venerdì 17 aprile 2009


There's only One Black Luna...

C'è poco da dire.
Grossa
Nera
Orecchie a punta
Due occhi profondi che ti ci perdevi dentro
Un cane straordinario.

Ora che non ci sei più ti ricorderò piccola, un puntolino peloso in un mare di fazzoletti bianchi.
Grande, mentre cerchi di mordere le onde del mare dove col cazzo che ti ci buttavi!
Felice, a scavare buche che sembravano crateri.
Euforica, mentre la battaglia in Pineta andava avanti e tu abbaiavi non si sa perché.
Sorniona, mentre ti godevi il sole sul terrazzo di camera mia.
Incazzata, quando non volevi tornare a casa perché d'estate la sera l'aria è più fresca.
Dolce, quando col musone pretendevi la carezza che mai ti è mancata e mai ti mancherà.
Di Luna ce n'è solo una.
Addio, sei stata mitica, super, fantastica, straodinaria...
Sei tu, il mio primo stramaledetto cane e cazzo, ti vorrò sempre un frack di bene!

A Luna!

Scol!

mercoledì 8 aprile 2009

Mary P. e il viale senza ciliegi. (Parte 4)

Oscuro tolse pian piano le mani dal viso per abituarsi alla luce accecante. Sfocato, vicino a lui, intravide SuperS.
"Dove cazzo siamo finiti?"
"Credo... credo che ha funzionato."
"Potevano evitare tutta sta luce, allora. Merda, non vedo niente."
"Sta zitto e seguimi. C'è una specie di sentiero."
SuperS avanzò verso l'ignoto, ma del resto, immersi in quella radura di luce e foglie non potevano far altro.
"Aspettami! Il dannato sentiero io non lo vedo... ah, merda la luce!"
"Benvenuti", disse una voce che sembrava provenire da tutto intorno.
Oscuro e SuperS si girarono e rivoltarono, poi la videro.
Una figura sottile, forse di donna, stava in piedi proprio davanti a loro. Era comparsa dal nulla e ora li fissava serafica.
"Chi sei?" azzardò SuperS.
"Sei un angelo?" Oscuro cercò di avvicinarsi per nascondere un vago timore.
La donna sorrise serafica, poi disse: "Sono End, e voi vi trovate ai confini del Regno. Io sono qui per accogliervi e condurvi al Principio. Seguitemi, Once vi aspetta già da un pò."
Oscuro e SuperS si guardarono increduli, poi, non appena si voltarono, videro che End era già un pezzo avanti così affettarono il passo e la seguirono.


*

La stanza sembrava ancora dormire silenziosa in una penombra calda e assopita, color tè depositato da tempo, misto al caldo croccante del sole trattenuto da tende scure. L'aria sapeva di caffè e latte evaporato in nuvole fumanti, mescolate a sprazzi di quell'odore indefinibile che hanno solo i bambini.
Almeno fino a una certa età.
Once era sveglio già da un pezzo ma in fondo, per lui, il Tempo non era una questione di cui preoccuparsi.

Era più un amico di cui si beffava con uno sguardo sornione e un'irriverenza data dall'età; giovane o vecchio che fosse, Once restava in ogni sua inesistente fibra quello che comunemente si definisce indefinibile, entità pura, energia pura, e molte altro ancora.
Once era il Tempo.
Certo.
Ma solo in parte.
Il suo mondo era parte di lui, come se fosse il Signore dei Sogni, re di un regno tutto a sé, distante dalla realtà eppure così pervaso da essa. Once era guardiano dei mondi creati dalla fantasia umana, ne conservava i segreti, le magie, le mistiche energie che lo governavano.
Nessuno sa dire quando è comparso, da dove è arrivato, semplicemente lui c'è sempre stato, nella sua torre di pietre, a vagare di storia in storia, di secolo in secolo. Non si sa nemmeno se prima di lui sia esistito qualcun'altro, ma sono in molti a credere che Once abbia la strana tendenza a mutare forma. Talvolta qualcuno l'ha descritto come un ragazzetto vispo e curioso, qualcun altro come un vecchio piegato dal tempo; tutto questo aveva pian piano dato vita a molte altre storie nella storia, generando stralci narrativi nel mondo fantastico che di tanto in tanto avevano sfiorato il mondo reale dell'uomo, spingendo qualcuno a crederci davvero.
Ma questa è la solita, proverbiale, altra storia.

