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domenica 25 marzo 2012

Pagine in Holmes



Cos'è quella "cosa" che piace un po' a tutti, che non ha tempo e che ci tiene incollati su una comoda poltrona? No, non è la cioccolata calda in una sera d'inverno, non è un film avvincente, nè un Racconto della Cripta, ma se avete pensato a Sherlock Holmes, avete pensato giusto!
Questo è sicuramente il suo anno. Tra il grande successo del primo film e l'enorme interesse scaturito dalla serie tv che ha visto di recente la luce con una seconda stagione, Sherlock macina ancora chilometri nel Tempo, arrivando a generazioni nuove e reinventandosi, pur mantenendo quel gusto e quell'amore per il vittorianesimo che sempre lo ha distinto e lo distinguerà e che nei secoli ha saputo far innamorare tanto e tanti.

 Ci vuole un'attenzione quasi reverenziale quando si "tocca" un personaggio letterario come questo, ci vuole competenza, ci vuole il Canone e un pizzico di fantasia. Nel tempo, tanti autori hanno messo mano alle atmosfere londinesi tanto care ai lettori di tutto il mondo, mischiando bene e a volte meno bene, ma comunque Sherlock ha sempre avuto la meglio. E non poteva essere diversamente.
Si può apprezzare l'attaccamento di autori della nostra epoca che decidono di cimentarsi in imprese di questo genere, il rischio è sempre di trovarsi con in mano un libro mediocre. E spesso è andata così.
Ma Sherlock, per quanto intoccabile, conserva ancora oggi quella leggerezza e precisione che tanto amiamo, e forse è così che aiuta autori-amanti nel cammino verso nuove storie, omaggi e quant'altro.

Probabilmente è così che Tracy Revels ha maturato l'idea di questo libro, Shadowfall. A novel of Sherlock Holmes, in uscita in Italia per Gargoyle Books.
Allora vediamo chi è questa scrittrice e dove ci porta con questa piccola avventura del caro investigatore.

Nata e cresciuta a Madison, Tracy Revels è professoressa di Storia e Cultura della Florida al Wofford College di Spartanburg (Carolina del Sud). A parte le pubblicazioni scientifiche di maggior rilievo, è l'autrice di Shadowfall - A Novel of Sherlock Holmes (2011) e del suo seguito, Shadowblood - A Novel of Sherlock Holmes.

Ma ora veniamo a noi, Sherlock Holmes e i Tesori di Londra!

Trama:
Dove sono finiti i corvi della Torre di Londra, la Pietra di Londra e il Cuore di San Giorgio, ovvero i principali tesori della capitale britannica di fine Ottocento? Esiste un collegamento tra questi furti e la raccapricciante serie di trafugamenti di cadaveri avvenuta nel Cimitero di Highgate? Alla Regina Vittoria e agli esponenti più importanti dell'establishment politico non resta che affidarsi a Sherlock Holmes. Ma e se questa volta il celebre investigatore non fosse del tutto estraneo a questa intricatissima vicenda? E se il suo infallibile metodo, basato sull'applicazione della logica e sull'osservazione quasi maniacale dei dettagli, non bastasse a risolvere il caso?
E cosa c'entrano con Sherlock il soprannaturale e la magia?
In una Londra costellata di mistero, Watson non può far altro che seguire il suo compagno e amico in un viaggio che avrà davvero dell'incredibile.

Tracy Revels segue fedelmente il Canone -sia mai!!! - ma ci mette davvero del suo, inserendo in questa breve avventura elementi del folklore britannico e non, regalandosi una carrellata di personaggi leggendari - da Jack il saltatore a Titania regina delle Fate di Sogno di una notte di mezza estate, dal Baron Samedi a Mary Laveau regina del vudù per eccellenza, fino a Ipazia d'Alessandria e alla temibile Morrigan - creando un pastiche fantastico che vi terrà davvero incollati al libro e che vi regalerà una nuova visione del grande detective come mai avremmo potuto immaginare.
Incuriositi? Se volete soddisfare la vostra sete, sul sito della Gargoyle Books avete la possibilità di scaricare in formato PDF il primo capitolo del libro di cui l'autrice non solo ha il merito di aver usato gli elementi canonici - appunto - con intelligenza, ma che ha anche saputo raccontare al lettore qualcosa in più su altri personaggi leggendari, mescolando il tutto in un cocktail davvero saporito!!!

Insomma, l'ho letto e mi sono divertita, l'ho tradotto e mi sono divertita... non mi resta che augurarvi buona lettura!!!




lunedì 9 gennaio 2012

Se la vita ti va stretta...

Ricomincio da te, il nuovissimo romanzo di Eloy Moreno uscirà in Italia a gennaio, edito da Corbaccio.

Nel web già compaiono le prime recensioni, le prime anteprime di quello che a tutti gli effetti si presenta come un caso editoriale.
Dunque vediamo perché e di cosa si tratta!


Il caso editoriale.
Dall’autopubblicazione alle 10 edizioni in pochi mesi grazie solo a lettori e librai.
Quando Eloy Moreno ha messo la parola fine al suo romanzo, ha capito di aver scritto un libro importante.
Quando non ha trovato un editore, ha deciso di pubblicarlo a sue spese. Quando non ha trovato un distributore,
ha deciso di distribuirlo lui.
Di libreria in libreria, ha entusiasmato i lettori e convinto i librai: dai recessi più scuri degli scaffali più irraggiungibili, ha visto avanzare il suo libro fino ad arrivare fianco a fianco con quelli di Saramago… Solo grazie all'aiuto dei librai di Barcellona e poche altre città ha venduto 3.000 copie. Le case editrici incominciano a interessarsi al nuovo fenomeno.
Ricomincio da te viene acquistato dalla prestigiosa Espasa. Con i suoi 150 anni di storia alle spalle e la sua vocazione all'alta letteratura così come ai bestseller di oggi, pubblica autori come Luís Sépulveda e Mario Vargas Llosa, premio nobel per la letteratura nel 2010.
Il 13 gennaio 2011 il libro esce per Espansa con una tiratura di 60.000 copie.
Ricomincio da te scala le classifiche della Casa del libro, una delle librerie più importanti di Spagna, dove rimane per mesi e intanto colleziona più di 2.500 giudizi positivi sul sito di Moreno
Il romanzo viene venduto a Taiwan, in Catalogna e in Italia e sono aperte trattative per USA Francia, Germania, Portogallo, Olanda.


Forse siamo davanti alla prova che con la volontà e la caparbietà si riesce a realizzare un sogno. Messaggio positivo per il nuovo anno, allora! Almeno così si spera!

Vi lascio alla trama e al teaser, fatevi incuriosire!




