lunedì 25 febbraio 2008
Giovedì ore 18.00
"Sei in ritardo."
"No, non è vero."
"Scherzi?! Saranno 20 minuti che ti aspetto. Sei in ritardo!"
"Non sono in ritardo, sarei stata in ritardo se ti avessi detto: 'Bea, scusa, ho fatto tardi', ma siccome non l'ho fatto..."
"Be', Einstein,allora la prossima volta che crei una legge fisica tutta tua ricordati di metterci anche un albero dove crescono ragazzi fichi, okay?!"
"Ma quella è biologia, non fisica."
"Non se poi i ragazzi cadono dall'albero per la legge di gravità!"
"Odio i miei colleghi, loro e tutte queste leggi e regole, dannati fisici!"
"Di che blaterate voi due?"
"Linda, allora ti sei liberata!"
"Oppure qualche fisico ho inventato davvero gli ologrammi..."
"Ehm... Come scusa?"
"Linda, lascia stare, Bea rompe come al solito. Dice che sono in ritardo e se la prende con la fisica."
"Ehi ma mica è andata così! Dicevo solo che-"
"Lasciamo perde. Ho grandi notizie!"
"Oh, davvero?"
"Sì!"
"E... ?"
"E basta, niente. Notizie. Grandi."
"Susy, o le chiedi cosa succede o mi vado a prendere la prima birra della sarata."
"Ecco, visto che ti alzi, prendine una pure per me."
"Io un amaro."
"Linda? Un amaro?"
"Sì, allora?"
"Ma è una roba da vecchi."
"A me piace. E poi tutti bevono gli amari."
"Tutti i vecchi! Bea, prendi una birra anche per Linda."
"Oh, no, cavolo!"
"Cosa?"
"Ho dimenticato il blocchetto... Alzate quei culi e venite a ordinare da sole!"
....
"Be', allora Linda, che novità ci porti?"
"Oh, be',la vicina stamattina ha pensato di ripulire l'appartamento e ha riversato cumuli di cianfrusaglie davanti alla porta e io non riuscivo ad uscire perchè non si apriva, così ho fatto tardi a lezione e chi ti incontro fuori al bar?"
"No! Non ci posso credere!"
"Ma che dici! Se non ho nemmeno detto chi!"
"Scusa."
"Dicevo, indovinate chi ho incontrato?"
"Britney?"
"Cavolo gliel'avevo detto di non mettersi i mutandoni della nonna..."
"Ma di che cavolo-"
"Perchè aveva i mutandoni vero?"
"Okay, adeso basta Susy! Con voi due non si può mai parlare."
"Tecnicamente non si potrebbe parlare da soli, ma ehi, non è mica un mondo perfetto!"
"Dai Susy, sono curiosa. Linda, perdona la nostra momentanea infermità mentale!Dai spara!"
"Be', okay. Allora, ho incontrato il Ghiro."
"Il-Il Ghiro?Be', avrei giurato fosse il Papa, ma fa neinte, anche il Ghiro va bene!"
"Ahahahha, Don Chuck...."
"Bea, guarda che Don Chuck era un castoro!"
"Cazzo! mica sarà morto? Secondo voi Don Chuck è morto? No perchè allora quel peluche lercio di quand'ero piccola potrebbe valere un sacco e..."
"AAAAH! Piantatela cazzo!"
"Linda!"
"No, dai. Il Ghiro! Quello carino..."
"Zero."
"Calma piatta."
"Oddio, l'amico di Alex... Dai stanno sempre insieme!"
"Cell'ho."
"Cazzo, ho il doppione!Faresti a scambio?"
"...."
"Ok, scusa, vai avanti."
"Be', ero lì e lui chiacchierava con Chicca, avete presente Chicca, vero?"
"Gran culo, Chicca."
"Eh sì, potessi avercelo io!"
"Be', era con Chicca e così ci siamo presi un caffè tuttie tre insieme, una roba da neinte, ma comunque Chicca mi ha detto cheorganizzava una festa stasera e se volevamo andare."
