’altra epoca, mostrandoci come le paure di allora siano le stesse di oggi. Ora, forse, siamo soli, ognuno con le proprie tragedie, angosce e paure, ma tutti stranamente uniti quando il Male si manifesta e il sangue sembra scorrere più forte, quando il sangue diventa vita anche di fronte alla morte.

Il messaggio forse è proprio questo, come scopriremo leggendo la brillante idea sviluppata nella Postfazione, ma ricordiamo sempre che “il mondo sembra pieno di brav’uomini, anche se è pieno di mostri”.


sabato 12 giugno 2010

Flatland, the easy way...

"La matematica non sarà mai il mio mestiere", dicevano in una canzone di tanti anni fa.
Ecco, anche per me vale lo stesso.
Io e la matematica ci siamo incontrate spesso, come tutti noi, dai primi anni di scuola.
All'epoca i regoli, colorati e di forme e materiali diversi, erano un divertimento... o qualcosa da lanciare attraverso la classe, sfidando l'ira lapidaria delle maestre. Per fortuna io, i regoli, non li ho mai lanciati... almeno credo.
Quello che avrei voluto sempre fare, però, era lanciare il mio quaderno: di aritmetica, di geometria. Non mi è mai stato chiaro perché ci fosse bisogno di tutti quei minuscoli quadratini sulla pagina, così scomodi per scrivere ma assolutamente perfetti per contenere i numeri. E' ovvio che il tempo passa e tutti quanti maturiamo, scoprendo i piccoli e grandi segreti che ci circondano come, per l'appunto, il concetto geometrico e quello aritmetico che regola le molte cose della vita.
La fisica, che è altra cosa, lasciamola fuori, per ora.
Eppure, per quando col tempo l'algebra mi sembrasse divertente, altri fattori hanno contribuito a far germogliare in me quella punta di inquietudine e insoddisfazione mista a scontento ogni volta che mi trovavo difronte un problema da risolvere.
Il banco, ricordo, diventava scomodo, stretto, sporco e all'improvviso mi ritrovavo a osservare ogni minima crepa o segnaccio incisi nel legno coperto di formica verde del mio banchetto.
Il liceo ha probabilmente segnato un punto fisso tra me e la matematica.
Sperimentale.
Sarebbe a dire che mentre gli altri navigavano nelle acque tranquille e più comuni della matematica "per adulti", io e i miei 27 compagni di classe sudavamo sui banchi, arrampicandoci sui grafici, cercando di non ridere alla definizione di seno e coseno e tentando di trovare un senso al tutto che, almeno da parte mia, sembrava sfuggire tra le dita.
Ma devo accorciare, altrimenti questo diventerebbe uno spaccato di vita liceale - è abbastanza chiaro che ho fatto lo scientifico, no? - totalmente privo di interesse per quelli che non hanno condiviso tali situazione con me. Mi concedo quest'ultimo pensiero, dunque, per poi parlare di questo strambo libro di Abbott, Flatlandia, appunto.
Se ricordiamo le lezioni, i problemi a casa eccetera, ricorderemo, ognuno di noi, i professori di matematica che abbiamo avuto. Non c'è verso, ma quelli delle elementari li ricordo vaghi, le medie erano un piccolo paradiso, dove navigavo in acque tranquille ignara di cosa e chi avrei incontrato in seguito. Ecco, diciamo chi...
Tra i tanti ne citerò solo 2, chiamandoli per gioco Il Bene e Il Male.
Il Bene era una grande prof. Ti metteva 4 con una dignità incredibile, senza mortificazioni. I miei disegni erano i migliori di tutta la classe.
Il Male era un professore. Senza aggettivi aggiunti. Girava per i banchi, arrogante perché era un pozzo di conoscenza, arrogante perché privo di umanità.
Lì, cara matematica, ci siamo definitivamente separati, lì ti ho salutato più sollevata perché avevo finalmente capito che il mio mondo era la pagina scritta.
Tutti abbiamo avuto qualche piccola crisi, e mi rivolgo a quelli che la matematica l'hanno odiata, pianta eccetera, a quelli che non se ne sono fatti mai una ragione.