Quando la vita va stretta
Quando è a rischio anche l’amore
L’unica soluzione è ricominciare

Dov’è il limite tra la tranquillità e la noia?
Da quanti anni non viaggio più in treno? Da quanti anni non faccio più niente?
A che età i baci del mio bambino cesseranno di essere d’amore per trasformarsi anch’essi in
baci di compromesso, baci d’abitudine, come quelli di lei? In che momento si romperà il
delicato filo che unisce due generazioni?

Superfici di vita:
Casa: 89 m²
Ascensore: 3 m²
Garage: 8 m²
Open space: 80 m²
Ristorante 50 m²
Bar: 30 m²
Casa dei miei suoceri: 90 m²
Casa dei miei genitori: 95 m²
Totale: 445 m²

Si può vivere tutta la vita in 445 metri quadri? Sicuramente. Il mondo è pieno di persone così:
persone che vivono in una cella senza essere incarcerate, che si alzano ogni mattina sapendo che
tutto sarà uguale al giorno prima e che il giorno dopo sarà la stessa cosa…
Lui è un uomo come tanti. Quarant’anni, una moglie, un figlio piccolo, un impiego in una società di
software, colleghi, genitori, suoceri, giornate scandite dalla routine del lavoro, una vita familiare ridotta a monosillabi di saluto la sera e la mattina, sempre più arida, sempre più marginale. Eppure da bambino non era così. Aveva dei sogni: per esempio costruire un capanno per starci con il migliore amico. E quello è stato il suo primo e più grande fallimento: qualcosa è andato storto, quell’estate la sua infanzia è finita. Ma adesso sente che è arrivato il momento di riprendersi il tempo che ha perduto, di riconquistare l’amore di sua moglie, la stima di se stesso. Ha un piano per ricominciare, ma non osa nemmeno confessarlo a Rebe, sua moglie: ormai è così distante, indifferente, forse ha un altro. Lui sospetta di tutto e di tutti, si sente braccato a casa e in ufficio, organizza piani per vendicarsi di chi considera ormai i suoi ex: la sua ex moglie, i suoi ex amici, i suoi ex colleghi… Ma il sogno rimane, e non è detto che nel modo più impensabile e assurdo non riesca a realizzarsi.

Questa è la storia di un uomo capace di realizzare il suo sogno: ricominciare tutto da capo.
Anche se tutti i sogni hanno un prezzo.


Un libro che tocca temi di cui si parla molto: l’alienazione sul lavoro, la distanza dalla propria
famiglia, la difficoltà di realizzazione, la fragilità dei rapporti, la generazione dei quarantenni di
oggi
Una voce sincera e autentica che ricorda quella dei protagonisti del primo Andrea De Carlo e
del miglior Nick Hornby


Buona lettura!

venerdì 4 marzo 2011

A proposito di Renfield...

Dopo un mese e poco più dall'uscita de Il Libro di Renfield si parla ancora di lui e del suo autore, Tim Lucas.

Dunque, è con piacere che vi segnalo queste due pagine a lui dedicate su Close-up.


Buona lettura!

mercoledì 26 gennaio 2011

The Bookf or Renfield. A Gospel of Dracula.

Eccoci qui, 26 gennaio 2011... esce Il Libro di Renfield di Tim Lucas per la Gargoyle Books.

In questi mesi ho sparso qualche indizio, che ritroverete facilmente nel mio blog, scorrendo tra le etichette o semplicemente curiosando tra le pagine.

Ho pubblicato una sorta di Introduzione, a cui avevo lavorato a fine traduzione - un anno fa - e una specie di Commento, o forse è più corretto dire una Nota del Traduttore.
E' un piacere enorme poter vedere finalmente pubblicato questo lavoro. Certo spero che vada benone, per l'impegno di Tim Lucas, mio e della Gargoyle Books, che ancora ringrazio per il tempo, i consigli e l'ottima compagnia che mi hanno dato nei mesi di lavorazione. Un ringraziamento particolare va di sicuro ai miei professori della Master in Traduzione Specializzata che ho frequentato lo scorso anno alla Sapienza di Roma. Soprattutto al professor A. Gebbia che mi ha indirizzato verso la Gargoyle Books con entusiasmo e credendo in me. A tutti, ma proprio tutti, un ringraziamento speciale e sinceramente sentito!!! Vorrei ringraziare anche la cara prof.ssa I. Ranzato, è stata la prima a seguirmi nel mio percorso universitario con le mie tesi, quella triennale e quella specialistica, e ha contribuito in grossa parte a sviluppare il mio senso critico che spero migliorerà nel tempo, come spero lo faccia anche la mia capacità di traduttrice. Un abbraccio sincero!

Vorrei poter mandare una copia del libro a tutti quelli che mi hanno supportato, e sopportato, ma purtroppo non funziona così, dunque vi ricordo che se volete acquistare Il Libro di Renfield potete farlo anche comodamente da casa, con uno sconto del 10% se lo acquistate sul sito della Gargoyle Books!!!

ok, basta. :)

Buona lettura!!!
La Contessa Nera by Rebecca Johns.

6 febbraio 2011.
Finalmente la data di uscita di questo interessante libro.

Come vi accennavo qualche tempo fa, ho potuto leggere alcuni capitoli in anteprima quest'estate e collaborando con entusiasmo con la Garzanti ho scritto una piccola recensione... anche se la definirei più una prima impressione generale sul romanzo.

Se scorrete poco più sotto nel blog troverete la trama e il link a un video, il booktrailer del libro.

Per ora vi lascio alle mie impressioni!
Buona lettura!


La Contessa Nera

Avrete certamente capito di chi stiamo parlando, perché la Contessa Nera, anche nota come Contessa Sanguinaria o Contessa Dracula, non è solo un personaggio già caro alla letteratura. Elisabeth Bathory, o meglio Erzsébet, è stata e continua a essere una delle donne più intriganti, inquietanti e oscure della nostra storia.

Molto si è scritto e molte sono le voci che la dipingono come una spietata sanguinaria, dedita alla magia nera e al puro sadismo. A lei sono stati dedicati libri, film e persino canzoni, al punto che questa donna, vissuta tra la fine del ‘500 e il primo decennio del 1600, ha cominciato a sfumare nel mito, trascinandosi dietro una scia scura di sangue e, in parte, di bugie: una storia, la sua, che ha ancora molto da raccontare.

Ed è proprio questa voce che Rebecca Johns sceglie di farci sentire: è alla Erzsébet donna, moglie, amante e madre che la scrittrice decide di lasciare spazio, per farla entrare nel nostro mondo e, forse, per farci capire qualcosa che di lei ancora non è stato detto.