"Be'... Grande."
"A che ora? chi viene?"
"Alle dieci e mezza, cioè, dalle dieci e mezza in poi, mi pare. Ci sarà parecchia gente, credo."
"Ma il Ghiro che c'entra? Non dovrebbe essere in letargo in questo periodo dell'anno?"
"C'entra, perchè credo verrà anche lui e con lui Alex e i suoi amici."
"Ah be', allora!"
"Avanti Susy, Linda ha ragione, è un'occasione fica. E poi tu non volevi parlarci con questo Alex?"
"Che c'entra. Dipende sempre chi vi portate. Chi vi portate?"
"Stasera niente appuntamenti, ma la prossima settimana ho una punta con uno della discoteca-"
"Bea falla finita. Io vengo con voi e basta. E tu, Susy? Mica vorrai portarti qualcuno."
"Pensavo Dio, ma stasera ha il pokerino con Buddha e altri, sai com'è..."
"Secondo voi cosa si giocano?"
"Chi?"
"Cosa?"
"Sì dai, ipotizziamo per un attimo che esistano, e che possano farsi delle seratine a poker. Secondo voi cosa si giocano? Qual'è la posta?"
"Ah, non saprei... Buddha secondo me gioca piantagioni di papavero...."
"No che dici, Buddha è più zen che strafatto..."
"Dio gioca meglio a bowling...."
"Ma noi stavamo parlando del poker!"
"Sì, ma io a poker non ci so giocare!"
"Okay, basta, finitela. Dio punterà il suo set personale di palle da bowling, Buddha una piantagione di monaci zen che raccolgono papavero oppiaceo, Allah un carico di teli per il deserto caricati su una carovana di cammelli, e... Oddio ma quanti ce ne stanno in giro?!"
"Calmati, Susy!"
"Già, e poi tu non eri atea?"
"Ma sentitela...! Vabbene, facciamola finita. Allora, che si fa?"
"Per stasera dici?"
"Sì. Io dico di andare."
"Okay ci sto. Bea?"
"Okay, ma non cercate di contenermi e se sparisco non cercatemi! Conosco la strada di casa!"
"Arianna, basta che non ti perdi il filo e sei a cavallo!"
...
Era fatta.
L'avrebbe visto quella sera da Chicca.
E poi?
Non aveva preparato una strategia, niente. Non aveva nemmeno fatto in tempo a fare il bucato.
Aveva solo un paio di vecchi jeans e una maglia anonima.
Ma ormai era andata.
Ehi, e se Alex invece non veniva?
Oh, giusto, c'era un mucchio di ragazzi con cui poteva scolarsi una birra, anzi, più di una se serviva...
E poi, e poi Alex magari rimorchiava qualcuna, qualcosa...
Comunque era fatta e adesso non poteva tirarsi indietro perchè Linda aveva chiamato Chicca per dirle che avrebbero portato una sangria che praticamente era 110% alcool e nient'altro.
La serata sarebbe stata un vero caos.
Perfetto caos notturno.
venerdì 8 febbraio 2008
Fratè, che ha organizzato!
E noi, che abbiamo bevuto!
Tuttio ciò, Open Bar a Ostia! Davvero una bella serata!
Ps(Prometto, a breve continuo La Battaglia!! :) )
PPS(Branda se per caso inciampi qua, non ho trovato una foto! perdono!)
venerdì 18 gennaio 2008
Giovedì ore 10.00
La lezione era appena cominciata e Susy già non sopportava il fastidioso chiacchiericcio delle comari in terza fila, il grasso ammasso untuoso seduto due posti più in là e quella poltiglia bianca che si cominciava a formare all'angolo sinistro della bocca della prof. bicenternaria.
Insomma... qualcosa di cui sparlare.
Stranamente il sonno sembrava più interessante della vita di... di qualcuno che non riusciva più a focalizzare...una specie di camice, una camicia, no, no era una maglia nera...stella rossa...
La maglietta consunta dei Clash era entrata a forza nel sogno di Susy, ed era chiaro il perchè.