"Signore, è svelgio?"
Una figura minuta e incerta scivolò silenziosa nella stanza in penombra, in mano reggeva un vassoio tintinnante.
"Pit, sei tu?" chiese Once dal profondo della stanza.
"Sì, signore".
"Quante volte devo dirtelo di non chiamarmi così! Avanti, entra ".
"Signore, le ho portato da mangiare".
"Oggi no, non vedi in che condizioni sono?", sbuffò Once, con un accenno di tosse catarrosa.
"Be', io glielo lascio qui".
Incipit fece per andar via, ma poi girò i tacchi, come attratto da una mistica calamita.
"Signore?"
"Che c'è?"
"End non è ancora tornata. Crede... Crede... Mmm..."
"Siamo alle solite..."
"Come dice?"
"Siamo alle solite, Pit! Non sai mai come andare avanti e poi tra un minuto comincerai a balbettare e a farneticare le solite frasi, quelle più famose e così via, finché non mi toccherà alzarmi dalla mia poltrona... e sai che odio alzarmi dalla mia poltrona!"
Incipit prese coraggio e con ancora un pò di esitazione provò ad andare avanti.
"Crede che ci siano stati dei problemi?"
"Con End?"
"Sì. Be', sa... in fondo non sappiamo nulla di quei due. E poi, la conosce com'è fatta End".
"Pit, io so esattamente come sono quei due. E credimi, End la conosco ancor più di quanto tu creda".
"Allora non farà niente?"
"Non serve. So che stanno arrivando. Lo so per certo".

Once guardò il suo riflesso sfumato in un angolo del vetro della finestra coperta quasi per intero dalla tenda scura.
Avvertendo il crescere della solita sensazione che di solito provava in quei momenti, Once ghignò compiaciuto pensando che ormai mancava poco; l'adrenalina avrebbe raggiunto il suo apice, salendo lenta ma inesorabile lungo ogni fibra del suo corpo di vecchio, e l'avrebbe trasformato ancora e ancora.
Già, un'altra storia stava per essere scritta.
*
Oscuro e SuperS camminavano fianco a fianco, la loro eterea guida li precedeva di pochi passi.
"Allora, che ne pensi?".
"Non so, mi sembra apposto".
"SuperCoso, non prendermi in giro! Usa quelle tue diavolerie e dimmi dove cavolo ci troviamo, non ne posso più di questo paesaggio!"
SuperS rallentò il passo, si guardò in torno e rimase perplesso.
Il sentiero passava in una specie di bosco, ma non il solito bosco. Qui tutto sembrava brillare di luce propria anche se, in effetti, il sole era là da qualche parte trattenuto dalle foglie di alberi immensi. Le piante sembravano muoversi, respirare, qualcuno pareva persino parlare e, guardando con più attenzione, si potevano scorgere qui e lì visi nascosti nel legno di grossi alberi.