La voce di Erzsébet risuona pacata e allo stesso tempo forte, sincera, in quelle che sono pagine crude ma vere, nella rappresentazione dei sentimenti di una donna che non è solo leggendaria, ma che è stata anche vera e, soprattutto, viva. La sua è una storia tragica sotto molti aspetti, ma se vi aspettate un bagno di sangue e follia allora chiudete questo libro. Non cataloghiamo questo romanzo con l’etichetta di horror, perché Rebecca Johns ci mette molto di più. Tra le righe traspare la vita di un’anima spezzata, di una donna che deve lottare per vivere, per accettare la vita che le è capitata, per accettare i suoi cambiamenti, scoprendo molto lungo il cammino.

Cammino costellato di scoperte: su sé stessa, sull’amore, sull’odio e sul potere. La narrazione è ricca di dettagli e personaggi così vividi che sembrano respirare, sembrano sussurrarci che questa donna è molto più che un personaggio letterario e che, pian piano, ci entrerà letteralmente sotto pelle.

In queste pagine si percepisce anche una bella cornice storica che fa da contorno al microcosmo mentale e fisico della Contessa, contribuendo così a restituire al lettore un’idea forse non troppo originale, ma di certo pulsante e, forse, più vera delle molte dicerie che tutt’oggi circolano sulla Contessa Bathory.

Rebecca Johns, dunque, ci regala un nuovo spaccato sulla Contessa Bathory, ci fa riscoprire il personaggio usando una nuova chiave di lettura e dandole una voce assolutamente viva.

Perché leggerlo? Semplice: perché non saprete scollarvelo di dosso.

venerdì 14 gennaio 2011

Il Libro di Renfield, due chiacchiere su Tim Lucas.

Tempo fa avevo pubblicato le mie impressioni di traduttrice su questo bel romanzo di Lucas, ma avevo tralasciato le notizie sul suo autore.
Ora che Il Libro di Renfield sta per arrivare in libreria - l'uscita dovrebbe essere prevista per i 26 o il 27 gennaio, ma trovate informazioni più dettagliate sul sito della Gargoyle Books - mi sembra dovuto pubblicare una biografia dell'autore, dunque eccola qui. Spero sia interessante, non troppo noiosa, e che vi incuriosisca... soprattutto spero di non aver tralasciato nulla di importante!
Allego alcuni link:

Buona lettura e mi raccomando, cercate Il Libro di Renfield in libreria, fine mese!!!

Tim Lucas (30 maggio 1956).

Nato a Norwood, Ohio, trascorre parte della sua infanzia girando per le case dei parenti e vedendo la madre, vedova, solo nei weekend. Dopo aver pubblicato piccole cose, ancora giovanissimo diventa critico cinematografico e cartoonist per il giornale della Norwood High School, The Mirror. Comincia a scrivere seriamente all’età di quindici anni, quando le sue prime recensioni vengono pubblicate dalla rivista Cinefantastique. Per i dieci anni successivi quella resta la sua strada.

Sebbene non arrivi al diploma, nell’autunno del 1981 pubblica un saggio sulla rivista universitaria della Purdue University, la Modern Fiction Studies, il lavoro è uno studio su Anthony Burgess. L’articolo, The Old Shelley Games: Prometheus and Predestination in Burgess’ Works fu poi inserito nell’antologia Modern Critical Views: Anthony Burgess (1987), una raccolta dei migliori articoli sulle opere di Burgess.

Nel 1984 collabora con la rivista Video Times e inventa, per così dire, un nuovo modo di recensire i video, in particolare i cosiddetti “home video”. Focalizza l’attenzione su come i video vengono trattati dai nuovi mezzi di diffusione; col suo lavoro si guadagna la fiducia dell’editore della rivista che gli commissiona una serie di dodici libri-guida sui video, pubblicati poi da Signet Books nell’estate del 1985. Scrive le introduzioni di ogni volume: Movie Classics, Horror, Science Fiction & Fantasy e Mistery & Suspense le principali. I libri costituiscono la sua prima pubblicazione come autore, anche se verranno accreditati agli “Editore di Video Times”.

Nell’ottobre del 1985, Video Times pubblica la prima rubrica fissa di Lucas, Video Watchdog, che troverà poi spazio sull’Overview di Michael Nesmith, e sulle pagine di Fangoria, Gorezone, dove comparirà regolarmente dal 1988 al 1992. Dei suoi molti interventi verrà fatta una raccolta: The Video Watchdog Book (1992).

Nel giugno del 1990, Lucas lancia Video Watchdog come una rivista separata, diventando oggetto di culto per cineasti, registi e critici. Dal 2002 al 2006 la rivista vince il Rondo Hatton Classic Horror Award come Miglior Rivista.

giovedì 13 gennaio 2011

La Contessa Nera
Forse è un po' prematuro parlarne... ma la Contessa Dracula, Erzsébet Bathory, arriverà sugli scaffali a febbraio.

Ho avuto il piacere di partecipare alle recensioni come lettrice "vera", nel senso di fisicamente esistente, e l'assaggio è stato sinceramente curioso, intrigante.

Ma vi dirò di più tra un po', quando i tempi saranno più maturi.
Intanto, se vi va, spulciate il sito di Rebecca Johns e fatevi un'idea leggendo un piccolo accenno di trama qui sotto!


Ungheria, 1611. L'alba illumina l'imponente castello di Csejthe. Nella torre più alta, una donna elegante, austera e vestita completamente di nero è sveglia da ore. Sta fissando, attraverso una piccola feritoia nel muro, un pezzo di cielo che volge all'azzurro mentre le stelle lentamente scompaiono. Sa che quello squarcio di cielo è l'unica cosa che riuscirà a guardare per il resto della sua vita. L'ultima pietra che, per decreto del palatino, la condanna a essere murata viva in quella stanza è appena stata posata. Ma la contessa Erzsébet Bathory non ha nessuna intenzione di accettare supinamente il destino che le viene imposto. Non l'ha mai fatto nella sua vita. Erzsébet è solo una bambina innamorata dei libri quando, nella dimora in Transilvania dove vive insieme alla sua famiglia, assiste ad atti di violenza indicibili. Atti che la segnano nel profondo e che non potrà mai dimenticare. Neanche quando, a soli undici anni, è costretta a sposare l'algido, freddo e violento Ferenc Nadasdy; Un uomo sempre lontano, più interessato alla guerra e alle scorribande che a lei. Erzsébet è sola, la responsabilità dei figli e dell'ordine nel castello di Sarvar è tutta sulle sue spalle. Spetta a lei gestire alleanze politiche e lotte di potere. Questo le procura non pochi nemici e coincide con l'emergere dell'anima più nera della donna. Strane voci iniziano a spargersi sul suo conto. Sparizioni di serve torturate e uccise, nobildonne svanite nel nulla. Si tratta di una cospirazione? O siamo di fronte a una donna malvagia e perversa? O il male è l'unico modo per Erzsébet di sopravvivere e lottare in un mondo dominato dagli uomini? ***

Qui trovate anche una sorta di book trailer!

