martedì 4 dicembre 2007

Cellar Door n°7

C'è una cantina che non c'è più.
Sta al numero 7 di una via piccola, coi sampietrini che quando piove e hai le ciabatte da mare ci scivoli ma non ti sbucci le ginocchia.
Ma comunque ti ci fai male.
C'è una cantina che non c'è più.
Forse.
Sta nel giardino al numero 7 di una casa vecchia che adesso è nuova ma antica.
L'hanno ristrutturata e so venuti fuori tanti affreschi, visioni del passato che non si possono toccare.
C'è una cantina che non c'è più.
Sta vicino a un campo di bocce, arido, secco, circondato da un muro vecchio e da piante che tentano di sopravvivere. Il rullo, vero, pesante, fatto a mano e che a mano un signore alto alto e magro magro passa sopra la sabbia per appiattirla, il rullo è sabbia nel vento adesso.
Sabbia nel tempo.
C'è una cantina al numero 7.
Le porte sono grandi coi bordi rossi, di vernice staccata. A fianco ce ne sta un'altra, ma quella non c'ha niente di speciale.

C'è una cantina che non c'è più.
Sta al numero sette di una via piccola. Il portone ha il batacchio, come le case antiche. Se lo batti giù dalla strada, da dentro rimbomba fino al piano di sopra. Una mano s'allunga dalla finestra e butta la chiave.
In questa casa, dove le scale ci stanno, ma le sali e non le scendi perchè quando le scendi prendi la bici vecchia sgangherata, fai le scale, e poi esci e vai al mare, in questa casa ci battono cuori.
Quello del signore col rullo, alto alto e magro magro, un giorno è volato via, poesia al vento.
Quello della donna grassa grassa che sorride con fare furbetto, a un certo punto ha cominciato a non ricordarsi di chi era la casa, di chi era il cuore, ma ha battuto forte e pure tanto.
Ora ci stanno due cuori che sono uno e che canticchiano e sonnecchiano insieme a un'altro piccolo piccolo, che del mondo non ne sa niente.
Ma comunque tanti c'hanno battuto, e tutti, poi alla fine, so entrati in quella cantina coi bordi rossi e la vernice staccata.
C'è la finestra della cucina, che dà sulla porta della cantina.
Profumi escono da dentro, pasta fatta in casa, mattarello, farina e sudore, e d'inverno il fumo del camino.
C'è una scala che porta sù. Dalla terrazzina si vede la porta, sì, quella della cantina. Ma si vede pure il tetto. E' fatto strano, non me lo ricordo quasi più.

C'è una cantina che non c'è più.
Apri la porta e manda un'odore strano.
Quasi hai paura tra ragnatele, arnesi che non sai, e gabbie per conigli.
Ma la bici sta là, e la pompa per gonfiarla anche, e allora entri.
Sudi.
E' estate, è vero, ma tu sudi perchè hai paura.
La conosci a memoria ormai, ma c'è sempre un angolo a cui non t'avvicini perchè una volta, di notte, hai visto brillarci strani occhi.
Il gatto della vicina.

C'è una cantina che non c'è più.
E' un caos, delirio di rottami e polvere antica, un macello, un vero mistero.
Forse, il più bello.

4 commenti:

Ele ha detto...

come direbbe spiridion un intermezzo...

bho, ho aperto la porta.

Hasta Luego!

:)

Irene ha detto...

Beh...non ho parole!

c'ho messo ben otto righe a capire di che stavi parlando...beh, dai, non sono poi tanto male...
ma era davvero rossa la vernice?

bellissima!

complimenti sorè!

IL GABBRIO ha detto...

poetco e onirico...ad un certo punto mi ha fatto pensare allo speciale di Dylan Dog "sette anime dannate"... ; )

Ele ha detto...

sorè... benvenuta nel mio blog!

Si la vernice era rossa!

@Gabbrio: grassie! Ma non esageriamo con DYD!