venerdì 14 gennaio 2011

Il Libro di Renfield, due chiacchiere su Tim Lucas.

Tempo fa avevo pubblicato le mie impressioni di traduttrice su questo bel romanzo di Lucas, ma avevo tralasciato le notizie sul suo autore.
Ora che Il Libro di Renfield sta per arrivare in libreria - l'uscita dovrebbe essere prevista per i 26 o il 27 gennaio, ma trovate informazioni più dettagliate sul sito della Gargoyle Books - mi sembra dovuto pubblicare una biografia dell'autore, dunque eccola qui. Spero sia interessante, non troppo noiosa, e che vi incuriosisca... soprattutto spero di non aver tralasciato nulla di importante!
Allego alcuni link:

Buona lettura e mi raccomando, cercate Il Libro di Renfield in libreria, fine mese!!!

Tim Lucas (30 maggio 1956).

Nato a Norwood, Ohio, trascorre parte della sua infanzia girando per le case dei parenti e vedendo la madre, vedova, solo nei weekend. Dopo aver pubblicato piccole cose, ancora giovanissimo diventa critico cinematografico e cartoonist per il giornale della Norwood High School, The Mirror. Comincia a scrivere seriamente all’età di quindici anni, quando le sue prime recensioni vengono pubblicate dalla rivista Cinefantastique. Per i dieci anni successivi quella resta la sua strada.

Sebbene non arrivi al diploma, nell’autunno del 1981 pubblica un saggio sulla rivista universitaria della Purdue University, la Modern Fiction Studies, il lavoro è uno studio su Anthony Burgess. L’articolo, The Old Shelley Games: Prometheus and Predestination in Burgess’ Works fu poi inserito nell’antologia Modern Critical Views: Anthony Burgess (1987), una raccolta dei migliori articoli sulle opere di Burgess.

Nel 1984 collabora con la rivista Video Times e inventa, per così dire, un nuovo modo di recensire i video, in particolare i cosiddetti “home video”. Focalizza l’attenzione su come i video vengono trattati dai nuovi mezzi di diffusione; col suo lavoro si guadagna la fiducia dell’editore della rivista che gli commissiona una serie di dodici libri-guida sui video, pubblicati poi da Signet Books nell’estate del 1985. Scrive le introduzioni di ogni volume: Movie Classics, Horror, Science Fiction & Fantasy e Mistery & Suspense le principali. I libri costituiscono la sua prima pubblicazione come autore, anche se verranno accreditati agli “Editore di Video Times”.

Nell’ottobre del 1985, Video Times pubblica la prima rubrica fissa di Lucas, Video Watchdog, che troverà poi spazio sull’Overview di Michael Nesmith, e sulle pagine di Fangoria, Gorezone, dove comparirà regolarmente dal 1988 al 1992. Dei suoi molti interventi verrà fatta una raccolta: The Video Watchdog Book (1992).

Nel giugno del 1990, Lucas lancia Video Watchdog come una rivista separata, diventando oggetto di culto per cineasti, registi e critici. Dal 2002 al 2006 la rivista vince il Rondo Hatton Classic Horror Award come Miglior Rivista.

9 commenti:

Liou ha detto...

Interesante...

Bosj ha detto...

Buongiorno, chiedo scusa per l'intrusione, ma non so dove altro scrivere [sono incapace nel blog-world, potrebbe benissimo esserci un indirizzo mail cui scriverle, ma non l'ho trovato].
Potrei avere la sua email? Vorrei scriverle riguardo l'ultimo volume uscito di Northlanders, The Plague Widow, da lei tradotto.
Grazie,
Andrea - Bosj

Ele ha detto...