"I miei poteri non mi aiutano".
"Ti pareva. Mi spieghi come fai a stare tranquillo, allora?"
"Be', abbiamo sempre il sentiero. Se dobbiamo tornare nel... Ehm... Nel nostro mondo, basta che alziamo i tacchi e facciamo dietro front," SuperS sembrava convinto, ma Oscuro era ancora più scettico del solito.
"Che razza di mondo è? No dico, sembra di stare a Fangorn..."
"Dove?"
"Fangorn!! Non hai letto Il Signore degli Anelli!?!" Oscuro sembrava alquanto sconcertato di fronte alla notizia.
"Ehm... Intendi quel librone enorme, quello che hai sulla scrivania da, tipo, sempre? No, non l'ho letto".
"Ehi, e tu che ne sai della mia scrivania?"
"Dici che mi piacerebbe? No perché è piuttosto lungo e sai, be'... Non ho molto tempo per leggere, tra salvare vite umane e bloccare straripamenti di dighe, c'è anche il lavoro sporco..."
"Sei entrato in casa mia? Stai cercando di dirmi questo? Complimenti, hai scelto davvero un bel momento!"
"...Il fatto è che non mi piace cominciare un libro senza essere sicuro che lo finirò, odio lasciarli a metà".
"Cristo ma vuoi ascoltarmi!!"
"Scusa... ehm, dicevi?"
"Ah, lascia stare. Comunque non lo finiresti mai, anzi, conoscendoti forse nemmeno ti piace".
"Be', ehm... so che è un libro famoso, e-"
"Oh, al diavolo!La Foresta di Fangorn è un posto inquietante e le piante ricordano queste qui, bello mio. Sembrano vive, insomma".
"Questa non è una foresta...E tu hai cambiato argomento"
"Il punto è che di diverso qui è tutto stranamente luminoso, sembra di stare in una favoletta per mocciose... E poi non ho cambiato argomento, parliamo di Fangor! Quindi non ho cambiato argomento!"
"Già, ma comunque questa non è una foresta... E poi dove si trova questa Fangorn che dici? Che c'entra il libro di prima?".
"Cosa?"
"Dicevo solo che questa non è una foresta".
"Fa lo stesso".
"Ma bosco e foresta non sono due cose diverse?"
"Dacci un taglio".
Oscuro affrettò il passo cercando di raggiungere End, qualche metro più avanti.
"Siamo quasi arrivati. Vedo la punta della Torre. Ecco, la vedi?"
End indicò a Oscuro un puntolino più scuro al di sopra di qualche albero basso che, a vederlo, sembrava far parte di una piccola radura a qualche minuto di cammino avanti a loro.
C'erano quasi.
Non riusciva a crederci. Avevano tribolato parecchio per arrivare fino a lì, e ora che c'erano, si rese improvvisamente conto che in fondo non avevano fatto un granché, che questo era niente rispetto all'ignoto che li attendeva a braccia aperte proprio là, in quel... in quella... Be', ovunque si trovassero ormai non aveva molta importanza. La Fangor al contrario, come prese a chiamarla tra sé e sé, era straordinaria e inquietante allo stesso tempo, una Shangri-là ai confini della percezione.

Una mezzora dopo, un piccola radura si fece spazio tra le fronde pressate degli alberi.
Al centro, una torre in pietra svettava silenziosa e traballante, schiaffeggiata dal vento e scaldata dal sole che riversava oro liquido su tutta la struttura.

"Siamo arrivati?"
"Siete arrivati".
"E ora?"
"Non so, io sono End, il mio compito termina qui".
"Ma com- Che dici? Devi portarci da Once".
"Once vi attende, siete giunti".
"Allora è qui che sta?"
"Once è ovunque".
"Allora cosa cavolo abbiamo camminato a fare fino a qui? Eh?!"
"..."
"Non fare la furba e dicci che dobbiamo fare".
"Siete venuti per Once. Andate da lui, vi aspetta".
"Come fa a sapere che siamo qui? E tu come facevi?"
"Io sono End. I confini del Regno sono il mio territorio".
Ci fu un attimo di silenzio, End fluttuava leggiadra, come fosse di carta velina, davanti ai due avventurieri, i mantelli ridotti in brandelli dalle spine delle piante.
"Merda, questa cosa finirà male, me lo sento," Oscuro era preoccupato.
"Sei cieco, viandante. Non vedi la fine e non la vedrai mai, se continui sui tuoi passi," End si avvicinò a Oscuro con un fruscio accattivante e voce di sfida.
"Ah sì? Hai sentito SuperCoso? Dice che non finirà mai..."
"Be', se lo dice lei... direi che possiamo fidarci".
"Ah, giusto..."
"Ma a noi comunque interessa Once. End, sai dirci come entrare?", SuperS indicò la torre, senza porte e finestre, che sembrava fissarli beffarda.
"La casa è piena di infiniti passaggi, ma userete Il Passaggio. Seguitemi".
Oscuro e SuperS si guardarono perplessi, ma confidenti che quella follia sarebbe finita presto.
End s'avvicinò alla torre e come per incanto comparve... Un armadio.
Esatto, un armadio.
Grande, di legno intagliato e con i pomelli delle ante di ottone.
Oscuro e SuperS fecero appena in tempo a voltarsi che End era già scomparsa e al suo posto c'erano una vecchia raggrinzita a cavallo di un leone malandato.
"Chi siete? Dov'è End".
"Ci avete messo troppo, ora dovremo correre. Andiamo".
L'anziana donna aveva il volto coperto, i capelli grigi le ricadevano da sotto un vecchio cappello che aveva ormai perso la punta, ma la voce... La voce Oscuro e SuperS non l'avrebbero mai più dimenticata; armonie di esotico miste all'allegro scroscio dell'acqua di fiume.
Oscuro si stava perdendo in fantasie lontane quando il leone emise un ruggito che lo riportò indietro.
"Sentito la signora? L'ora è tarda, bisogna andare".
Oscuro e SuperS capirono che non c'era altro da fare, niente da chiedere. Accettarono il destino che li attendeva, e , per la prima volta da quando tutto era cominciato, si sentiro anche loro un pò più eroi.
Ma non il tipo di eroe a cui erano abituati.
Ora erano quel genere di eroe che allunga una mano, tocca il gelido metallo e gira il pomello di un armadio comparso dal nulla sulla parete di una torre senza finestre.
"Rock and Roll, baby!" disse Oscuro strizzando l'occhiolino a SuperS mentre entrava nel buio dell'armadio, verso l'ignoto.

