Passeggiando al Circo Massimo, volti e scatti dalla manifestazione...
sabato 25 ottobre 2008
giovedì 16 ottobre 2008
Almablog...
Qualche giorno fa ho segnalato il Blog "cinefilo" HollywoodBlog, che vi ricordo trovate nella colonna dei link amici.
leggiucchiando qui e lì tra recesioni varie di film, ho scoperto che fa parte di un più fitto reticolo di blog che "infestano" la rete. Dico infestano, ma si intende nel senso buono!
Ho quindi pensato che poteva essere interessante segnalare l'epicentro di questa rete, http://www.almablog.it/ (lo trovate sempre tra i link).
Almablog racchiude segnalazioni di blog che nascono e proliferano nella rete, ognuno diverso, ognuno con una particolare tematica, dalla fotografia ai vini eccetera.
Enjoy!
Qualche giorno fa ho segnalato il Blog "cinefilo" HollywoodBlog, che vi ricordo trovate nella colonna dei link amici.
leggiucchiando qui e lì tra recesioni varie di film, ho scoperto che fa parte di un più fitto reticolo di blog che "infestano" la rete. Dico infestano, ma si intende nel senso buono!
Ho quindi pensato che poteva essere interessante segnalare l'epicentro di questa rete, http://www.almablog.it/ (lo trovate sempre tra i link).
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Enjoy!
martedì 14 ottobre 2008
MaryP. e il viale senza ciliegi. (Parte 1)
Il vento soffiava ma non c'erano ciliegi sul viale, anche se la Gianna era affacciata in finestra e sorrideva come una gatta sorniona...
Un fruscio rosso come le foglie d'autunno, ma più acceso come il sangue finto dei film di serie B, attirò l'attenzione d'un cavaliere di ventura oscuro e terrificante, mascherato da teatrante e pronto a dire la sua.
'Come al solito arrivano sempre dall'alto...', pensò il teatrante mascherato. 'Chissà di chi è la colpa, chissà a chi gli è venuto in mente di farli scendere sempre dall'alto...Mah...'
"Ho fatto più in fretta che potevo... Aspetti da tanto?"
Il fruscio rosso-foglie-d'autunno sembrava uscito fresco fresco di bucato, con quella tutina azzurro-blu che a un daltonico gli darebbe fastidio solo a pensarla..
"No, ma ho ripulito il viale, era pieno di vecchie bacucche, sai cosa intendo."
"Ah, ma non dovevano esserci dei ciliegi?"
"No, quella è un'altra storia..."
"Mmm..."
"Bel mantello Super S. E complimenti anche per la tutina..."
"Se l'avevi già vista...!"
"E chi non l'avrebbe notata mentre sfrecci tra le nuvole e gli asini volanti..."
"Non ci sono nuvole oggi..."
"E degli asini, di quelli che mi dici?"
"..."
I due si avviarono lenti lungo il viale tortuoso. Era l'imbrunire e il vento non si calmava, Gianna stava sempre in finestra e uno strano tizio faceva dipinti a terra coi gessi colorati. I due si avvicinarono.
"Sei tu lo Spazzacavoli?"
Quello alzò lo sguardo, la cicca in bocca, la scoppola del nonno sdrucita e calata bene in testa,rispose:
"Ehi, è un'antica professione, perciò cazzo, porta rispetto."
"Okay, tranquillo amico.", rispose SuperS con calma, e guardò di sottecchi il suo compare.
"Ehi, SuperB, ci siamo, smettila di accarezzare quel gatto e vieni qui subito."
"No sei tu che devi smetterla di chiamarmi SuperB. Cazzo. Quante volte devo ripetertelo? Tu sei un fottuto alieno, il tuo pianeta non è questo e non esiste più...Credo... Insomma, tu sei quello super, mentre io sono solo il Cavaliere Oscuro, merda..."
"Okay, cowboy Oscuro, ma adesso calmati. Abbiamo un lavoro da fare."
Lo Spazzacavoli s'alzò in piedi e li portò davanti al dipinto incriminato.
La cornice era fatta bene, ma il ritratto, un tranquillo paesaggio di campagna, era completamente rovinato da bombe e chiari segni di lotta...
Erano sulla pista giusta.
"Eccolo qui... Che mi dite?"
"Senti, frocetto, sei tu che devi darci spiegazioni... Merda, sei tu che l'hai disegnato..."
"Dimmi dove cazzo prendi quel gesso, cos'è, lo fanno con gli acidi?"