A presto!




***(la trama qui riportata è stata presa dal blog The Book-Lover, si spera senza far incavolare nessuno!)

mercoledì 15 settembre 2010

Christopher Ransom e la sua "Casa".

The Birthing House, letteralmente La Casa delle Nascite, è il titolo originale di questo primo romanzo di Christopher Ransom, appena uscito in Italia col titolo La casa dei mai nati, edito da Rizzoli, Collana HD.

"Il matrimonio di Conrad e Joanna è in crisi. Lui è convinto che la colpa sia della vita frenetica che fanno a Los Angeles e della pressione a cui li sottopone il lavoro di lei, manager di una multinazionale. Conrad sogna di andare a vivere in campagna e appena gli si presenta l'occasione acquista, nel Wisconsin, un'antica casa che nell'Ottocento ospitava ragazze madri in procinto di partorire. Convince la moglie a seguirlo, ma ben presto Joanna accetta un incarico che la terrà lontana per due mesi. Solo nella grande villa ricca di memorie e di segreti, Conrad riceve dall'inquilino precedente un oggetto che appartiene alla casa: un album di fotografie color seppia dove, tra levatrici e ragazze incinte, Conrad riconosce senza ombra di dubbio Joanna, che lo fissa con uno sguardo pieno d'odio. E' l'inizio di un lungo incubo che, tra apparizioni, fantasmi, creature in carne e ossa e ossessioni, dà vita a uno dei thriller più inquietanti degli ultimi anni."

"Un debutto che ricorda Stephen King e Dan Simmons." Commenta così il Library Journal.
E' vero? Non saprei dire bene, non sono un'appassionata di nessuno dei due ma, ovviamente, li conosco. Come conosco bene anche il genere horror e il genere thriller che, devo dire, in questo romanzo si mescolano abbastanza bene, generando tra il protagonista e il lettore una sorta di microcosmo che assorbe e trascina tutto, risucchiandoci pagina dopo pagina.
Ransom ha di sicuro fatto un bell'omaggio ai due generi; dell'horror abbiamo molti elementi base: la casa, un album di foto, un segreto nascosto, la solitudine della mente e quella fisica, e altri particolari che non cito per non rovinarvi le sorprese sparse qui e lì... ovviamente c'è anche il sangue! E se il motto tanto caro a Stoker, col suo Renfield - sì, ne avevamo già parlato a proposito di un'altro libro - racchiude una grande verità, cioè "Il sangue è vita", parlando della Casa delle Nascite tutto ciò sembra ancor più vero se pensiamo che qui a spaventare è proprio questa vita pulsante, capace di attraversare i secoli e sopravvivere con una forza soprannaturale che ha tutto del paranormale. Così, se il momento della nascita è da sempre un momento di gioia, qui invece viene ribaltato il concetto, e con esso quello tipico degli horror: a far paura, dunque, non è più la morte ma la nascita. Se ci mettiamo poi una vecchia casa vittoriana come scenario allora il tutto sembra condito a puntino e lascia il campo agli elementi del thriller.
Forse meno distinguibili in partenza - l'attacco quasi non ci ricorda nessuno dei due generi - questi particolari si fanno più accentuati col progredire della storia. Ransom è molto bravo a seminarli, con parsimonia e con la giusta intensità, omaggiando dove può e ideando dove vuole. E allora compaiono i vicini di casa, storie raccontate a mezza bocca, piccoli segreti, sogni a occhi aperti e una carrellata di personaggi americani che sono un piccolo spaccato dei nostri giorni - il romanzo è stato scritto nel 2009 - ; il tutto condito da elementi del quotidiano.
A fare di questo romanzo un caso forse è il suo modo di essere pacato, ma profondamente fastidioso. Le donne, forse, lo affronteranno diversamente e, personalmente, mi domando ancora come l'autore sia riuscito a rendere così realistiche alcune tematiche, sensazioni e situazioni che solo una donna potrebbe descrivere in modo così crudo e pesante. C'è voluto coraggio, forse, o forse una gran dose di realismo. Ecco perché fa meno paura una scena di morte rispetto a un momento più intimo, in cui i personaggi dialogano di vita e prendono corpo inquietanti pensieri che portano il protagonista a cadere preda di un vortice disperato.
Non aggiungo molto di più, solo questo: ho lavorato alla traduzione di questo libro, insieme a Michele Foschini, l'ho letto e l'ho assorbito. Non sarà l'idea più originale del mondo, direte voi, ma se la vedete così, allora, quanti libri sono davvero originali? Un barlume invece io ce lo vedo, perché forse questa poca originalità va presa come omaggio, cosa che secondo me è voluta e molto ben fatta, e non va dimenticata invece l'abilità dell'autore e quella piccola, fastidiosa e ronzante idea di spaventare lasciando Morte a casa e chiamando sul palco, per una volta - forse la prima?!? - la signora Vita. Si legge bene, scorre veloce; anche se il finale è forse un punto debole della narrazione mi sento comunque di consigliare questo testo e di dargli un 6/5 come voto, anzi, anche un 7 meno perché vi trascinerà in un turbinio mentale che con difficoltà saprete abbandonare.

"Questa è la mia casa. Questi sono i miei piedi. Li vedo salire le scale. Li vedo condurmi dove alla fine il mio amore sarà rivelato. Perché qualunque cosa lei sia diventata, è il prodotto del mio amore.
In cima alle scale ci sono le pareti e le tavole del pavimento macchiate delle lacrime del parto. La vita è riaffiorata in questa casa e se n'è andata. C'è una crepa nel pavimento ed è la crepa del mondo, il nucleo pulsante della casa, che per sempre darà vita. Dalla casa noi nasciamo e alla casa noi torniamo. Tutto ciò che sta nel mezzo è il focolare e le braci morenti del fuoco che un tempo bruciava dentro.
Stanotte ci sentiremo di nuovo al caldo, insieme. Per l'ultima volta."

lunedì 6 settembre 2010

aNobii, trovarsi tra le pagine...

Alla fine ho ceduto anche io e mi sono iscritta.
Ho scelto il momento sbagliato, perché a casa sono piena di pacchi e i libri, poveretti, sono tutti sotto coperta pronti per lavori e trasloco che, ahimè, avverrà non prima di 3-4 mesi.
In giro, quindi, sparsi tra uno scaffale e l'altro della mia piccola libreria, ho rispolverato solo alcuni volumi. Tutti rigorosamente già letti ma che consiglio.
Intanto mi appresto a finire Doyle e vi lascio il mio link di aNobii o se volete visitare i miei scaffali, basta cliccare sulla colonnina a "forma" di libreria alla vostra destra!