martedì 24 febbraio 2009


Arriverà la Primavera e porterà la prima.... Robin!!!!

Ecco qua, lo scorso venerdì è uscito il primo volume di Universo DC: Robin.
Perchè ne do notizia? Be', finalmente esce un'altra mia traduzione, e spero siate indulgenti :D
Anzi, no... Fottetevi tutti!!! muhahuahuahahahaha!

Scherzo, scherzo!
Non so quanti leggono Robin, quanti amano questo personaggio, ma il caro Tim Drake ne ha veramente da vendere e tra una scazzottata e l'altra vi stupirà!
Perciò che dire? Spero seguirete i 6 volumi!!!

Enjoy!

giovedì 22 gennaio 2009

Esercizi di stile...(quale non si sa!)

Quando ti danno elementi di un film, pochi, dosati col contagocce e liberi di cavalcare nella valle della creazione mentale, ti chiedi: Cosa voglio di più?
Ed eccolo lì, quel margine che ti da fastidio, quel candito che se non ce lo mettevano nel panettone forse forse ti piaceva anche...

Gli elementi: film, anni 60. Protagonista un italiano, una pistola, un poliziotto, un'auto rubata, dei soldi da recuperare, un incontro con una vecchia fiamma. Lei, giovane e bella, giornalista in erba. La cornice: Parigi. Il fatto: lui uccide un poliziotto, lei scopre che il suo amato è un criminale e, combattuta, lo denuncia. Il crollo: l'amore, forse, vince sempre, ma la morte ha comunque l'ultima parola.
Mescolare il tutto in... 30 righe!
Ecco una versione del mio compitino per casa... Andate e distruggete!