Ciao Andrea - Bosj, piacere e ben arrivato.
Ho letto il tuo intervento su Comicus in merito al volume di cui sopra.
Ti ringrazio per l'interessante digressione, ma dati i toni poco pacati che hai usato, e l'evidente mancanza di competenze in merito, non ritengo utile o proficuo parlare con te dandoti la mia e-mail. Posso dirti cordialmente che quelli che citi sono probabilmente dei refusi, dati dal fatto che sono un essere umano, come te del resto, che qui e lì hai commesso errori di battitura o dimenticanze nello scrivere i tuoi post.
Come vedi sbagliare è facile :)
Dunque, ti pregherei gentilmente di tenere il tuo pugno a me indirizzato nelle tasche della giacca.
Vorrei solo farti notare quanto infantile e poco civile sia stato il tuo sproloquio. Io sono una persona disponibile e seria, come vedi, ma parlare in questi termini non mi sembra davvero corretto.
Insulti il lavoro che ho svolto, insulti i miei titoli di studio e chissà che altro.
Grazie, ma non mi interessa parlare con te. E di cosa, poi? non mi sembri un esperto del campo, io lo sono, ma discutere di refusi - certo, ci sono, può capitare e me ne dispiace - con chi li scambia per errori di traduzione non porta a nulla. Il discorso comprende anche Uncle Sam, per il quale mi sono arrabbiata non poco, dato che si tratta di uno splendido fumetto, ed eventuali altri albi che magari potrebbero usciranno con "errori".
Detto ciò, grazie del sorriso che mi hai fatto fare, e dei simpatici insulti che mi hai rivolto.

Cordialmente,

Elena

P.S. ( Se ti va, sono disponibile a chiacchierare delle mie o di altre traduzioni in questa sede, ma se i toni sono o saranno gli stessi che hai usato, allora ti pregherei di tenerli per altri luoghi. Grazie.)

Bosj ha detto...

Hai ragione e ti chiedo scusa, ho decisamente esagerato e sbagliato nei toni, tanto più che non ho mai alzato né alzerei le mani su nessuno, figurarci per un apostrofo.
Faccio pubblica ammenda, col senno di poi mi rendo conto di essere stato piuttosto ridicolo nelle mie esternazioni e di questo mi sono già pentito, e ora mi scuso.
Spero di essere ancora in tempo per rimediare alla figuraccia guadagnata.

Comunque sia, se hai letto tutta la discussione susseguente, e non solo l'intervento incriminato [sbagliato nei modi e nei toni da parte mia, lo ripeto nuovamente], sai anche che ho continuato a scrivere in maniera ben più posata e conosci quali sono i miei dubbi e i punti che mi sono oscuri, e ti pregherei quindi di rispondere alle mie curiosità [in separata sede via email, ma se preferisci e per te non è un problema anche qui sul tuo blog]. Ovviamente, tutto ciò sulla base di quelle che sono le tue effettive conoscenze, visto che mi pare di capire la situazione in Planeta sia ampiamente caotica anche per voi stessi.

Un piccolo appunto su quanto mi hai risposto qui: siamo tutti umani, e nessuno verrà certo crocifisso per un errore di battitura o altro, ma se stiamo postando su un forum è un conto, se stai svolgendo un'attività professionale invece ben diverso è il peso di una "svista". Questo sia nel caso del traduttore, che del letterista, che del revisore, che di chiunque sia incaricato di svolgere un compito specifico.
Questo chiaramente non accusando te per Northlanders o Uncle Sam, ma nei confronti di qualunque professionista e in ogni caso.

Spero di avere tue notizie,
Bosj

Ele ha detto...