Buon divertimento e mi raccomando... leggete leggete leggete!

domenica 27 giugno 2010

Renfield is my best friend! 2 NDT!!

Forse, più che una Nota del Traduttore, questo è un commento, comunque, spero possa essere interessante.

Buona lettura e mi raccomando, occhio a quando uscirà questo libro perché merita!

NDT?

Da sempre, e per qualche strana ragione, molti di noi restano affascinati dall’horror; una reazione del genere apparentemente può sembrare curiosa, quasi buffa, se ci si ferma un istante a riflettere sui motivi. In seconda battuta, però, sembra piuttosto naturale se si pensa all’horror – sia esso rappresentato in un libro o in un film e via dicendo – come a un veicolo per esorcizzare il Male, le paure che ci circondano e che nascono nuove e diversificate ogni giorno in tutto il mondo.

È naturale, perché l’uomo da sempre cerca e trova mezzi attraverso cui andare avanti, strumenti e veicoli che gli permettano di convivere col reale quand’esso non trova una spiegazione razionale o immediata.

Tim Lucas, esperto in materia, ha voluto regalare al lettore un testo aperto a molte letture, ricco di temi e di sentimento, un momento di riflessione sull’individuo.

The Book of Renfield: a Gospel of Dracula non è un libro dell’orrore, né tantomeno un libro sui vampiri: Il Libro di Renfield è il Vangelo secondo Dracula, come suggerito dall’autore nel sottotitolo. Affrontare la traduzione di questo testo è stato molto impegnativo perché vanno fatti i conti con tanti fattori. Per prima cosa analizziamo il titolo.

La scelta di lasciare Il Libro di Renfield anziché Il Diario, ad esempio, è significativa. Il testo è suddiviso in due parti e nella Coda finale; ognuno di questi tre elementi riporta delle citazioni di natura biblica, caratteristica che ritroviamo un po’ in tutto il testo e che è in stretta relazione con la storia narrata da Renfield stesso. Dunque, Il Libro di Renfield è un po’ come Il Libro della Rivelazione e la traduzione ammicca volutamente in quella direzione, che è sembrata essere in molti casi anche un’importante chiave di lettura. Inoltre, pensando al sottotitolo, è Renfield stesso a definirsi “Vangelo”, in un piccante scambio di battute col dottor Seward.

Questa caratteristica, per così dire “religiosa”, la ritroviamo anche quando traduciamo Lord and Master – appellativi che Renfield usa quando allude a Dracula – con Padrone e Maestro e con Signore e Padrone o Signore e Maestro. La prima coppia viene attribuita quasi sempre a Renfield, che parlando con Seward cerca in ogni modo di nascondere la vera natura di questo Lord, facendogli credere di riferirsi a Dio. In italiano la dualità di significato del termine lord è stata diversificata in base ai personaggi che utilizzano questa parola. L’ambiguità e la difficoltà di questa scelta è data anche dalle varie citazioni bibliche che, come accennavamo, compaio qua e là nella narrazione. Renfield, cresciuto in una canonica, sembra conoscere bene le Sacre Scritture anche se spesso storpia le citazioni, rendendo il lavoro di riconoscimento e di inserimento della traduzione talvolta difficile; l’uso che fa del termine lord è ambiguo anche alla luce della storia della sua vita, ma di certo non è mai casuale ed è, allo stesso tempo, ben distinto dall’uso che ne fa, ad esempio, il dottor Seward.

Tim Lucas, attraverso Renfield, cita anche testi come Vanity Fair, Tristram Shandy, brani tratti dalle Lyrical Ballads di Wordsworth, o frasi rubate a Shakespeare, arricchendo la narrazione con piccoli particolari che contribuiscono a caratterizzare l’atmosfera e a definire un’epoca.

A proposito di atmosfera e di epoca, non si può definire Il Libro di Renfield un romanzo vittoriano, ma l’ambientazione, quando compare carica di aggettivi, particolari e luoghi, si trascina dietro tutto il fascino e le atmosfere di quell’epoca, di quei romanzi che occupano una parte tanto importante nella letteratura inglese. Tradurre elementi di questo tipo è stata una scommessa, perché ogni piccola parola, ogni aggettivo contribuiva a dipingere un’immagine importante perché parte della cornice in cui si inserisce la storia di Lucas.

Tra i tanti, gli aggettivi che caratterizzano maggiormente il romanzo sono quelli riferiti ai colori. La notte, con le sue sfumature di blu scuro e nero, ha un peso determinante per Renfield e sembra avvolgere anche il lettore, trascinato nel turbinio di notti di luna piena, vortici di pipistrelli e stelle luccicanti, in un quadro che ha talvolta del poetico, dell’inquietante e del surreale assieme. Ed è forse questa una delle caratteristiche più belle dello stile di Lucas.

L’autore, infatti, fa un’operazione incredibile, inserendo brani da Dracula, approfondendo personaggi già esistenti, costruendo ambientazioni e situazioni che in tutto e per tutto omaggiano Bram Stoker. Le citazioni – evidenziate per scelta di Tim Lucas in grassetto – sono state ritradotte, tenendo presente come riferimento la traduzione italiana di Paola Faini[1]. La scelta è stata presa di comune accordo con l’editore – Gargoyle Books – e, per quanto sia stato impegnativo e difficile affrontare in parte il romanzo di Stoker, mi ha dato la possibilità di confrontarmi con uno grande classico. L’inserimento di questi brani originali, tuttavia, è stato semplice perché Lucas è riuscito a mantenersi in linea con lo stile di Stoker, inserendo in modo intelligente il suo stile personale.

L’operazione fatta da questo autore è sicuramente interessante perché non si limita alla citazione grezza dei brani, ma sceglie di ricalcare le orme di Bram Stoker anche nella struttura del suo romanzo e nelle caratteristiche che l’hanno reso tanto celebre. Ritroviamo, infatti, l’uso delle pagine di diario e delle datazioni che da sempre distinguono Dracula; c’è poi una grande attenzione ai dettagli, anche i più piccoli, che ricorda tantissimo lo stile di Stoker e che rende densa la narrazione. L’uso del dettaglio gioca un ruolo importantissimo: tramite le descrizioni minuziose, infatti, Lucas riesce di pagina in pagina a delineare un profilo psicologico di Renfield davvero profondo e sfaccettato, dando a quello che era solo un personaggio secondario uno spazio proprio. Tradurre questi elementi, dunque, non è solo un esercizio linguistico, che ci porta a scegliere termini ricorrenti che fungono da base solida agli altri, ma si è dovuto fare un vero e proprio lavoro di analisi sui toni, i modi e la “filosofia” del protagonista del romanzo. Altro elemento interessante e di rilievo per la traduzione è la scelta di non mostrare mai il Conte – un po’ come accade in Stoker – ; questo fattore porta la traduzione a distendersi e ad ampliarsi nella scelta di termini ricorrenti ma sempre molto vari. Tutto sembra scandito da parole chiave, momenti che si rivelano topici per il protagonista e che puntano dritto alla fantasia del lettore che finirà inevitabilmente per stare dalla parte di quello che, tutto sommato, è solo un folle rinchiuso in un manicomio.