"Oscuro, adesso calmati, così non si conclude niente, tranne spaventare a morte il caro Spazzacazzi..."
"Spazzacavoli"
"Esatto."
Spazzacavoli, dopo qualche birra e una buona bottiglia di vino, fu pronto a parlare.
La solfa era la solita, qualcuno chiede un favore e ti spediscono da lui, il miglior gessista del quartiere e forse anche della città, un'atroce ammasso di palazzi moderni incastonati nelle vite stressate di vicoli e hotel con storie di fantasmi che aleggiano tutto intorno...
Quella era GC, la città del non ritorno.
Lei si era presentata all'alba, l'aveva buttato giù dal letto dicendo che andava di fretta, doveva recuperare un certo specchio antico e presantarsi a un colloqui di lavoro per SuperTate...
Sì, certo, era una SuperTata e no, non aveva detto il nome, ma Spazzacavoli lo sapeva chi era. Tutti lo sapevano.Quella era una pupa da togliere il fiato, bella e pericolosa, una miscela esplosiva, insomma.
"Mi sembra che la descrizione corrisponda... Che ne pensi?"
"Non saprei, sei tu il detective..."
"Sono in pensione, lo sai."
"Finiscila di dire stronzate,umano dei miei stivali."
"Ma tu non li porti gli stivali... "
"No, ma volevo comprarli giusto questa settimana..."
"Ragazzi, ragazzi, la volete piantare? Io qui vi sto dando attenzione ma voi non mi ascoltate e io perdo tempo... E il tempo è prezioso, perchè se non mi sbrigo puoddarsi anche che ci rimango secco..."
"Scusa", risposero i due all'unisono.
"E che cazzo, io la meringa me la sbatto, mica come quel pazzo di scrittore!"
"..."
La pupa la chiamavano MaryP, ma nessuno sapeva se fosse il suo vero nome, nè da dove veniva. Certo la sua fama la precedeva. Qualche anno prima aveva trasformato un bancario in un gelataio e la cosa era insolita a quei tempi, in cui gli uomini onesti seguivano la retta via, il Sentiero di Mattoni Gialli era una legge non scritta che tutti prendevano molto sul serio...
Girava con una borsa fatta di tappeto e un ombrello molto sporco e strambo. Si diceva fosse il suo mezzo di trasporto.
Oscuro e SuperS si guardarono sghignazzando. Un ombrello. Tzs, che idiozia.
Sapevano per certo, ora, che la pupa era spacciata.
Si spostava col vento e dove arrivava lasciava tracce neanche fosse un gigante della valle. Rintracciarla sarebbe stato uno scherzo.
Spazzacavoli stava ancora parlando,quando dall'alto qualcosa lo colpì e il vecchietto si accasciò a terra, il dipinto di gesso lo risucchiò e nessun ne seppe più nulla...
"Cazzo!"
"Perchè devi sempre essere così volgare?"
"Fottiti, SuperChecca!"
"Ehi, sei tu che hai come spalla un ragazzino minorenne..."
"Alieno del cazzo, non mi sei mai piaciuto... Ma questa cosa dobbiamo farla insieme."
"Già... Ehi senti, posso chiederti una cosa?"
"Spara."
"Perchè non ti piaccio?"
"E chi sarebbe la checca adesso?"
Il vento urlò tutta la notte, spazzò via deboli frammenti della città, detriti umani di vite ormai ridotte all'osso... Insomma, sogni reali di una vita al limite della decenza.
Le due mantelle, rossa e nera, si allontanarono lungo il viale, affranti e stanchi per la nottata e le ansie del viaggio.
Al crocevia si salutarono.
SuperS parlò per primo...
"Quando ci rincontreremo ancora? Tuoni, lampi o pioggia?"
"Quando questa merda sarà finita. Quando la battaglia sarà persa e vinta."
"Cazzo dici? Ah, sarà prima del tramonto."
"E dove, alieno del cazzo?"
"Il campetto da calcio ti va bene?"
"Gli daremo appuntamento lì."
"Andata."
"La notte chiama. Muoviamoci! Cioccolata e merda, merda e cioccolata. Zompiamo nella nebbia, lo smog e questa città infernale."
"Oscuro?"
"Che c'è...?"
"Stanotte non leggere troppo, ti fa male..."
Il vento soffiava ma non c'erano ciliegi sul viale, anche se la Gianna era affacciata in finestra e sorrideva come una gatta sorniona...