Alex ormai occupava i suoi pensieri in modo ambiguo e curioso, come quando ti provi una di quelle maglie strane che non sai nemmeno come si mettono... In quei casi che si fa? a)se la commessa è normale e non completamente fuori di testa, si chiede una mano, b), che poi è la migliore.., si rimuove l'immagine di quella maglia pensando: "Che la provo a fare?Mi sta male, e poi che cazzo fanno ste mgliette che la mattina vai di corsa e devi pure ricordarti di infilare prima la gambe per... insomma, vabe'..ci siamo capiti!
A ogni modo, Alex e la sua maglietta erano entrate nell'intimità della mente di Susy; mentre sognava e si rendeva conto di questo fatto strano, Susy capì che se l'avesse raccontato a Bea quella sicuro c'avrebbe ricamato su per tutta la sera, se lo diceva a Linda non si sapeva mai come finiva, ma di certo c'era che quando doveva riflettere la canna in una mano e il posacenere nell'altra erano d'obbligo. Pat, d'altronde le avrebbe risposto da donna vissuta...Ma lei in fondo, era Pat.
Comunque ilsogno s'infranse quando la gallina numero due in terza fila si alzò e ancheggiando tra le file di sedie, cercando di rimanere in equilibrio e usando, per farlo, la quantità di grasso accumulata sui finachi larghi, la urtò chiedendole poi uno "Sccuuusa, non avevo visto che dormivi!" ovviamente detto ad alta voce così che parte della fiducia che il visino di Susy ispirava ai prof, e in particolare a questo, sarebbe stata completaente inutile il giorno dell'esame, quando, di sicuro, questa frase avrebbe riecheggiato nella testa del professorone universitario mentre l'ignara studentessa entrava col malloppo di libri, pronta a farsi steccare...
C'era poco da fare.
La botta l'aveva risvegliata, ma il sogno era ancora lì, vivo e vegeto.
Alex e la sua maglietta erano stranamente affascinanti, ma in fondo era un sogno! oh magari no?! e se fosse stato un rpesagio? o una profezia, che arriva nei momenti più inaspettati?
Finita la lezione, Susy aveva decisamente bisogno di una dormita, ma il suo bisogno di caffeina era talmente forte che non riusciva a decidere, senza contare anche il fastidio di questo sogno a occhi aperti che l'aveva completamente distolta dalla percezione della realtà.
Il bar quasi non se lo ricordava, il cappuccino con panna sì.
Per un istante, mentre la barista, tipa carina davvero, preparava la liquida bevanda, Susy aveva distrattamente guardato fuori, la strada, la gente che passava, i tavolini...
C'era un tipo strano, chino sopra un librone che aveva una copertina vagamente familiare...
Dormiva, oh forse era sprofondato nel libro, come se quello in un momento di lucidità avesse azzannato il suo aguzzino per nutrirsi lui, per una volta, invece di nutrire gli altri con la sua conoscenza...
"'Sta là da un pò." fece la barista ammiccando.
"Ma chi?"
"Il tipo che dorme sul libro."
"Dici che dorme?"
"Certo che dorme, chi non dormirebbe sopra un libro così grosso?"
"Ma i libri si leggono!Mica ci si dorme..."
"Guarda che lo so, carina, e d'altra parte adesso fanno anche i cuscini che si leggono, sì, tipo come le magliette..."
"Quanto ti devo?"
"Se vuoi niente."
"Ehm, come niente?che significa?"
"Lo sai he facciamo?"
"No."
"Certo che non lo sai! Non ho ancora aperto bocca!"
"..."
"Vabe', che facciamo allora?"
"Facciamo che quel tipo lo paga lui il tuo cappuccino!"
"ma perchè poveraccio. e poi non se ne accorge che gli segni una cosa in più?"
"Fidati, quello è talmente partito che non se ne accorge"
"Sembra che lo conosci"
"Ah sì, li conosco i tipi come lui, ti fanno i complimenti, ti dicono due versi di poeti francesi e bam!"