Ed è proprio al lettore che si è pensato quando, d’accordo con l’editore, sono state inserite delle brevi note. L’uso che se ne è fatto, comunque, è stato limitato, per non appesantire la lettura; la scelta si è rivelata utile perché ci ha dato la possibilità di aiutare il lettore laddove il testo di Tim Lucas si rivelava meno comprensibile per un pubblico italiano.

Il lavoro svolto è stato di certo molto impegnativo e serio, non solo per le caratteristiche talvolta delicate del romanzo, ma anche per la scelta dei termini, che in un testo del genere sono fondamentali per rendere certe atmosfere e trasmetterle al lettore senza rischiare di appesantire la lettura.

Nella traduzione, ho cercato di tener conto di tutti questi fattori, provando a trasmettere sensazioni, spazi e atmosfere per come le ha immaginate l’autore.


[1] Dracula, Bram Stoker, Newton Compton, Roma 2009, Introduzione di Riccardo Reim, cura e traduzione di Paola Faini. Edizione integrale.

Renfield is my best friend!

Cos'è?
Un bel libro.
Di chi è?
Di Tim Lucas.
Chi è?
Ne parleremo più in là.
Perché parliamo di questo libro?
Be', i motivi sono vari. Qualche tempo fa avevo accennato a una mia collaborazione con la Gargoyle Books.
Con loro ho lavorato a questo bel libro, di cui uscirà la mia traduzione prossimamente, spero presto!
Vi scrivo due righe, una piccola analisi personale che vuol essere più una riflessione che una recensione!
Buona lettura!

Un'introduzione
“Il sangue è vita!”

Parole famosissime che di certo sono rimaste e rimarranno impresse nella memoria di infiniti lettori che hanno avuto o che avranno tra le mani Dracula di Bram Stoker.

A pronunciare questo monito, questa incredibile verità, è Renfield, personaggio secondario che in Dracula ci regala un velato assaggio di come il Conte sia capace di avvelenare corpo e mente delle sue ignare vittime.

Non ha bisogno di presentazioni, Dracula, né serve ricordare quale fu la mente che generò un tale indiscusso capolavoro gotico, che a oggi è tutt’altro che dimenticato. Dracula e Bram Stoker sono quasi un’unica creatura, al punto che il Conte stesso è divenuto sinonimo di vampiro, alimentando l’iconografia e l’immagine collettiva per trasformarsi, infine, in simbolo.

Il Non-Morto per eccellenza è una di quelle figure che porta il lettore – o lo spettatore, vista la ricchissima produzione cinematografica – a confrontarsi con misteri primordiali come il sangue, la morte, la passione, l’amicizia, l’amore. È curioso osservare come un personaggio che di fatto quasi non compare nel libro, sia riuscito a generare creature e mondi, ispirando autori un po’ ovunque e diventando, in un certo senso, beniamino di tutti.

Certo, va ricordato che Stoker non fu l’unico a scrivere di “mostri”, tra i tanti basta ricordare Le Fanu, con la sua famosissima Carmilla; eppure in quelle atmosfere vittoriane, nelle pagine di diario ricche di dettagli e di sentimenti vivi, Stoker ha saputo consegnare al mondo una creatura che ancora ci tormenta, nel bene e nel male. L’ansia che Dracula ci lascia addosso, fino all’ultima pagina, è giustificata da molti fattori, ma uno significativo su cui riflettere è proprio l’assenza del cosiddetto cattivo, che compare solo in qualche pagina all’inizio del romanzo. È come dire: “Il male c’è, e l’avvertiamo con il crescere dell’angoscia, ma non siamo in grado di vederlo, non sappiamo che forma abbia, né come combatterlo”. Dunque, abbiamo di fronte un Male quasi allo stato puro, ancestrale nel suo genere. I protagonisti scelti da Stoker non sono altro che esempi di umanità, delle debolezze, dei sentimenti, delle paure e del coraggio che siamo capaci di provare; quello in cui si trovano catapultati, in realtà, è una sorta di rito di passaggio privo, però, dei suoi elementi cardine.

Il lettore, proprio come i personaggi, è spinto ad andare avanti a qualsiasi costo; è costretto a vedere la realtà e l’irrazionalità generata dall’incredulità di fronte a eventi di questo genere. Forse è per questa sincerità di fondo che Dracula affascina ancora oggi, in un mondo dove bisogna reinventarsi vampiri per sentirsi vivi.

Se la paura, l’angoscia, sono le vene attraverso cui scorrono e si alimentano i sentimenti in libri come Dracula o, più in generale, nei libri horror, credo si possa fare un parallelismo con le paure e le angosce che oggi ci circondano.

Tim Lucas sceglie questa strada, facendo un incredibile e avvolgente omaggio a Stoker e rispolverando un’ambientazione, quella vittoriana, che ancora oggi gode di grande fortuna.

Il Libro di Renfield è un romanzo intelligente, profondo, talvolta inquietante e incredibilmente crudo, seppur denso di sentimento e passione. Lucas sceglie abilmente di focalizzare la sua attenzione su un personaggio secondario di Dracula, Renfield appunto, per mostrarci cos’è la follia o, forse, cos’è la disperazione.

Non ci troviamo davanti a una semplice ispirazione, a un romanzo ombra, né tantomeno dobbiamo pensare a quest’opera come a un esempio di horror o di storie sui vampiri. Non c’è solo questo in Renfield; si tratta per lo più di un’esplorazione, del voler capire come il Male – sia esso un personaggio di fantasia o un evento reale – possa governare la nostra mente, spingendoci in luoghi magici e perversi insieme.

Renfield e il dottor Seward – altro prestito da Bram Stoker – saranno le nostre guide in quello che è il racconto della vita di Renfield, costellato di pazzia, passione e tristezza; ci guideranno in un’analisi della follia di chi è schiavo del Male fino al punto di venirne divorato nella mente, nell’animo e nel corpo. Sappiamo bene che fine farà Renfield, ucciso dal suo stesso Padrone e Maestro, ma quello che ci sfugge sono gli eventi che l’hanno portato a quella fine. Lucas sceglie di fare un omaggio al Vampiro, descrivendo la follia di Renfield in un racconto appassionante e struggente, e a Stoker, utilizzando quei toni e quelle strutture caratteristiche che lo resero immortale.