Un fruscio rosso come le foglie d'autunno, ma più acceso come il sangue finto dei film di serie B, attirò l'attenzione d'un cavaliere di ventura oscuro e terrificante, mascherato da teatrante e pronto a dire la sua.
'Come al solito arrivano sempre dall'alto...', pensò il teatrante mascherato. 'Chissà di chi è la colpa, chissà a chi gli è venuto in mente di farli scendere sempre dall'alto...Mah...'
"Ho fatto più in fretta che potevo... Aspetti da tanto?"
Il fruscio rosso-foglie-d'autunno sembrava uscito fresco fresco di bucato, con quella tutina azzurro-blu che a un daltonico gli darebbe fastidio solo a pensarla..
"No, ma ho ripulito il viale, era pieno di vecchie bacucche, sai cosa intendo."
"Ah, ma non dovevano esserci dei ciliegi?"
"No, quella è un'altra storia..."
"Mmm..."
"Bel mantello Super S. E complimenti anche per la tutina..."
"Se l'avevi già vista...!"
"E chi non l'avrebbe notata mentre sfrecci tra le nuvole e gli asini volanti..."
"Non ci sono nuvole oggi..."
"E degli asini, di quelli che mi dici?"
"..."
I due si avviarono lenti lungo il viale tortuoso. Era l'imbrunire e il vento non si calmava, Gianna stava sempre in finestra e uno strano tizio faceva dipinti a terra coi gessi colorati. I due si avvicinarono.
"Sei tu lo Spazzacavoli?"
Quello alzò lo sguardo, la cicca in bocca, la scoppola del nonno sdrucita e calata bene in testa,rispose:
"Ehi, è un'antica professione, perciò cazzo, porta rispetto."
"Okay, tranquillo amico.", rispose SuperS con calma, e guardò di sottecchi il suo compare.
"Ehi, SuperB, ci siamo, smettila di accarezzare quel gatto e vieni qui subito."
"No sei tu che devi smetterla di chiamarmi SuperB. Cazzo. Quante volte devo ripetertelo? Tu sei un fottuto alieno, il tuo pianeta non è questo e non esiste più...Credo... Insomma, tu sei quello super, mentre io sono solo il Cavaliere Oscuro, merda..."
"Okay, cowboy Oscuro, ma adesso calmati. Abbiamo un lavoro da fare."
Lo Spazzacavoli s'alzò in piedi e li portò davanti al dipinto incriminato.
La cornice era fatta bene, ma il ritratto, un tranquillo paesaggio di campagna, era completamente rovinato da bombe e chiari segni di lotta...
Erano sulla pista giusta.
"Eccolo qui... Che mi dite?"
"Senti, frocetto, sei tu che devi darci spiegazioni... Merda, sei tu che l'hai disegnato..."
"Dimmi dove cazzo prendi quel gesso, cos'è, lo fanno con gli acidi?"
"Oscuro, adesso calmati, così non si conclude niente, tranne spaventare a morte il caro Spazzacazzi..."
"Spazzacavoli"
"Esatto."
Spazzacavoli, dopo qualche birra e una buona bottiglia di vino, fu pronto a parlare.
La solfa era la solita, qualcuno chiede un favore e ti spediscono da lui, il miglior gessista del quartiere e forse anche della città, un'atroce ammasso di palazzi moderni incastonati nelle vite stressate di vicoli e hotel con storie di fantasmi che aleggiano tutto intorno...
Quella era GC, la città del non ritorno.
Lei si era presentata all'alba, l'aveva buttato giù dal letto dicendo che andava di fretta, doveva recuperare un certo specchio antico e presantarsi a un colloqui di lavoro per SuperTate...
Sì, certo, era una SuperTata e no, non aveva detto il nome, ma Spazzacavoli lo sapeva chi era. Tutti lo sapevano.Quella era una pupa da togliere il fiato, bella e pericolosa, una miscela esplosiva, insomma.
"Mi sembra che la descrizione corrisponda... Che ne pensi?"
"Non saprei, sei tu il detective..."
"Sono in pensione, lo sai."
"Finiscila di dire stronzate,umano dei miei stivali."
"Ma tu non li porti gli stivali... "
"No, ma volevo comprarli giusto questa settimana..."
"Ragazzi, ragazzi, la volete piantare? Io qui vi sto dando attenzione ma voi non mi ascoltate e io perdo tempo... E il tempo è prezioso, perchè se non mi sbrigo puoddarsi anche che ci rimango secco..."