"Bam?"
"Ti ci ritrovi a letto e ti domandi: Perchè continuano tutti a scegliere Baudelaire per le loro cazzo di sviolinate melense?"
"Ahahaha hai ragione sai!"
"Lo so."
"Be', allora sai che ti dico, io mi prendo anche un gelato"
"Fanno 2.50."
"come scusa?"
"Be', che credi che non lo paghi il gelato?"
...
A casa non c'era nessuno, Linda era a lezione anche lei. Aveva fatto la spesa.
Verdure strane erano ammassate sul tavolo in buste di cartone marrone, di quelle simili a quelle per le caldarroste. Solo che non era inverno, o almeno non faceva così freddo da mangiare le caldarroste.
Susy si buttò sul letto, stanca e ancora stordita dal sogno appena fatto.
Chissa poi perchè aveva sognato Alex proprio in quella stessa stanza, che reggeva una coprta in mano.
Ma soprattutto, non era possibile che sognasse proprio lui, e tantomeno con quella maglietta piena di buchi...
Chissà, magari non la lavava quasi mai, tipo i cimeli portafortuna...
Certo...
Però..
Fica la maglia dei Clash.
giovedì 3 gennaio 2008
La settimana tipo era cominciata, e niente avrebbe potuto invertire il corso di quei giorni ormai immutati da due anni.
Niente.
O quasi.
La settimana di Susy:
- Lunedì: lezione la mattina. Cercare di capire qualcosa nella valanga di informazioni che venivano vendute dai professori. E poi, ovviamente, ascoltare i resoconti degli incontri notturni della sua amica Bea, che tanto non scopava da almeno un annetto.
- Martedì: lezione mattina e pomeriggio. Programma per la sera: un buon film con le amiche e, quando andava bene, una partitina a Risiko.
- Mercoledì: niente lezione. Era il giorno del nulla, quando anneghi nel libo dell'uscita pomeridiana per l'aperitivo oppure nell'indecisione di farti una maschera facciale ai cetrioli.
- Giovedì: lezione la mattina presto, con conseguente dormita e salto del sano pasto di metà giornata. Programma del pomeriggio: ripassata alle vetrine dei negozi sotto casa con Bea e conseguente ipotetica punta con le amiche al Meeting.
- Venerdì: lezione mattina e primo pomeriggio. Giornataccia! Quando toccava a lei, pulizie una volta al mese. Appunti: lavare completino intimo preferito e varie eventuali abiti per il sabato notte. Appuntamento fisso (soprattutto se saltava il giovedì): aperitivo al Meeting ore 18.00
- Sabato: il dolce far nulla. Spesso il sabato mattina Susy si risvegliava a casa sua, ma altrettanto di frequente, la testa le sbatteva sul tavolo dove, le pedine del Risiko disegnavano i resti di una notte di bevute stratosferiche e di litigate epocali, perchè si sà, quando giochi a Risiko, litighi per forza. Seguiva una sana doccia e la punta serale con amiche o amici. Attività ludico ricreative a scelta tra: a)pub, b)cinema, c)seratina alcolica a casa, d)come discoteca, quando Bea e qualcun altro smaniavano per muoere i pesanti culoni vicino a qualche fustaccio agghindato come un albero di Natale.
- Domenica: il giorno del riposo. Sveglia tardi, doccia, colazione abbondante che faceva da pranzo e, ahimè, ripassata agli appunti per l'inizio di una nuova snervante settimana.
Martedì ore 22.00
Susy stava lavando i piatti del dopo cena; Linda aveva cucinato per la prima volta dopo mesi e, poichè l'evento era di quelli epocali, aveva fatto le sue famose fajitas, Bea e una sua amica erano accorse con tanto di vino ed erba. Susy non era una che fumava, almeno non amava farlo davanti ad altre persone, così s'era ritirata in cucina pensierosa, mentre boccate dal profumo esotico dal salotto s'insinuavano nell'appartamento fino in cucina. I piatti galleggiavano fluttuanti nelle bolle di sapone dal profumo indefinito, gelsomino diceva la bottiglia del detersivo. Susy si sentì stranamente eccitata all'idea che nella stanza affianco qualcuno stesse facendo qualcosa che i suoi genitori avrebbero considerato... proibito.