innanzitutto, grazie per le scuse.
guarda, comprendo il fastidio... leggo fumetti e libri ecc. anche io, che ti credi! è noioso vedere lettere dimenticate sulle parole, apostrofi messi male, refusi di vario genere. è fastidioso per il lettore come per chi a tradurlo ci ha dedicato tempo e voglia.
Ma posso dirti questo: lavoro con persone molto, ma molto competenti, che oltre a darmi i lavori di traduzione mi insegnano l'umiltà e la passione per questo lavoro (forse ti interessa sapere che lo faccio dal novembre 2007, che ho tradotto due libri pubblicati per Gargoyole Books e Rizzoli, che sono andata in Inghilterra la prima volta che avevo solo 8 anni, che ho una laurea triennale in lingue, una specialistica in traduzione letteraria e una Master di secondo livello in traduzione specializzata, che ho tradotto qualche episodio di cartoni Disney per la tv, svariate sceneggiature per disegnatori italiani e svariati volumi per Magic Press, con cui ho cominciato questo lavoro). Ecco non voglio "sboronare", sono umile e mi piace poter dire che ho ancora da imparare, ma certo non permetto di dire a nessuno che non faccio questo lavoro con dedizione e passione. Se commetto errori di traduzione, e sottolineo di traduzione, è un grave problema... ma, è brutto dirlo, i refusi sono un problema, certo, ma di una entità diversa. Se leggi Northlanders ti accorgerai che i refusi sono una cosa, e la mala traduzione un'altra; personalmente ho dedicato tempo a quel volume, come anche a Uncle Sam e ci tengo molto.
Tengo a precisare anche che chi mi manda i lavori è intelligente a sufficienza da capire: a) se non sono in grado, quindi di non affidarmi altri lavori e b) se non c'è tempo per fare una buona traduzione di affidarla a chi invece ha più tempo. Siamo una squadra con ottimi propositi e lavoriamo tutti insieme per dare a voi lettori un buon prodotto. Come mai non si parla mai di traduzioni fatte bene? ecco, non saprei proprio...mi vien da dire, forse perché una traduzione fatta bene il lettore medio non la sa riconoscere...ma non voglio offendere nessuno, quindi non avevo sollevato prima questa osservazione per ovvi motivi. Non sono nessuno e non mi metto su un piedistallo, ma i toni spocchiosi non posso accettarli, perché altrimenti la mia onestà verso me stessa - dato che so di aver fatto un buon lavoro, come sempre, e che so di dover umilmente aggiustare il tiro, rileggendo magari meglio per evitare refusi e rivolte di popolo sui forum - verrebbe meno.

detto ciò, ho già preso la mia dose di "sgridate" da chi di dovere, e, permettimi di dirtelo con tranquillità, non sei certo tu, ma chi mi sostiene, facendo migliorare i miei lavori e la mia conoscenza nel campo e che lo fa anche usando la "mano forte" ma con il giusto tono e la giusta competenza, facendomi solo amare di più questo lavoro.
é un lavoraccio, non è facile tradurre... ma spesso la gente non sa di che sta parlando... quindi comprendo chi non conosce il tipo di lavoro che c'è dietro.
forse si dovrebbe cominciare dal portare un minimo di rispetto a chi svolge questa professione... le critiche, quelle costruttive, sono sempre un ottimo aiuto e vanno benone, ma gli sproloqui no :)
Grazie e scusa in anticipo il tono un po' tirato, ma chiaramente la cosa mi sta a cuore. Ah, se leggi Uncle Sam posso dirti che ero incazzata quando l'ho aperto e che gli errori di battitura che troverai non sono i miei, almeno non mi pare. e lo dico senza accusare nessuno, prendo e porto a casa, imparando per la prossima volta!

grazie

Bosj ha detto...

Di nuovo, grazie per la risposta.
Ora, permettimi di chiarire il mio punto di vista con un'educazione maggiore di quanta non ne abbia usata in precedenza.