"Scusa", risposero i due all'unisono.
"E che cazzo, io la meringa me la sbatto, mica come quel pazzo di scrittore!"
"..."
La pupa la chiamavano MaryP, ma nessuno sapeva se fosse il suo vero nome, nè da dove veniva. Certo la sua fama la precedeva. Qualche anno prima aveva trasformato un bancario in un gelataio e la cosa era insolita a quei tempi, in cui gli uomini onesti seguivano la retta via, il Sentiero di Mattoni Gialli era una legge non scritta che tutti prendevano molto sul serio...
Girava con una borsa fatta di tappeto e un ombrello molto sporco e strambo. Si diceva fosse il suo mezzo di trasporto.
Oscuro e SuperS si guardarono sghignazzando. Un ombrello. Tzs, che idiozia.
Sapevano per certo, ora, che la pupa era spacciata.
Si spostava col vento e dove arrivava lasciava tracce neanche fosse un gigante della valle. Rintracciarla sarebbe stato uno scherzo.
Spazzacavoli stava ancora parlando,quando dall'alto qualcosa lo colpì e il vecchietto si accasciò a terra, il dipinto di gesso lo risucchiò e nessun ne seppe più nulla...
"Cazzo!"
"Perchè devi sempre essere così volgare?"
"Fottiti, SuperChecca!"
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"Già... Ehi senti, posso chiederti una cosa?"
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"Perchè non ti piaccio?"
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Il vento urlò tutta la notte, spazzò via deboli frammenti della città, detriti umani di vite ormai ridotte all'osso... Insomma, sogni reali di una vita al limite della decenza.
Le due mantelle, rossa e nera, si allontanarono lungo il viale, affranti e stanchi per la nottata e le ansie del viaggio.
Al crocevia si salutarono.
SuperS parlò per primo...
"Quando ci rincontreremo ancora? Tuoni, lampi o pioggia?"
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"Cazzo dici? Ah, sarà prima del tramonto."
"E dove, alieno del cazzo?"
"Il campetto da calcio ti va bene?"
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"Oscuro?"
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sabato 11 ottobre 2008
PANDA LIKES...
Se sapessi disegnare...
Invece ho trovato questo... http://it.youtube.com/watch?v=SxzavJNk7eA
Se sapessi disegnare...
Invece ho trovato questo... http://it.youtube.com/watch?v=SxzavJNk7eA
HollywoodBlog
Segnalo questo blog, http://www.hollywoodblog.it/ , che trovate anche nella colonna a destra tra i link amici.
Devo ancora studiarmelo bene... Ma intanto do una mano alla mia prof., la grandissima Irene Ranzato, che mi ha passato il link e a suo fratello che scrive per il blog!
In bocca al luppolo!
cliccate cliccate cliccate :D
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In bocca al luppolo!
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martedì 30 settembre 2008
Shadow Dance... Un'addio d'estate.
"...All raspberry and apricot, blueberry and vanilla, the sky melted softly in soda fountain colours over the city, a huddle of roofs, chimneys, spires and bone-white skyscrapers winking their windows redly on the horizon hung in the warm air. The summer seemed to be saying good-bye to itself, bestowing upon itself this long, poignant, farewell, evenign smile."
(From Angela Carter, Shadow Dance, chapter 12)
"...Tutto lampone e albicocca, mirtillo e vaniglia, il cielo si mescolò piano in colori da bancone di bibite e gelati sopra la città, un'adunanza di tetti, comignoli, pinnacoli e grattacieli bianco-osso ammiccavano le loro finestre rosse dal lato del tramonto, e il profumo si stendeva dai campi verdi fino all'orizzonte sospeso nell'aria tiepida. L'estate sembrava dire addio a se stessa, posandosi addosso questo lungo, dorato, intenso, sorriso d'addio notturno."
(Trad.Elena Cecchini)
Etichetta
Angela Carter,
Cellar Door,
IoMe,
Traduzioni
mercoledì 17 settembre 2008
La Battaglia di Susy. Capitolo Cinque (Seconda Parte)
Sabato notte, un'ora imprecisata.
I titoli di coda scorrevano lenti sul piccolo televisore.
Qualcuno dormiva beato sdraiato a terra, sommerso da lattine di birra vuote, cuscini e cicche di sigaretta.