Linda aveva scelto di vedere un classico, Via col vento, ma a metà film nessuno riusciva più a sopprotare il logorio di quelle povere anime in pena e soprattutto a nessuna andava più di vedere quel film impolverato dal tempo. Susy l'aveva capito subito che quella non sarebbe stata una gran serata, nessuno aveva accennato a fare una partitina a Risiko. In fondo, però era meglio, così avrebbero cominciato a sparlare di ragazze e ragazzi. Soprattutto di ragazzi, visto che Bea aveva stappato un'altra bottiglia di vino e non vedeva l'ora di raccontare la sua ultima avventura.
La serata era finita come al solito; Bea dormiva sul divano, dalle mani assopite scivolava una bottiglia ormai vuota. Linda era ancora in piedi, sistemava le tracce di una notte brava e in cuor suo pensava che in fondo avrebbe potuto fare mattinata e finire di vedere Via col vento.Susy era andata a dormire dopo l'ennesimo accenno alla faccenda di Alex; non voleva ancora parlarne, non aveva ben deciso cosa fare, quale strategia adottare e poi Bea era diventata un tantino troppo volgare per i suoi gusti. In fondo, poi, il giorno dopo era Mercoledì; la maschera facciale ai cetrioli era lì in frigo ce l'aspettava, aveva un appuntamento con Pat al solito posto e solo allora, si rese conto, avrebbe affrontato la questione Alex. Solo allora.
Mercoledì ore 18.30
Pat stava succhiando la cannuccia del suo BloodyMary da almeno dieci minuti quando da lontano vide arrivare l'amica. Susy come al solito era in ritardo. Mentre la guardava camminare verso di lei con passo deciso, si domandò per quale motivo continuasse a prendersi quel drink annacquato che poi, in fondo, sapeva solo di pomodoro. Di sicuro era per il nome, Maria la sanguinaria, adorava quella parte della storia della cara vecchia Inghilterra.
"Scusa, sono in ritardo."
"Lo vedo"
"Non fare quella faccia, dai, ho già detto che mi dispiace."
"Come al solito immagino sia colpa della maschera ai cetrioli."
"Be', sì... no.. Oh andiamo, scusami!!"
"Ma dico, di che sapranno poi questi cetrioli. Io li trovo disgustosi."
"Ma guarda che mica si mangia la maschera ai cetrioli."
"Ah no?"
"Cavolo! Certo che no! Ce li immergi dentro."
"Ah, capito. Era ovvio, li immergi perchè quei cosi non sanno di un cazzo e così invece si insaporiscono. be', dammi la ricetta che ci provo anche io uno di questi giorni."
"Sì, vabbè, lasciamo stare."
"Allora, bimba, di che si tratta?"
"Di che si tratta cosa?"
"Lo so che la maschera non c'entra. Chi è che t'ha fatto incazzare questa volta?"
"Ehi, nessuno può farmi incazzare. Lo dico io quando mi incazzo. Cazzo."
"Libero arbitrio, eh?"
"Esatto."
Susy cominciò a raccontare a una Pat molto più sveglia del solito quello che le frullava per la mente; cominciò proprio dall'inizio, da quando aveva incontrato Alex e delle sue uscite da fesso che però, non si sa come, le avevano intenerito quel cuoricino da stronza che ogni tanto prendeva il sopravvento difronte a certi casi umani.
"Insomma te lo fai?"
"No, senti, mica stanno così le cose! Non ho mai detto che voglio farmelo... Cioè..."
"Sì, ti conosco, bambolina. Tu avrai già pensato a come succederà, a cosa ti metterai addosso, sempre che ti metterai qualcosa."
"Cazzo Pat, certo che mi metterò qualcosa!"
"Beccata! Lo vedi che ci hai pensato!"