Non parlo da profano, quantomeno non per la lingua inglese, in cui credo di avere una discreta competenza anche professionale, dato che nei ritagli di tempo sono interprete e traduttore a mia volta [forse anche per questo la questione linguistica sta particolarmente a cuore anche a me].
Conosco la differenza tra errore di traduzione e refuso, conosco le complessità di una precisa resa linguistica [ti assicuro, anche la traduzione di un manuale sull'onicotecnica può riservare sorprese inaspettate], e probabilmente mi sono espresso male in partenza.
Gli errori di cui mi lamentavo su Northlanders, effettivamente, non sono di traduzione, quanto di ortografia italiana. Per questo mi chiedevo, e ora ti chiedo: posta l'INDISCUSSA colpa del revisore che non svolge con dovizia il proprio compito, l'apostrorfo su un altro, così come la mancata i nel plurale di camicia, sono quindi errori di battitura del letterista?
E se sì, com'è possibile che in Planeta non sia attuato nessun tipo di controllo a riguardo? Insomma, la mole di strafalcionate è impressionante, e io mi ritrovo a spendere i miei soldi per albi che sono OGGETTIVAMENTE confezionati male, con errori da debito in italiano.

Un'ultima precisazione a margine: quando su Cus ho detto che una laurea non è oggi garanzia di competenze, non insultavo il tuo titolo di studio, anzi sono laureando anche io, ma è proprio per questo motivo che ho esperienza diretta di laureati che si troverebbero ben più a loro agio vangando l'orto di casa che non in un ambiente professionale specializzato. Questo per dire, semplicemente, che una risposta come "tizio è competente perchè è laureato", dal mio punto di vista, oggi può non essere abbastanza. Ma non voleva certo essere un insulto.

Dopo tutto questo, un sincero in bocca al lupo per il futuro.

Ele ha detto...

Guarda piu' che ripetere che potrebbe esserci stato un errore di battitura mio o del lettering o del revisore che non ha visto un mio errore non si come altro risponderti, ho cercato di essere esauriente ma non si ho come l'impressione che continui a chiedermi la stessa cosa!
Non scarico colpe su nessuno, ma anche non posso ricordarmi a memoria ogni errore o svista che mi capita involontariamente di fare... Piu' di questo che altro potrei dirti? Non credo che fare illazioni sulla Planeta o vari eventuali collaboratori sia utile e soprattutto non sono io a dover o poter rispondere. Non posso che rispondere x me stessa, come ho fatto.
Pero' vedi viene fuori solo ora che fai traduzioni, mah... La differenza e' farlo nei ritagli di tempo e farlo x lavoro... Ecco magari riflettere su questo sarebbe piu' utile e farebbe capire alla gente cosa significa fare il traduttore. Non ci si improvvisa, se lo fai lo fai e stop...
Tornando al discorso titoli di studi,in parte la penso come te, ma ti dico che la differenza si vede e ti assicuro che la vedi anche tra laureati, avevo colleghe al
Master che avevano piu' anni di me e non capivano un cazzo... Ecco, e' proprio l'improvvisazione che va combattuta, il lavoretto saltuario fatto nei ritagli di tempo, con tutto il rispetto, sia chiaro, perché e' facile puntare il dito... Io so di non ver commesso errori di traduzione, per il resto la mia risposta credo sia sara piu' volte esauriente... Almeno spero!!!

In bocca al lupo anche a te.

Bosj ha detto...

Viene fuori solo ora che faccio traduzioni per il semplice motivo che è irrilevante ai fini della questione degli errori e dei refusi; io parlo da lettore, ma questo pareva non essere sufficiente perchè "spesso la gente non sa di che sta parlando", quindi ho ritenuto giusto specificare che effettivamente so di che sto parlando.
E ancora, non mi improvviso traduttore dopo aver sostenuto un FCE o un TOEFL, ho studiato la lingua inglese per anni e ho conseguito certificazioni ufficiali richieste in ambiti professionali, visto che si parlava di titoli di studio.
E se sfrutto queste mie conoscenze solo nei ritagli di tempo, è per scelta, ma non credo per questo che mi si debba "combattere".

Scusa se ho insistito, ora chiudo la parentesi personale, ma ho preferito dirti chiaramente che non sono né nuovo alle traduzioni né un dilettante improvvisato, ma parlo con cognizione di causa, sicuramente nei modi e nei toni sbagliati, ma conoscendo la materia in questione in ambito linguistico [NON in ambito editoriale, qui sta la differenza e qui stavano i miei dubbi].