I temi affrontati sono innumerevoli: dall’abbandono all’adozione, dalla religione alla blasfemia, dalla solitudine al bisogno di appartenenza, dalla follia mentale a quella reale, dalla morte all’amore e all’amicizia e via dicendo. Di pagina in pagina sembrano sgorgare tra le righe come un fiume in piena, fino ad avvolgere il lettore in uno stile semplice e intelligente, profondo. Non mancano numerose citazioni bibliche, come a ricordare che se esiste il Male allora dev’esserci anche il Bene, e qualche citazione letteraria, da Shakespeare a Worsdworth, ma Tim Lucas cita soprattutto Bram Stoker e riesce a catapultarci in un altro mondo, in un’altra epoca, mostrandoci come le paure di allora siano le stesse di oggi. Ora, forse, siamo soli, ognuno con le proprie tragedie, angosce e paure, ma tutti stranamente uniti quando il Male si manifesta e il sangue sembra scorrere più forte, quando il sangue diventa vita anche di fronte alla morte.

Il messaggio forse è proprio questo, come scopriremo leggendo la brillante idea sviluppata nella Postfazione, ma ricordiamo sempre che “il mondo sembra pieno di brav’uomini, anche se è pieno di mostri”.


sabato 12 giugno 2010

Flatland, the easy way...

"La matematica non sarà mai il mio mestiere", dicevano in una canzone di tanti anni fa.
Ecco, anche per me vale lo stesso.
Io e la matematica ci siamo incontrate spesso, come tutti noi, dai primi anni di scuola.
All'epoca i regoli, colorati e di forme e materiali diversi, erano un divertimento... o qualcosa da lanciare attraverso la classe, sfidando l'ira lapidaria delle maestre. Per fortuna io, i regoli, non li ho mai lanciati... almeno credo.
Quello che avrei voluto sempre fare, però, era lanciare il mio quaderno: di aritmetica, di geometria. Non mi è mai stato chiaro perché ci fosse bisogno di tutti quei minuscoli quadratini sulla pagina, così scomodi per scrivere ma assolutamente perfetti per contenere i numeri. E' ovvio che il tempo passa e tutti quanti maturiamo, scoprendo i piccoli e grandi segreti che ci circondano come, per l'appunto, il concetto geometrico e quello aritmetico che regola le molte cose della vita.
La fisica, che è altra cosa, lasciamola fuori, per ora.
Eppure, per quando col tempo l'algebra mi sembrasse divertente, altri fattori hanno contribuito a far germogliare in me quella punta di inquietudine e insoddisfazione mista a scontento ogni volta che mi trovavo difronte un problema da risolvere.
Il banco, ricordo, diventava scomodo, stretto, sporco e all'improvviso mi ritrovavo a osservare ogni minima crepa o segnaccio incisi nel legno coperto di formica verde del mio banchetto.
Il liceo ha probabilmente segnato un punto fisso tra me e la matematica.
Sperimentale.
Sarebbe a dire che mentre gli altri navigavano nelle acque tranquille e più comuni della matematica "per adulti", io e i miei 27 compagni di classe sudavamo sui banchi, arrampicandoci sui grafici, cercando di non ridere alla definizione di seno e coseno e tentando di trovare un senso al tutto che, almeno da parte mia, sembrava sfuggire tra le dita.
Ma devo accorciare, altrimenti questo diventerebbe uno spaccato di vita liceale - è abbastanza chiaro che ho fatto lo scientifico, no? - totalmente privo di interesse per quelli che non hanno condiviso tali situazione con me. Mi concedo quest'ultimo pensiero, dunque, per poi parlare di questo strambo libro di Abbott, Flatlandia, appunto.
Se ricordiamo le lezioni, i problemi a casa eccetera, ricorderemo, ognuno di noi, i professori di matematica che abbiamo avuto. Non c'è verso, ma quelli delle elementari li ricordo vaghi, le medie erano un piccolo paradiso, dove navigavo in acque tranquille ignara di cosa e chi avrei incontrato in seguito. Ecco, diciamo chi...
Tra i tanti ne citerò solo 2, chiamandoli per gioco Il Bene e Il Male.
Il Bene era una grande prof. Ti metteva 4 con una dignità incredibile, senza mortificazioni. I miei disegni erano i migliori di tutta la classe.
Il Male era un professore. Senza aggettivi aggiunti. Girava per i banchi, arrogante perché era un pozzo di conoscenza, arrogante perché privo di umanità.
Lì, cara matematica, ci siamo definitivamente separati, lì ti ho salutato più sollevata perché avevo finalmente capito che il mio mondo era la pagina scritta.
Tutti abbiamo avuto qualche piccola crisi, e mi rivolgo a quelli che la matematica l'hanno odiata, pianta eccetera, a quelli che non se ne sono fatti mai una ragione.

Flatlandia è un libretto curioso, andrebbe letto anche solo per conoscenza - stiamo parlando di un volumetto pubblicato anonimo addirittura nel 1882.
Perché, direte voi? Perché nella genialità dell'idea - il protagonista è un quadrato che vive in un mondo dove tutto è bidimensionale, dove la Terza Dimensione e i concetti cui essa porta sono considerati fuorilegge - c'è un piccolo, grande insegnamento.
No, non sto parlando delle spiegazioni sulla Terza o sulla Quarta Dimensione; parlo proprio dell'espressione di alcuni concetti che oggi ci sembrano scontati, semplici, ma cavolo... quanto avrei voluto un professore che mi spiegasse cos'è un cubo in questa maniera:

...SFERA: "Un Punto produce una Linea con 2 Punti terminali.
Una Linea produce un Quadrato con 4 Punti terminali.
Ora siete in grado di rispondere da solo alla vostra stessa domanda: 1,2, 4 formano evidentemente una Progressione Geometrica. Quale sarà il prossimo numero?"
IO: "Otto."
SFERA: Precisamente. Quell'unico Quadrato produrrà un Qualcosa-che-voi-ancora-non-sapete-come-si-chiama-ma-che-noi-chiamiamo-Cubo, il quale ha 8 Punti terminali. Siete persuaso adesso?
IO: E questa Creatura ha dei lati, così come ha degli angoli o ciò che voi chiamate "Punti terminali"?
SFERA: Naturalmente: tutto come vuole l'Analogia. Ma, a proposito, non quello che voi chiamate lati, ma quello che noi chiamiamo facce. Voi li chiamereste Solidi. ...