"Ehi, mica sono una nudista io!"
"Nudista eh? Si può fare, dimmi quando e dove!"
"Ma piantala e stammi a sentire invece. Ho deciso che qui ci vuole una strategia. Cioè, lo so che Alex ha in mente qualcosa, si vede. L'altro giorno in classe continuava a fissarmi."
"Lo credo bene, bambolina. Ma non vedi che razza di capelli hai? Sì cioè, vuoi pettinarteli ogni tanto?"
"Guarda che io mi pettino. E poi che ne sai tu come avevo i capeli l'altra mattina?"
"Ma è ovvio, domenica sera, quando sono rimasta a dormire da te e tu ti sei letteralmente fiondata a letto mentre finivamo la canna, ti ho messo dell'olio di semi in testa."
"Ma cazzo, ecco perchè erano appiccicosi! Cazzo, e poi lunedì non ho neanche fatto in tempo a farmi la doccia. Merda. Dico ma ci pensi la notte a questi scherzi idioti?"
"No. Mi vengono così. Naturalti. Sotto effetto canna"
"Sì... Naturali, come no."
Mercoledì ore 03.00
Susy e Pat erano sporfondate in un divanetto di una specie di discoteca alternativa, dove i ccktail costavano troppo ed erano quasi tutti annacquati. Il Bloody Mary non lo facevano nemmeno.
"Allora hai deciso?"
"Deciso cosa? Io un'altro giro non lo reggo."
"No, io dicevo di Alex."
"Di Alex?"
"Sì, cazzo, è tutto il fottuto giorno che ne parliamo."
"Già, be', scusa..."
"A questo punto mi devi un favore."
"Sarebbe?"
"Primo, non parlarmene più finché non mi passa la sbronza. Secondo, pensaci bene perchè quello è uno che ti fa uscire fuori di testa; dà retta a Pat."
"Hai ragione, ti devo un favore."
Il patto ormai era stretto, Susy non poteva negarlo. Le prove? un sottobicchiere macchiato di birra, con tanto di dichiarazione scritta e firmata che Pat le aveva fatto mettere nero su bianco. O meglio nero su birra bionda...
Susy si rendeva conto che qualcosa stava per cambiare, non riusciva a capire cosa, forse per via dell'alchool, ma era certa che quella non sarebbe stata affatto la solita monotona settimana. Quella sarebbe stata la sua stramaledetta missione.
giovedì 20 dicembre 2007
venerdì 14 dicembre 2007
La battaglia di Susy. Presentazioni
"Io però sono la sorella maggiore, quindi faccio come mi pare!"
"No! Smettila! Non lo sopporto più!"
"Susanna tutta panna, Susanna tutta panna, Sus-"
Ciaf!
Susy non è mai stata carina, da piccola, o almeno lo è stata solo nei suoi primi mesi di vita. Sua sorella Chiara aveva 5 anni quando Susy venne al mondo e s'era impuntata a volerle dare lei il nome. Così, come è evidente, Chiara l'aveva chiamata Susanna proprio per via di quella pubblicità vecchia che adesso non si vede più e che a lei da piccola piaceva tanto.
Mamma Rosa trovò il nome carino anche se evocava epoche andate; si fece convincere soprattutto per via di quella canzone d'amore, Suzanne ma, orgogliosa com'era, non avrebbe mai potuto usare un nome straniero.
Susy era cresciuta in fretta, combattendo a denti stretti con la sorella Chiara. Quando il periodo adolescenziale l'aveva colta come un raffreddore invernale, invevitabilmente, Susy aveva smesso di parlare con Chiara perchè lei ancora la prendeva in giro per via di quel nome incorniciato nella polvere del tempo.
A scuola nessuno osava chiamarla Susanna, lei subito s'era fatta rispettare, urlando contro qualche compagno di classe dispettoso.
Infondo Susy poteva andare, era anche simpatico, non bello certo, ma allegro. Dovette così accontentarsi.