Basta, direi che i miei dubbi li hai fugati, non ti ruberò più tempo.
Grazie ancora =)

Ele ha detto...

ok, ma guarda che sei stato tu il primo a parlare di titoli, non io :D
cmq, Toefl o First Certificate che siano (il quadro comune europeo delle lingue prevede 9 livelli, ma immagino lo saprai, e il First - lo dice il nome - è solo il primo) non sono le basi che fanno di una persona un buon traduttore. O meglio, non sono le uniche. Sono corsi mirati alla conoscenza, all'ampliamento e all'approfondimento della lingua, NON alle tecniche di traduzione eccetera. è come se io dicessi di poter fare l'interprete; certo, capisco la lingua e posso tradurre, ma non è grazie a quella che mi potrò improvvisare in una figura lavorativa che non è la mia; ci sono tempistiche e tecniche che non posso conoscere o aver appreso frequentando un corso di inglese che non sia mirato. Anche io ho fatto moltissimi di questi corsi, so di cosa parli e come e più di te ho preso svariati attestati, ma quelli non sono che il bagaglio base per la mia professione, che mi ha portato nel tempo a incuriosirmi e innamorarmi di questo lavoro. Possono servire ad ampliare e approfondire un inglese scolastico - e parlo per esperienza, facendo parte dell'ambito docenti, ma questo è un altro discorso - ma la traduzione a livello professionale non si basa solo su questo, altrimenti chiunque con una buona conoscenza e un ottimo vocabolario potrebbe fare miracoli, altrimenti chi sceglie una laurea, un master o un dottorato in quel campo è come se avesse solo perso tempo! noto sempre più spesso che si crede che il buon traduttore debba conoscere bene la lingua di partenza, quando invece è la conoscenza della lingua d'arrivo che determina una differenza tra una buona traduzione e una cattiva. L'esperienza e la sensibilità necessarie per fare questo lavoro non le acquisisci completando uno o ventimila esami di lingua inglese, e ci vuole tempo e pazienza; personalmente spero di continuare a sviluppare entrambe le cose.
Forse mi sono spiegata male quando dicevo che c'è un atteggiamento da combattere. Siamo liberi di fare ciò che vogliamo! Però la differenza, perdonami, tra chi fa il traduttore di professione e chi lo fa - anche sia per scelta - nei ritagli di tempo o quando gli capita, si vede eccome. Non voglio dire che chi lavora "nei ritagli" non conosca la lingua, ma di sicuro affronta un tipo di problematiche diverse da chi lo fa tutti i giorni, e una parte delle "cose" che fanno parte del mestiere per forza di cose - perdonami la ripetizione - non può conoscerle perché non le vive, non le percepisce e non le affronta. Uff, non so se sono stata chiara! :) l'espressione "con cognizione di causa", poi, la può usare un professionista di un determinato settore, non una persona che "ogni tanto" si diletta - magari anche ottimamente - in un dato ambito lavorativo.
Cmq, a parte tutto, mi piacerebbe ogni tanto leggere di qualcuno che si complimenta per una traduzione fatta bene... che dice, Peccato per i refusi, la traduzione è ottima... Vedi, l'ambito editoriale già differenzia il mio fare traduzioni dal tuo fare traduzioni. Le meccaniche sono proprio diverse.

Riguardo al discorso "da lettore", quale sono anche io, ti capisco. I refusi non piacciono a nessuno... ma purtroppo quante volte capita di trovarli anche in testi importanti di grandi case editrici? io mi danno ogni volta che ne vedo uno e gli amici mi urlano contro quando li correggo a menadito... Bon, insomma, al prossimo Northlanders!

E.

PS(Consiglio e domanda insieme, da lettrice e senza polemiche: se conosci bene l'inglese, perché compri i fumetti in italiano? molto meglio leggerli in originale, no?! io lo faccio sempre con i libri... buone letture!)