Linda e il Ghiro tentavano inutilmente di rimettere a posto lo schifo che l'allegra combriccola era stata capace di produrre in circa dodici ore di video-lobotomizzazione.
Bea, che s'era ripresa dalla sbronza, chiacchierava mentre cercava il cappotto di qualcuno che stava andando a casa.
O a fare colazione.
"Chi vuole i cornetti caldi?"
"Non so, fate voi!"
"Allora cornetti per tutti!"
Susy affondava la ricciuta testolina rossa sulla spalla di Alex che, si capiva, cominciava a sentirla sempre più pesante. Era il sonno, quel Morfeo che tutti sogniamo quando ti ritrovi su un divano, nel caos, a un'ora imprecisata della notte...
"Alex... ho sonno."
"Lo vedo, bambolina."
"O vai a casa e ti prendi il tuo cappotto di là, oppure mi lasci dormire."
"Ok."
"Ok cosa?"
Lampo.
Poi tuono.
"Ti porto a dormire e vado a casa."
Susy aprì piano gli occhi addormentati di alchool. "Tu sei tutto scemo!"
Con uno scatto felino, come un gatto spaventato da un forte rumore, Susy si alzò in piedi veloce e lo prese per mano.
"Il cappotto sta in camera mia. Te lo porto."
"Eh no, bambolina. Ho detto, ti porto a dormire e vado a casa. Quindi adesso ti porto a letto."
Lampo.
Poi tuono.
Susy guardò Alex di sbiego, cercando di guardare oltre quello strano disco colorato che le si parava davanti e non ne voleva sapere di andar via.
Era un tipo strano, l'aveva sempre pensato. Non uno di quelli che ti metti a descrivere alle amiche, alla mamma... No, vabe' alla mamma no...
Era uno che forse forse passava inosservato, eccezion fatta per quella maglietta dei Clash che portava così spesso. 'Chissà, forse ne ha comprato uno stock. Oppure è del padre, tipo una roba originale, di un concerto... Oppure... Potrei chiederglielo... Ma anche no!'
Susy ignorò per un istante le stupide idee che gli balenavano in mente, scivolando dalla testa ai ricci rossi, scompigliati da uno strano vento che sembrava aver invaso tutta la casa. 'Una finestra aperta. Il bagno forse... Sì, sicuramente il bagno, Bea ha vomitato, quindi...'
All'improvviso si sentì sollevare.
Alex l'aveva presa in braccio, la portava in camera.
Un lampo, l'immagine del cappotto posato da qualche parte... Buffo, era solo un'immagine, perchè in realtà Susy non ricordava affatto com'era fatto quel cappotto...
Rise.
Lampo.
Poi tuono.
La porta dell'ingresso era aperta mentre qualcuno portava fuori sacchi di spazzatura, faceva vento nella sala perchè la finestra era spalancata e una foglia secca era sgusciata dentro come un pensiero fugace. Il bagno non c'entrava per niente.
Alex stava in piedi vicino al letto grande di Susy; lei parlottava a occhi chiusi.
"Il cappotto sta là. Non lo so dove, ma c'è."
"Adesso lo cerco io, te dormi che è tardi."
"Non è tardi."
"Si. Saranno almeno le sei."
"Allora non è tardi. E' mattina presto."
"Punti di vista, comunque ho trovato il cappotto."
"Bene. Però adesso mi passi la coperta?"
"Non c'è."
"Si. Vedi nel cesto. Quello vicino la scrivania."
Quella coperta fondamentale, avrebbe avvolto Susy in un caldo torpore, trattenendo il calore e il momento. 'Eccolo', pensò. 'è questo il momento...'
Susy non era convinta, ma il sonno, i film e sopratutto la tequila le gridavano di smetterla di fare inutili domande, le dicevano a gran voce e in un unico coro che doveva lasciarsi portare da quel vento... Susy si rigirò nel letto, con la coda dell'occhio vedeva Alex, sfocato, come se si allontanasse. Provò uno strano senso di malinconia. Strano, incredibile forse, ma si stava addormentando e l'idea che Alex fosse lì con lei non le dava affatto fastidio.
All'improvviso un sinistro ululato sembrò risvegliarla per magia.
O per paura.
Susy alzò leggermente la testolina riccioluta.
Alex si voltò, immobile a metà strada tra un letto e una coperta, scelta difficile.
Una foglia scricchiolando era sgattaiolata dentro, poi SBAM!
La porta della stanza di Susy si chiuse forte.
Lampo.
E poi... Tuono.
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