Se il nome non era una bellezza, per lei, il suo aspetto fisico era un disastro. Susy era un maschiaccio, giocava a pallone con i compagni, ascoltava musica tosta e andava in giro con i jeans strappati. Al liceo, per via di quella massa di capelli rossi lunghi lunghi, tutti la scansavano. "Le rosce puzzano", la frase più tipica tra i luoghi comuni. Lei però, con serafica indifferenza, trascorse i suoi cinque anni a non dar retta a quei cretini dei suoi compagni. Mamma Rosa la confortava, "Be', le rosse sono poche in giro, e poi sai cos'altro si dice? Si dice che siano focose!" Ma Susy, che ancora non capiva certi meccanismi, aveva rinunciato quasi subito ad ascoltare Mamma Rosa, e invece la torturava anno dopo anno con musiche assordanti, poster di gente morta, come diceva la sorella, e vestiti che non erano vestiti ma stracci.
Susy s'era chiusa nel suo mondo, un'ostrica che non vuole uscire dal guscio. O forse una lupa che ringhiava dal profondo della tana.
A scuola era brava, forse la più brava e col tempo la gente attorno a lei cominciò a rispettarla e finalmente smisero di prenderla in giro.
Il suo primo ricordo di un mondo nuovo risaliva alla terza liceo, una festa a casa di qualcuno, un brindisi con la sangria, uno sguardo fugace e poi il primo, umido, orrendo e stranissimo bacio.
Già, perchè Susy nel frattempo, era diventata alcquanto interessante; non solo era carina, ma la sua intelligenza e i suoi interessi erano qualcosa che si percepiva da subito, qualcosa di profondo, che le apparteneva e che nessuno le avrebbe mai portato via.
"Si, capito?"
"Che stronza tua sorella! Ma adesso?"
"Cosa?"
"Ci parli o no' che fine ha fatto?"
"Quando chiama, sta a Parigi studia e lavora. Mi sa che s'è trovato un francesino. Poveraccio."
"Vabe', iinvece te che mi dici di Gegio?"
"Gegio? figurati, uno con un nome così non si può nemmeno guardare! E comunque non si può guardare!"
"Mm, si hai ragione. Allora Vale? Dai Vale è fico!"
"Valerio è un nome che non m'è mai piaciuto."
"Ma che significa!"
"Significa che è un pò come diceva Oscar Wilde. Hai presente?"
"No."
"Ma si, come in quel pezzo di teatro, L'importanza di chiamarsi Ernesto, dove due ragazzi fanno finta di chiamarsi così solo per piacere alle loro innamorate."
"Ma Ernesto come il Che?"
"No, Ernesto come in quest'opera teatrale! Il che mica c'era!"
"Ah. Però Ernesto fa schifo come nome."
"No, manco troppo. Ha un suono importante, e poi voi mettere, con Susanna ci calza a pennello!"
"Ma io non conosco nessuno che si chiama così."
"Allora?"
"Allora come fai a metterti con uno che si chiama Ernesto?"
"Il punto è proprio questo. E' un nome poco comune, quindi farò come le due sceme di Oscar Wilde."
"Oscar non è male!"
"Oscar era un genio."
Così Susy aveva preso, tempo prima, una decisione sancita e messa per scritto, almeno in via teorica, davanti alla sua amica storica, Bea, che sta per Beatrice.
Il tempo non ritorna, certe storie rimangono lontano, diventano ricordo, poi leggenda.
Ma Susy ora era cresciuta e quei capelli rosso fuoco ancora le cadevano sulle spalle, in un rotolio capriccioso di intelligenza e arguzia, profumo e mistero, un intrigo degno delle rose più spinose, un caos costruito su libri e silenzi, su graffianti acuti di chitarra e lunghe boccate di fumo; i capelli rosso fuoco erano ormai diventati del colore d'un tramonto sul tempo andato.
domenica 9 dicembre 2007
La Battaglia di Susy. Capitolo Uno
L'aula era piena, come al solito la gente stava seduta per terra, i banchi e le sedie non bastavano.