L’ultimo respiro
La pioggia cadeva inesorabile, fitta come la tela d’un ragno. Patricia attraversò la strada verso il bistrot. César stava pulendo i tavoli; quando lo vide, si sentì sollevata.
Patricia sedette vicino alla finestra, era quasi ora. La polizia dall’altro lato della strada era pronta a intervenire; Paolo stava per arrivare, forse aveva recuperato i soldi, ma lei cosa gli avrebbe detto?
Un tintinnio, la porta del bistrot, qualcuno era entrato e aveva salutato César. Patricia guardò di nuovo la foto su Le Monde, era proprio lui. Lo sguardo indugiò pochi secondi, poi capì che stava commettendo un errore gravissimo. L’avrebbe perso, per sempre? Non lo sapeva, ma se tornava sui suoi passi proprio ora, avrebbe perso se stessa. Era una giornalista e poi non poteva... non poteva coprire un criminale.
Un criminale, solo a questo riusciva a pensare, Paolo era un criminale. Aveva ucciso un poliziotto, l’avevano riconosciuto, lei l’aveva riconosciuto. E quei soldi, chissà da dove venivano, chi doveva incontrare, dove, perché? Un criminale; due mesi prima, a Malta, pensava fosse bello, con quei capelli un po’ lunghi e biondo cenere, non sembrava nemmeno italiano. L’aveva amato, ma ora? Alzò lo sguardo, l’orologio del bistrot segnava le dodici; le lancette giunte come mani in preghiera le fecero pensare all’India, potevano sempre scappare là. Ma Paolo voleva andare a Roma; lei Roma non l’aveva mai vista ma sapeva che l’avrebbe accolta a braccia aperte. Paolo, invece, cos’avrebbe fatto? Non poteva pensarci, un uomo era morto e la colpa era sua, non poteva negarlo. Un tuono e Patricia alzò lo sguardo. Un poliziotto girava tra i passanti, fingendo indifferenza; poi, lo vide arrivare.
Paolo parcheggiò l’auto, lei non l’aveva mai vista, magari era rubata. Lo vide prendere la giacca e un bel mazzo di fiori. Si voltò e la salutò; il poliziotto lo vide e lentamente cominciò ad avvicinarsi. Poi tutto accadde velocemente.
Paolo si stava mettendo la giacca, quando una pistola gli cadde dalla tasca, la raccolse in fretta per metterla via, ma poi si accorse del poliziotto. Attraversò di corsa la strada per scappare, gettare l’arma da qualche parte; Patricia vide la scena e corse in strada, voleva avvertirlo, avrebbe voluto gridargli di scappare, che era una trappola.
Dicono che quando muori rivedi tutta la tua vita, in pochi istanti. Patricia, china su Paolo, pensò che lui, forse, avrebbe rivisto solo il suo volto. I colori dei petali sparsi a terra e sul cofano della macchina che l’aveva investito, erano sfocati, come ovattati dalle lacrime, mentre Patricia, la voce rotta dal pianto, sospirava piano e, morendo dentro, gli chiedeva perdono.

mercoledì 10 dicembre 2008

MaryP. e il viale senza ciliegi.(Parte 3)

La pioggia cadeva fastidiosa, fina come la tela di un ragno, fitta come una spazzola setosa.
Oscuro era appoggiato contro un muro, il mantello bagnato pesava nero, come se qualcuno avesse preso la notte buia e senza stelle e l'avesse sciolta come cioccolata...
SuperS era in ritardo. Doveva esserci stato qualche problema, lui non era mai in ritardo.
Un fruscio scarlatto risuonò nel vicolo male illuminato, SuperS, fradicio come un pulcino, arrivò trafelato più del solito.

"Allora? Che fine hai fatto?"
"Scusami, sono in ritardo."
"Lo vedo. Ma come mai?"
"Non ho sentito la sveglia."
"Quale sveglia?"
"Quella sul comod-"
"Alt! Non voglio saperlo. Anzi, è meglio se ci diamo una mossa, non abbiamo molto tempo."
"Giusto. Hai tutte le indicazioni?"
"Puck il nanetto mi ha scritto tutto. Il posto è questo."
Oscuro indicò il vicolo e allungò un dito verso una porta, qualche metro più in giù.
La porta era in ferro battuto, un pò arrugginita e provata dal tempo, ma il posto, lo diceva la scritta luminosa, era quello.

Il Crossing Club era un luogo magico.
Sì, magico.
Cambiava spesso postazione, per non farsi intercettare dai controllori del mondo di là. Quelli, tutti lo sapevano, erano delle bestiacce. Certo, va detto che di fatto il Crossing Club si trovava sempre lì, che quella porta erano davvero secoli che veniva aperta e richiusa, aperta e richiusa. A cambiare non era di fatto quello che si vedeva dal vicolo, a cambiare e spostarsi era quello che c'era oltre la porta sul vicolo.
Oscuro e SuperS non sapevano bene come funzionasse, perchè il Crossing Club era parte di un altro mondo, di un'altra realtà di cui pian piano stavano scoprendo i confini e che forse avrebbe presto rappresentato un pericolo anche per loro.
Tuttavia, ignari di quello che li attendeva, si decisero a bussare.