E così via.
Vi sembra stupido? Forse lo è, ma leggere una spiegazione così semplice, nonostante sappia bene cos'è la Terza Dimensione (Spacelandia) e cosa sia un Cubo, mi ha fatto sorridere.
Ah se tutti i professori di matematica facessero leggere questo libro - e, ne sono certa, altri testi ugualmente curiosi e stimolanti - allora forse la conoscenza con quell'universo che è la matematica ci sembrerebbe un po' meno piatta, meno bidimensionale, e un po' più curiosa, stimolante.
Confido comunque che la Quarta Dimensione si apra a noi come le pagine di un libro di fotografie: per parlarci con la semplicità delle immagini e la forza della curiosità, della novità!
Leggete Flatlandia, perché dentro non ci sono solo numeri e figure, ma ci sono anche i concetti: geometrici, aritmetici, sociali, fantastici.

Buona lettura.

martedì 1 dicembre 2009

Small and Medium... but always Books!

Torna anche quest'anno la Fiera della Piccola e Media Editoria, a Roma presso il Palazzo dei congressi dal 5 all'8 dicembre.
Qui trovate il link al sito con ogni informazione utile, anche per l'acquisto online dei biglietti e degli accrediti!


La fiera sarà come al solito piena; un bel momento per sfogliare, guardare, comprare e scoprire cose nuove. Consigliata a chi ha voglia di passare un pomeriggio diverso!

Enjoy

martedì 10 novembre 2009

Cookaround

Eccolo qui, il libro di Cookaround, forum per chi ama cucinare, inventare, degustare e divertirsi
con i sapori.
E'un buon progetto, un progetto ambizioso e ben supportato, ma soprattutto fatto con passione e divertimento, perché a cucinare, oltre agli esperti, ci siamo noi incapaci, noi sbrigativi, noi inventivi, noi copioni... insomma, noi, che magari vogliamo provare a fare qualcosa di diverso, di nuovo... Dietro Cookaround ci sono tanti cervelli, tanti cuori; immagino la difficoltà nello scegliere le ricette per questo bel libro; la pazienza per realizzarle e regalarle a lettori di ogni grado: che siate bravi o no tra i fornelli, queste sono ricette accessibili praticamente a tutti. Ottima edizione della Castelvecchi, davvero ben curata. Curioso il formato e, in fondo, buono anche il prezzo (25€). Ne vale la pena spenderli, questi soldini, perché dentro troverete ottime curiosità da copiare e, perché no, modificare ancora e ancora!
Io sono rimasta rapita dal polpettone ripieno di.... eh, compratelo e lo saprete!

Spero che prima o poi riescano a fare un libro buono come questo anche per le intolleranze/allergie alimentari; lo dico perché da celiaca posso assicurarvi che girano delle strambe cose nelle librerie... (comunque poche).
Insomma, lunga vita a Cookaround, speriamo sotto molti alberi di Natale quest'anno e, perché no, l'anno prossimo... in fondo, se un piatto è davvero buono si fa sempre il bis! :D

domenica 8 novembre 2009

Sherlock...

Amate Sherlock Holmes? O preferite Watson?
Chiunque dei due preferiate, ora potremo vederli sul grande schermo.

Mentre a fine novembre, in collaborazione con l'Università dell'Aquila, ci sarà l'annuale riunione de Uno Studio in Holmes, Società Sherlockiana Italiana (A Study in Holmes - The Sherlock Holmes Society of Italy) ecco che questo trailer già fa sognare quelli che amano Doyle e la sua creazione ma che, magari, non sono stati ancora travolti dalla vera passione che spinge studiosi e semplici appassionati a dedicare il proprio tempo allo studio del cosiddetto Canone.
Ebbene, se vi itneressa questo è il link su Facebook: http://www.facebook.com/event.php?eid=153907763085&ref=mf . Appuntamento per il 20, 21 e 22 novembre all'Aquila.

E finalmente arriviamo al trailer ! :D

e se cerchiamo ne salteranno anche altri...d'altronde su Sherlock si è scritto tanto e moltissimi sono i film, i cartoni e via dicendo che girano da sempre tra noi!
Di recente ho letto il bellissimo Sherlock Holmes contro Dracula di Loren D. Estleman, edizione Gargoyle Books. A lui si deve anche Lo strano caso del Dr. Jekyll e Mr. Holmes, sempre edizione Gargoyle Books. A chi piacciono i romanzi vittoriani, in generale, consiglio caldamente la lettura; per quelli che poi amano sia Sherlock che il Conte più famoso del mondo, be', quale momento migliore e quale trovata più felice di metterli insieme e poterne leggere contemporaneamente? Chi vince la sfida? Difficile a dirsi, leggete e saprete!
Per chi invece vuole farsi travolgere dalle parole del passato, ecco l'elenco del Canone com'è a oggi.

Buon divertimento!

Romanzi:
Uno studio in rosso (1887)
Il segno dei quattro (1890)
Il mastino dei Baskerville (1902)
La valle della paura (1915)

Racconti:
Le avventure di Holmes
Uno scandalo in Boemia
La lega dei capelli rossi
Un caso di identità
Il mistero di Valle Boscombe
I cinque semi d'arancia
L'uomo dal labbro storto
L'avventura del carbonchio azzurro
L'avventura della banda maculata
L'avventura del pollice dell'ingegnere
L'avventura del nobile scapolo
L'avventura del diadema di berilli
L'avventura dei faggi rossi

Le memorie di Holmes
Barbaglio d'argento
La faccia gialla
L'impiegato dell'agente di cambio
Il "Gloria Scott"
Il cerimoniale dei Musgrave
I signori di Reigate
L'uomo deforme
Il paziente fisso
L'interprete greco
Il patto navale
Il problema finale

Il ritorno di Sherlock Holmes
L'avventura della casa vuota
L'avventura del costruttore di Norwood
L'avventura dei pupazzi ballerini
L'avventura del ciclista solitario
L'avventura della scuola del priorato
Black Peter
L'avventura di Charles Augustus Milverton
L'avventura dei sei napoleoni
L'avventura degli occhiali a pincenez d'oro
L'avventura della scomparsa del terzino
L'avventura di Abbey Grange
L'avventura della seconda macchia

L'ultimo saluto di Sherlock Holmes
L'avventura di Wisteria Lodge
L'avventura della scatola di cartone
L'avventura del cerchio rosso
L'avventura dei progetti Bruce-Partington
L'avventura del poliziotto morente
L'avventura di Lady Frances Carfax
L'avventura del piede del diavolo
Il suo ultimo saluto

Il taccuino di Sherlock Holmes
L'avventura del cliente illustre
L'avventura del soldato dal volto terreo
La pietra di Mazarino
L'avventura dei tre frontoni
L'avventura del vampiro del Sussex
L'avventura dei tre Garrideb
Il mistero del ponte di Thor
L'avventura dell'uomo carponi
L'avventura della criniera del leone
L'avventura dell'inquilina velata
L'avventura dello Shoscombe Old Place
L'avventura del fabbricante di colori a riposo