Seduta in seconda fila, Susy sfogliava gli appunti distrattamente, mentre ascoltava Bea che raccontava qualcosa a proposito di un certo ragazzo con cui era uscita e con cui aveva avuto una quantomeno discutibile notte di sesso.
Susy, ogni volta che Bea o qualche amica raccontava cose del genere, si domandava come o quanto lavorassero di fantasia le menti di certa gente, perchè diciamocelo, la cosa sarebbe stata verosimile se Bea avesse avesse avuto 20 chili di meno e i capelli sistemati in un modo decente.
Mentre Bea imperversava sulle dimensioni del membro di quel misterioso ragazzo, Susy, con la coda dell'occhio, vide entrare Lui; goffo e sempre in ritardo, quasi buffo. Non capiva come certe persone potessero avere così poca cura di sè solo perchè si alzavano troppo presto la mattina. "In fondo" pensò tra sè mentre Bea continuava a parlare, "Non è neanche tanto male. Certo, se si curasse un pò di più e non dicesse tutte quelle cazzate in classe..."
Susy normalmente non l'avrebbe neanche notato, ma Alex per lei era diventato un mistero, un indovinello o una barzelletta raccontati male, ma pur sempre degni di attenzione. Da qualche tempo continuava a ritrovarselo ovunque e quella mattina si rese conto che doveva indagare. Un sorriso le scappò fugace mentre Alex si sedeva in fondo all'aula, vicino a un tipo grassoccio e unticcio; lei sapeva che non era lì per la lezione, sapeva che era lì per lei.
A Susy non erano mai piaciuti quei tipi che pensano di potersi permettere di dire cretinate cercando di rimanere allo stesso tempo dei fichi. Alex, poi, non era per niente fico.
L'aveva conosciuto tempo prima, non ricordava esattamente quando, ma si ricordava di una specie di scambio di idee molto acceso riguardo a Baudelaire e ai poeti moderni. Lei Baudelaire lo apprezzava, ma non poteva dire di amarlo. Alex, invece, sembrava adorarlo e quando aveva provato a fargli almeno allargare il suo punto di vista, le era sembrato che lui difendesse il caro Baudelaire come fosse un suo antenato.
Follie da intellettuali.
A ogni modo, dopo quel breve e strano incontro, Alex aveva cominciato a collezionare una serie di figuracce ogni volta che si ritrovavano nella stessa classe.E la cosa capitava ormai da troppo tempo. Bisognava rimediare.
Fare una buona azione e concedere una seconda possibilità a quel ragazzo carino dalle idee e dai modi bizzarri? Si, poteva essere un inizio per la sua indagine.
Qualcosa, tuttavia, la fece sentire diversa, qualcosa che, nel guardare quella maglietta dei Clash tutta consumata, ancora non capiva o che forse non aveva mai voluto ascoltare.
Così, decise che doveva conoscerlo meglio e che in fondo nonostante la mitica parentela con Baudelaire, in fondo Alex poteva non essere completamente pazzo o, più semplicemente, che quel ragazzo in verità era un mistero insolvibile che lei, invece, avrebbe risolto.
Una battaglia, insomma, dove sarebbero servite le armi migliori:
- un buon libro su Baudelaire,
- un nuovo profumo,
- sorriso ammaliante e una buona dose di sfaggiataggine e simpatia da unire a quel suo fare da stronza che sfoderava sempre in situazioni del genere.
Mentre si abbandonava a questi pensieri, sentendosi già incuriosita e senza capire perchè avesse deciso di fare quella cosa, dal fondo dell'aula Alex, con voce poco convinta ma udibile da tutti, se ne uscì proprio con una di quelle frasi idiote, che sì fecero ridere la classe, ma che non piacquero per niente alla Prof.ssa Magli, che invano tentava di riportare l'ordine e di cominciare a spiegare.
Ancora una volta Susy sorrise, si voltò senza farsi vedere e per il resto della lezione guardò il suo Alex che sprofondava in mondi lontani dove a lei, per ora, non era permesso entrare.
Ne era certa, ci sarebbe riuscita.