"Chi vi manda?", grugnì una voce dall'altro lato della porta.
"Sei il Guardiano?"
"Chi vi manda?"
"Ehm... Ci manda Puck. Dobbiamo vedere Bok."
La voce non rispose subito, perplessa da quella strana richiesta.
Poi, la porta si aprì.
Quello che videro Oscuro e SuperS era una normale sala d'attesa, con divani color cannella, un tavolino con delle riviste e un grande orologio sulla parete.
"Il signor Bok non sapeva del vostro arrivo."
"Non abbiamo avvisato, sa com'è, un'emergenza."
"Non avete avvisato?"
"No... Non abbiamo avvisato, gliel'ho detto."
"Male, molto male. Al signor Bok non piacerà affatto."
SuperS guardò di sbiego Oscuro poi si mise a sedere sul divano color cannella, incrociò le gambe e cominciò a sfogliare una rivista.
"Ma che fai?"
"Aspetto, no?"
"No!!"
"Come? Non abbiamo un appuntamento."
"Per forza. Non abbiamo chiamato."
"Dovevi farlo tu, mi pare."
"Oh, certo! Ti pare, ma non ne sei sicuro. Vero?"
"Be', no. A dire il vero ne sono sicuro."
"Dimostralo!"
SuperS tirò fuori un fogliettino scritto a matita: una prova inconfutabile...
Dopo una mezzora, il guardiano tornò a chiamarli, il signor Bok era pronto a riceverli.
Arrivarono in una saletta con drappeggi e cuscini a terra, di mille colori caldi e accoglienti.
Nella stanza sontuosa, c'era un odore di carta e incenso, un camino acceso mandava allegri scoppiettii in fondo alla sala. Dietro una scrivania c'era una giovane donna. I capelli argentei le ricadevano sulle spalle nude, lisci come fili d'erba. Anche la ragazza sembrava fatta d'una strana materia, pareva evanescente e filiforme; Oscuro pensò che somigliasse a un segnalibro.
Su una poltrona era seduto un ragazzo, anche lui molto giovane.
I capelli lunghi e ricci erano d'un giallo quasi finto ed erano l'ammasso più intricato di materia che si conoscesse.

"Signor Bok?"
"Signore?"
"Dite a me?"
"Lei è il signor Bok?"
"Signore?"
"Amico, ma sei fuori?"
"Sono Oscuro, ehm... Signor Bok."
"E io SuperS. Ci manda Puck."
Bok si voltò, addosso aveva un paio di Rayban di vecchia data, neri e ben tenuti. Con un dito alzò l'occhiale sulla fronte, poi disse: "Mi venisse un colpo!".
"Sedetevi, ragazzi. Cavolo, prendetevi da bere."
"Bok, dobbiamo parlare. Sa perchè siamo qui?"
"Oscuro, giusto? Invece non ho afferrato il tuo nome."
"SuperS."
"Ah, giusto."
"Allora ci conosce?"
"No. Perchè dovrei?"
"..."
"Be', sputate il rospo."
"Magari lo fosse... "
"Cosa?"
"Un... Un rospo. Sarebbe più facile."
Bok guardò incuriosito SuperS.
"L'hai mai fatto?"
"Fatto cosa?"
"Ingoiare un rospo per poi sputarlo..."
"Be'... Ehm... Dipende..."
"Ma che dici! O l'hai fatto o non l'hai fatto."
"Allora credo di no. No, non l'ho mai fatto."
"Basta con le chiacchiere, non ho tempo da perdere io."
"Be'", intervenne Oscuro, "Nemmeno noi. Per questo siamo venuti subito da te, ehm da lei.... Oh insomma!"
"Puoi darmi del tu, Oscuro. Tutti lo fanno."
"Dobbiamo andare da OnceUponATime. E tu ci dirai come fare."
"Ehi ehi, frena. Forse, forse vi dirò come fare."
"Lo sapevo", disse SuperS scocciato. "Lo sapevo, è il solito ragazzino montato. Tsz, ora chissà, ci chiederà di affrontare delle prove e poi ci darà una bella chiave d'oro per aprire una misteriosa porta e altri oggetti del cazzo per andare da questo matusa..."
"Amico, ho detto forse perchè prima dovete sapere un paio di cose, per farvi capire chi avrete davanti."
"Be', allora moccioso, datti una mossa, il tempo stringe e abbiamo una tata da trovare."