Flatlandia è un libretto curioso, andrebbe letto anche solo per conoscenza - stiamo parlando di un volumetto pubblicato anonimo addirittura nel 1882.
Perché, direte voi? Perché nella genialità dell'idea - il protagonista è un quadrato che vive in un mondo dove tutto è bidimensionale, dove la Terza Dimensione e i concetti cui essa porta sono considerati fuorilegge - c'è un piccolo, grande insegnamento.
No, non sto parlando delle spiegazioni sulla Terza o sulla Quarta Dimensione; parlo proprio dell'espressione di alcuni concetti che oggi ci sembrano scontati, semplici, ma cavolo... quanto avrei voluto un professore che mi spiegasse cos'è un cubo in questa maniera:

...SFERA: "Un Punto produce una Linea con 2 Punti terminali.
Una Linea produce un Quadrato con 4 Punti terminali.
Ora siete in grado di rispondere da solo alla vostra stessa domanda: 1,2, 4 formano evidentemente una Progressione Geometrica. Quale sarà il prossimo numero?"
IO: "Otto."
SFERA: Precisamente. Quell'unico Quadrato produrrà un Qualcosa-che-voi-ancora-non-sapete-come-si-chiama-ma-che-noi-chiamiamo-Cubo, il quale ha 8 Punti terminali. Siete persuaso adesso?
IO: E questa Creatura ha dei lati, così come ha degli angoli o ciò che voi chiamate "Punti terminali"?
SFERA: Naturalmente: tutto come vuole l'Analogia. Ma, a proposito, non quello che voi chiamate lati, ma quello che noi chiamiamo facce. Voi li chiamereste Solidi. ...

E così via.
Vi sembra stupido? Forse lo è, ma leggere una spiegazione così semplice, nonostante sappia bene cos'è la Terza Dimensione (Spacelandia) e cosa sia un Cubo, mi ha fatto sorridere.
Ah se tutti i professori di matematica facessero leggere questo libro - e, ne sono certa, altri testi ugualmente curiosi e stimolanti - allora forse la conoscenza con quell'universo che è la matematica ci sembrerebbe un po' meno piatta, meno bidimensionale, e un po' più curiosa, stimolante.
Confido comunque che la Quarta Dimensione si apra a noi come le pagine di un libro di fotografie: per parlarci con la semplicità delle immagini e la forza della curiosità, della novità!
Leggete Flatlandia, perché dentro non ci sono solo numeri e figure, ma ci sono anche i concetti: geometrici, aritmetici, sociali, fantastici.

Buona lettura.

venerdì 31 luglio 2009

Gli Eroi dell'Ovvio...

Non sono ancora convinta di farlo, quindi do giusto una bottarella così...

Gli Eroi del Crepuscolo... Cioè, parliamone...
Sempre che vi vada perché, seppure l'autrice sia giovane e ha tutta la mia stima perché cmq scrivere un libro intero non è facile e perché per vie traverse so bene chi è e cosa significa questo libro per lei, c'è da dire che si corre il rischio di dormire anche solo a parlarne, figuriamoci a leggerlo.