Bok raccontò di OnceUponATime.
Cose già sentite, storie vecchie, trite e ritrite.
Once, come lo chiamava qualcuno, era un tipo schivo, ma allegro. Cambiava spesso casa, anche se nell'ultimo secolo più o meno era rimasto sempre allo stesso posto, concedendosi di tanto in tanto qualche breve vacanza.
Cambiava anche aspetto con estrema facilità, a seconda del momento, del tempo e del suo vezzo.
Era comunque un'istituzione. Creatura strana, un incrocio tra mondi passati e futuri, reali e irreali, in lui e grazie a lui, si concentrava l'Essenza. Nessuno sapeva bene cosa fosse ma era chiaro a tutti che doveva avere una grande importanza se Once era ancora in circolazione...
"Trovarlo non è sempre facile. Vedete, viaggia nelle pagine e nelle righe, si nasconde tra una parola e l'altra nello spazio di miliardi di libri, nello spazio fisico e in quello immaginario. Per non parlare poi della difficoltà del tempo.."
Oscuro guardò di sbiego Bok, "Sarebbe a dire?"
Bok si schirì la voce, si tolse i Rayban e si versò un bicchiere di latte. Poi proseguì.
"OnceUponATime è il custode delle narrazioni, che siano vere o fantastiche, tutto fa capo a lui. Controlla i flussi del tempo e dello spazio, per questo può cambiare forma come vuole. Normalmente ama presentarsi come un vecchio barbuto, ma spesso lo potete incontrare anche sotto le fattezze di ragazzino. Comunque, non mi avete detto perché lo cercate..."
"Siamo in missione, dobbiamo rintracciare MaryP. Avrai sentito-"
Bok raggelò per un attimo, poi fermò subit SuperS che cercava di spiegare cosa avevano per le mani.
"Basta così. Sono sicuro che Once è la persona giusta. Vi hanno indicato bene."
"Ma vedi, Bok, abbiamo un problema."
"Sarebbe?"
"Be', non sappiamo com'è cominciata la faccenda. è successo che una mattina mi sveglio e trovo questo strano messaggio, scritto su carta, un foglio arrotolato e chiuso con una roba rossa.."
"Ceralacca"
"Ceracosa?"
"Ceralacca... Merda, se hanno usato la procedura, significa che la questione è della massima delicatezza."
"Che vuoi dire?" SuperS si sporse dall sedia su cui era seduto facendo cigolare il legno in modo sinistro.
"Voglio dire, amici, che siete finiti in un bel casino. Se non risolvete l'affare, sarete in un mare di guai. Anzi, peggio... Lo saremo tutti..."
Oscuro e SuperS si alzarono, salutarono Bok che gli consegnò una specie di chiave. Era a forma di cono, piccola e scintillante, serviva per aprire il passaggio che li avrebbe condotti dal Crossing sulla via giusa per raggiungere OnceUponATime.
Una volta usciti dallo studio di Bok, i due si diressero lungo un corridoio color autunno, presero la prima a destra, accompagnati dall'evanescente ragazza che somigliava a un segnalibro, e si trovarono di fronte al passaggio.
Una porta color legno muschiato con una targhetta gialla appesa e leggermente storta li guardava silenziosa.
"Signori, prego, ora potete proseguire da soli. Ricordate, il vostro soggiorno ha una scadenza, saprete quand'è tempo di rientrare guardando la conochiave. A quel punto vi basterà trovare la porta e invertire il processo che state per fare ora. Vi ricordiamo che la conochiave è strettamente personale, in quanto oggetto ottenuto su cauzione e rilasciato dall'autorizzazione del signor Bok in persona, siete pregati di non smarrirla, di non cederla ad alcuno e di restituirla al legittimo proprietario. Grazie per l'attenzione, vi auguro un buon trapasso."
Così dicendo, la giovane donna svanì in un sfrigolare argenteo.
"Ha detto trapasso?"
"Io non l'ho sentito."
"No, Oscuro, guarda che ha detto trapasso..."
"Sturati le orecchie e fai meno la femminuccia. Il cesso ci attende."
"Cos-" SuperS si voltò, guardò la porta davanti a lui e lesse l'etichetta. In effetti, diceva proprio così WC. Era inequivocabile.

Mentre girava la conochiave, Oscuro s'abbandonò a uno strano pensiero.
E se li stessero incastrando in qualcosa di più grande di loro? Qualcosa che non potevano risolvere o capire fino in fondo? Se tutta questa storia fosse solo l'ennesima fantasia di entità impalpabili che giocavano con le vite dei loro personaggi come un burattinaio con i suoi burattini? "Ehi, amico, giri o no?"
Oscuro guardò SuperS, infilò la conochiave nella fessura e disse:
"Tre volte s'è udito il miagolio del gatto tigrato... Tre volte e poi ancora una ha grufolato il porcospino... è tempo, è tempo!"
E di questo mondo più non furono.

giovedì 4 dicembre 2008

SnowWhite...

Dicembre comincia con una "fuga" in Toscana, un caminetto, tante chiacchiere, tante idee e un mucchio di lavoro che mi aspetta.

Il mio primo anno di lavoro è passato, la Magic mi ha accolto sotto l'ala di Alessio, che non finirò di ringraziare per l'opportunità e la fiducia.

Mi sto dedicando al 5° volume di Robin, be', sono a buon punto coi volumi... I primi 4 non si sono sentiti moltissimo e spero di aver fatto un buon lavoro. Con quelli e con tutto il resto.
Intanto mi è appena arrivata la sceneggiatura di Jonah Hex, Terza Parte e il buon Cucina aspetta paziente come sempre!
E non è il solo; Davide Furnò, il cui blog compare tra i link Amici, attende speranzoso notizie per Scalped e io nel frattempo ho deciso di documentarmi.

Scalped è davvero un bel fumetto, io non credo di capirne moltissimo di critica nel settore, ma mi sta piacendo parecchio e lo consiglio. Ben scritto e ben disegnato, stop, non mi dilungo!
Sono convinta che Davide saprà fare altrettanto se non meglio! :D
Eh be', poi visto che di lavoro si parla non vedo l'ora di avere notizie da Magenes e aspetto sabato per andare alla Fiera Più libri, chissà che non ci scappa qualcosina...!

Poi c'è l'amata conoscenza, quel mostro che si chiama Master e che spero quest'anno vada in porto. L'anno scorso la delusione è stata grossa, vedersi sfumare un'opportunità sotto gli occhi è un duro colpo, ma i bravi puffi non si arrendono e come i tonni risalgono la corrente!
No... spè... erano i tonni o i salmoni?
Vabe'...

Confusioni acquatiche a parte, questo 2008 si chiuderà con un mucchio di impegni, spero di mantenerli tutti e di farlo nel migliore dei modi.

Piccolo desiderio sotto l'albero: sto scrivendo qualcosa di carino, partorito in questi giorni grazie a chi mi sa ascoltare quando ne ho bisogno! :P
Non ho ancora idea di quale forma dargli, ma se ne vedranno (spero) delle belle!

Piccola riflessione: Il lavoro del traduttore è bello, colorato, sudato, silenzioso, musicale, incasinato, frenetico, lento, infinito, nauseante, magnifico, appassionato...
è tantissime cose che scopri pian piano e che impari a riconoscere sfaccettatura dopo sfaccettatura.
fatto di piccole soddisfazioni è un lavoro per me, e almeno per ora, molto solitario e in certi casi silenzioso.
Un lavoro alienante, stai in casa, non esci, non devi vestirti bene e truccarti, nè cercare parcheggio mentre sei in ritardo... certo, certo, molti vantaggi. Ma che dire delle due chiacchiere alla macchinetta del caffè, ad esempio? Che ne è degli occhi della gente che parlano da soli, delle scarpe logore da una giornata di lavoro, che significa tornare a casa dopo il lavoro?
Il lavoro io non me lo lascio alle spalle, è lì, mi piace, mi fa compagnia, mi da fastidio a volte...Ma cavolo, tradurre è davvero magico certe volte, ed è per questo che ogni tanto una lacrima dentro ti nasce...

"Com'esuli pensieri nel vespro migrar..."
Comics Contest

Domenica 7 Dicembre, ore 19.00 Circolo degli Artisti...

http://www.circoloartisti.it/tarm.htm

Con ogni probabilità... Ci si vede lì!

See ya!