Personaggi: nomi strani, scelta ardita ok, ma se non ricordi i nomi dei personaggi perché si somigliano troppo o perchè il protagonista (Lyannen) ha un nome un filino poco cazzuto e diretto, qualche problema c'è.
Caratteristiche: ecco, gli elfi già esistevano, li ha inventati qualcuno che non diciamo per non offendere nessuno...allora che si fa?ma sì, inventiamo creature che gli somigliano ma sono Eterni... e in tutti i sensi. Poi facciamoli tutti biondi, altissimi e belli. Però occhio, il personaggio principale dev'essere un outcast (ecco che si seguono i dettami della narrativa!). Piccolo, mezzomortale e coi capelli scuri. Mi di spiace, ma il personaggio principale che dovrebbe svoltare gli eventi alla fine non combina un tubetto...è noioso, non è divertente e ha una storia con la figlia del re (guarda che coincidenza!) che non sta nè in cielo nè in terra... E questo tanto per dirne alcune al volo...
Trama: siamo un bel popolo viviamo all'ombra di antichi eroi e di una lontana guerra con la Tenebra (eco del Nulla di Fantasia, ma lo prendo come omaggio, che almeno è lecito farlo!). I personaggi sono per la maggior parte poco convincenti, hanno poco mordenti, te li ricordi appena. Il cattivo, lo speri andando avanti, sarà quello sicuro più caratterizzato... volete sapere? No. E' ridicolo, mi domando: volutamente? Se sì, non si capisce. Non ha un nome cazzuto (prendete chessò, Gmor, Sauron, e via dicendo...), non è cazzuto lui e soprattutto... fa ridere...il che non è male, ma credo non sia voluto. Dietro le sue parole, i suoi dialoghi, si nasconde il nulla. All'apparenza dovrebbe risaltare questa facciata di odio che lo spinge a scatenare una guerra, l'eterna lotta tra bene e male (sì, siamo ancora in piena meccanica narrativa), ma ha un compare che fa acqua, dai, sono amici da quand'erano piccolini...!!! Ma si può sentire?! AAAH!

Insomma, in generale direi che la trama è classica, ben distesa nella narrazione, tra eventi, svolgimenti e incontri con pg nuovi che contribuiscono ad arricchire la storia più dei personaggi principali. Li troviamo debolucci, poco convincenti, soprattutto nella persona del protagonista e del cattivo di turno. I dialoghi sono lenti, quando vogliono far ridere sono forzati. I capitoli sono organizzati abb.bene, ma ogni cambio,ogni stacco il lettore si trova davanti a una ripetizione, a un riassumendo, a un mini promemoria inserito tra le righe per ricordarti che pincopallo nel capitolo prima aveva trovato una cosa e che adesso aveva quella cosa che aveva trovato nel capito prima e che avrebbe usato ora che l'aveva trovata e che mi raccomando ricordatevelo ma se tanto ve lo dimenticate ve lo riscrivo venti volte nei capitoli successivi... Ecco, avete un'idea di quanto sia fastidioso?
Inoltre, non sempre i concetti sono espressi bene in italiano. Le frasi spesso sono costruite...non male, ma tentennanti. L'editor non ha fatto un gran lavoro se ha lasciato passare alcune di queste cose. Leggere diventa non solo un filo soporifero all'inizio (il libro sembra non partire mai, ma la vedo più come una scelta), ma è una corsa a ostacoli con la digeribilità... alternarsi di frasi, modi di dire colloquiali totalmente fuori luogo, errori vari, perdita dei dettagli che mutano di pagina in pagina... insomma un gran macello.

Perdonatemi, l'ho letto tutto, ma che grande, enorme fatica... Di genere, e quindi scontato che fosse così... scritto da chi è fissato per quel genere e non si rende conto che è difficilissimo inventare cose nuove e se non le si inventa, quanto meno usare a modo proprio quelle già esistenti. Scritto da un'italiana...ora non voglio blastare gli scrittori italiani, ma il fantasy non appartiene alla nostra cultura, non ancora almeno e questa è l'ennesima deludente verità... Tremo al pensiero che ne uscirà un'altro...

Comunque, la mia analisi è sommaria, lo ammetto e confesso che ho volutamente scelto di farla così, perché andare ad analizzare un libro così è difficile, lungo, massacrante, per il libro e per chi lo fa. Inoltre rimando a questo sito http://fantasy.gamberi.org/2008/07/03/il-crepuscolo-del-fantasy/ (grazie a RRobbe per averlo citato nel suo blog altre volte) dove si sono presi la briga di parlare di questo orrore...
Un'ultima battuta, mi stupisce che Repubblica gli abbia dedicato un grande paginone... A volte penso che certo giornalisti non sappiano di cosa scrivono. Che gran tristezza.

Voto: 4, 4/2... regalato